Intelligenza artificiale, l’allarme dell’Onu: rischi per l’umanità

Per l'Alto Commissario per i diritti umani è una potenziale minaccia esistenziale
9 Settembre 2026
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Artificial intelligence artificial storyblocks
(Storyblocks)

L’intelligenza artificiale viaggia ad una velocità largamente superiore alle regole che dovrebbero governarla: è questo, in estrema sintesi, il senso del messaggio lanciato da Volker Türk, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che ha chiesto un’azione globale per mettere sotto controllo i rischi legati allo sviluppo dei sistemi di IA più avanzati.  “Condivido le preoccupazioni degli esperti secondo cui l’intelligenza artificiale avanzata potrebbe rappresentare un rischio esistenziale per l’umanità”, ha dichiarato l’Alto Commissario di fronte al Consiglio per i diritti umani dell’ONU. Un’affermazione che sposta il dibattito dall’IA come opportunità di innovazione, crescita economica e di produttività a temi quali sicurezza, rispetto dei diritti fondamentali e capacità umana di mantenere il controllo sulle tecnologie in via di sviluppo.

La corsa dell’IA e il tema del controllo

L’allarme lanciato dall’Alto Commissario riguarda la rapidità con cui i sistemi stanno acquisendo capacità sempre più sofisticate. In particolare, Volker Türk si riferisce alla possibilità non così remota in cui un sistema possa sfuggire dall’ambiente di test, aggirare i meccanismi di sicurezza fino ad arrivare ad ostacolare il proprio blocco: situazioni che, in presenza di tecnologie particolarmente avanzate e potenti, potrebbero rendere difficile l’intervento umano. Il riferimento, seppur indiretto, è a ciò che è accaduto nel mese di luglio quando alcuni agenti di Open AI sarebbero usciti dagli ambienti controllati nei quali solitamente agiscono per accedere al server Hugging Face, la più grande piattaforma utilizzata dagli sviluppatori di IA per condividere dati e modelli intelligenti. Un altro aspetto riguarda la concentrazione del potere tecnologico, infatti, la capacità di sviluppo dell’IA è sempre più nelle mani di un ristretto numero di aziende. In definitiva, si tratta di un ecosistema che coinvolge data center, semiconduttori, servizi cloud ed energia in una filiera globale difficile da controllare senza un adeguato impianto legislativo. Anche per questo, l’Alto Commissario ha espresso l’intenzione di rivolgere un appello diretto e mirato alle principali realtà del settore, chiedendo ufficialmente di adottare tutte le misure disponibili per ridurre i rischi. Tuttavia, la responsabilità non può ricadere soltanto sulle aziende del settore.

Servono regole globali e “linee rosse”

La richiesta è quella di uno sforzo internazionale in grado di stabilire garanzie solide, verifiche indipendenti e limiti condivisi. Secondo Türk i Paesi che ospitano le principali aziende di IA e quelli che partecipano alle catene di approvvigionamento del sistema dovrebbero concordare vere e proprie “linee rosse” ovvero soglie critiche oltre le quali lo sviluppo tecnologico non debba procedere senza adeguate garanzie. È una strategia particolarmente complessa dato che la tecnologia si evolve su scala globale, mentre norme e regole restano per la maggior parte a carattere nazionale. Non per nulla il ritardo della governance dell’universo IA rischia di diventare un fattore di vulnerabilità. Non si tratta di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, né di scegliere tra progresso e prudenza, quanto piuttosto stabilire chi debba decidere i limiti, come verificarli e chi debba rispondere quando qualcosa va storto.

Tra tecnologia e diritti: quale futuro ci attende?

L’appello dell’ONU, di fatto, allarga la prospettiva su una tecnologia che ha effetti in ambiti particolarmente delicati, quali democrazia, informazione, privacy, lavoro. Senza dimenticare l’impatto sull’ambiente. Le infrastrutture che alimentano i modelli più avanzati, infatti, richiedono enormi quantità di energia e risorse. Il messaggio di fondo non è temere l’intelligenza artificiale, ma governarla. La tecnologia può avere un ruolo cruciale nella ricerca, nell’efficienza energetica, nella gestione delle risorse, nella transizione ecologica e, proprio per questo, deve rimanere uno strumento al servizio della società e dei diritti umani, non diventare un potere sottratto al controllo pubblico. La vera sfida si gioca sul tempo: società e governi saranno capaci di costruire le regole prima che la tecnologia sfugga alla nostra capacità di comprenderla e controllarla?

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