In una spiaggia italiana è vietato l’ombrellone tra i 10 e i 65 anni

Tra le acque cristalline di uno dei lembi di terra più suggestivi e fragili della Sardegna è entrata in vigore una regola che ha scosso l'opinione pubblica
11 Giugno 2026
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Punta Molentis, Sardegna (Canva)
Punta Molentis, Sardegna (Canva)

A Punta Molentis, uno dei lembi di terra più suggestivi e fragili della Sardegna sud-orientale, l’estate 2026 non si misura solo in gradi centigradi, ma in nuove, drastiche unità di misura della sostenibilità. Qui, tra le acque cristalline di Villasimius, è entrata in vigore una regola che ha scosso l’opinione pubblica: il divieto di piantare ombrelloni per chiunque abbia un’età compresa tra i 10 e i 65 anni. Non si tratta di una provocazione estiva, ma del culmine di una crisi ambientale che costringe a ripensare radicale il nostro rapporto con il litorale.

Le ferite di un paradiso

Per comprendere il senso di questa decisione, bisogna guardare indietro al luglio 2025. Quella che doveva essere una tranquilla giornata di mare si trasformò in un incubo quando un incendio doloso devastò oltre cento ettari di macchia mediterranea circostante, distruggendo decine di auto e costringendo a evacuazioni d’emergenza via mare.

A questa ferita inferta dall’uomo si è aggiunta quella della natura: le mareggiate invernali hanno eroso sensibilmente l’arenile, riducendo fisicamente lo spazio vitale della spiaggia. Un sopralluogo tecnico tra autorità marittime e locali ha confermato la fragilità geomorfologica del sito, portando l’amministrazione comunale a una conclusione inevitabile: la spiaggia non può più sostenere il peso del turismo di massa indisciplinato.

La nuova grammatica dell’accesso

Il regolamento approvato per la stagione 2026 trasforma Punta Molentis in un’area a “protezione speciale”. L’accesso è ora un privilegio limitato e a pagamento: un ticket da 10 euro permette l’ingresso a soli 150 visitatori via terra e 100 via mare, con turni rigorosi gestiti dagli operatori dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara.

Ma è il divieto dell’ombra artificiale a far discutere. Fino al 31 ottobre, solo le famiglie con bambini piccoli (sotto i 10 anni) o i “senior” (sopra i 65 anni) possono posizionare un unico ombrellone per gruppo. Per tutti gli altri, la tintarella è obbligatoria senza ripari: vietati non solo gli ombrelloni, ma anche tende, gazebo e borse termiche ingombranti.

Tra ironia e preoccupazione: il dibattito sociale

La reazione della rete non si è fatta attendere, oscillando tra il sarcasmo e la protesta. “Devo affittare un nonno per avere un po’ d’ombra?” o “Devo fare un figlio entro domani per poter andare in spiaggia?” sono solo alcuni dei commenti che hanno inondato i canali social del Comune.

Oltre l’ironia, emergono preoccupazioni concrete per la salute, legate ai rischi di colpi di calore e danni cutanei per chi è costretto a ore di esposizione solare senza protezione artificiale. Alcuni visitatori hanno già annunciato il boicottaggio della località, preferendo spiagge con regolamentazioni meno severe.

Il costo del libero accesso

Mentre altrove, come a Jesolo, si cerca di aumentare lo spazio tra i bagnanti riducendo il numero di postazioni, la scelta di Villasimius è più radicale: meno presenze e meno infrastrutture. In un contesto nazionale dove il costo medio per due lettini e un ombrellone nei lidi privati è aumentato del 24% negli ultimi cinque anni, la gestione delle spiagge pubbliche sta diventando un campo di battaglia politico e sociale. Il caso di Punta Molentis solleva una questione fondamentale per il futuro della sostenibilità turistica in Italia: siamo disposti a rinunciare alle nostre comodità individuali per garantire la sopravvivenza di un ecosistema? L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione è proteggere questo patrimonio per le generazioni future, riducendo l’impatto umano al minimo necessario.

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