La Grande Barriera Corallina è a rischio di ‘collasso’

Sei sbiancamenti di massa dal 2016 e perdite oltre il 70% in alcuni reef. Il nuovo El Niño può aggravare una crisi già in corso
22 Luglio 2026
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Grande barriera corallina australia
Grande Barriera Corallina australiana (Canva)

La Grande Barriera Corallina australiana si prepara ad affrontare una nuova stagione ad alto rischio. Gli scienziati riuniti ad Auckland per l’International Coral Reef Symposium hanno avvertito che il rafforzamento di El Niño potrebbe provocare un nuovo sbiancamento esteso durante la prossima estate australe.

L’allarme arriva da Morgan Pratchett, ecologo marino della James Cook University. Un’ondata di calore particolarmente intensa potrebbe causare estinzioni locali e alterazioni profonde nelle aree già colpite negli ultimi anni. Non si tratta della previsione di una scomparsa improvvisa dell’intera barriera, ma del segnale di quanto si sia ridotta la sua capacità di assorbire crisi sempre più frequenti.

Un nuovo El Niño su una barriera già indebolita

La Grande Barriera si estende per circa 2.300 chilometri lungo la costa del Queensland ed è composta da oltre tremila reef. Le condizioni possono cambiare molto da un’area all’altra: alcune zone mantengono una copertura corallina elevata, mentre altre subiscono perdite severe.

Il monitoraggio dell’Australian Institute of Marine Science mostra però una crescente instabilità. Tra il 2024 e il 2025 la copertura media di corallo duro è diminuita di quasi il 25% nella regione settentrionale, del 14% in quella centrale e di oltre il 30% nel settore meridionale. Su alcuni singoli reef le perdite hanno superato il 70%. Nel 2025 si è verificato il sesto sbiancamento di massa dal 2016 e il secondo consecutivo dopo quello del 2024. Anche l’estate australe 2025-2026 ha prodotto nuovi danni, soprattutto nel Nord, aggravati dal passaggio dei cicloni e dalle acque di piena che hanno trasportato sedimenti verso il mare.

La capacità di recupero non basta più

Lo sbiancamento avviene quando il corallo, sottoposto a temperature anomale, espelle le microalghe dalle quali riceve gran parte dell’energia. Perde colore e nutrimento, ma non muore necessariamente. Se l’acqua si raffredda rapidamente può recuperare; se lo stress continua, aumentano malattie e mortalità.

Negli ultimi anni una parte importante della ricrescita è stata sostenuta dai coralli del genere Acropora. Sono specie ramificate che crescono velocemente e riconquistano in poco tempo gli spazi lasciati vuoti. La loro abbondanza ha contribuito ai livelli record di copertura registrati in alcune aree prima degli ultimi sbiancamenti.

Gli stessi coralli sono però particolarmente vulnerabili al calore, alle onde dei cicloni e alla corona di spine. Possono quindi far aumentare rapidamente la superficie ricoperta senza restituire alla barriera la precedente diversità e stabilità.

La quantità di corallo, in altre parole, non racconta tutto. Due reef con la stessa copertura possono avere caratteristiche molto diverse: uno può ospitare numerose specie e strutture complesse, l’altro essere dominato da pochi coralli a crescita rapida.

È questa volatilità a preoccupare gli scienziati. Un ecosistema può apparire in ripresa e perdere in una sola estate una parte consistente dei progressi accumulati. Quando gli eventi estremi tornano prima che le colonie abbiano raggiunto la maturità, la rigenerazione rischia di fermarsi a uno stadio iniziale.

Restaurare i coralli mentre il mare continua a scaldarsi

L’Australia sta investendo nella riproduzione assistita, nei vivai, nella dispersione di larve e nella selezione di coralli più tolleranti al calore. Durante gli eventi riproduttivi, i ricercatori raccolgono uova e spermatozoi, allevano le larve e le trasferiscono verso i reef più danneggiati.

Questi interventi possono proteggere aree selezionate, conservare diversità genetica e accelerare la ripresa locale. Il limite è la scala: nessun programma può restaurare contemporaneamente migliaia di reef distribuiti lungo oltre duemila chilometri.

Ridurre le pressioni locali resta fondamentale. Acque più pulite, meno sedimenti e fertilizzanti, tutela della fauna e controllo della corona di spine possono aumentare la probabilità che i coralli superino una stagione difficile. Ma non possono neutralizzare l’aumento della temperatura oceanica.

La restaurazione può quindi guadagnare tempo, non sostituire la riduzione delle emissioni. Continuare a ricostruire i reef mentre il mare diventa più caldo significa intervenire su un ecosistema che, stagione dopo stagione, trova condizioni sempre meno favorevoli.

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