Riapre la Tour Eiffel dopo lo sciopero che ha coinvolto i dipendenti. Al centro della polemica, la richiesta di rendere invisibili le donne ad una delegazione induista che ha visitato il monumento lo scorso sabato. La vicenda riapre con forza il dibattito sui confini della responsabilità sociale delle imprese e sulla tutela dell’equità di genere nei contesti lavorativi pubblici, dimostrando come le decisioni operative quotidiane possano impattare profondamente sulla dignità professionale del personale.
Cos’è successo e come si è arrivati allo sciopero della Tour Eiffel
La vicenda si è consumata sabato scorso, quando una delegazione di circa 100 persone collegate al movimento spirituale indù Bochasanwasi Akshar Purushottam Swaminarayan Sanstha (Baps) ha effettuato una visita alla celebre torre parigina. La delegazione si trovava in Francia in concomitanza con la consacrazione del primo grande tempio tradizionale (“mandir”) del movimento a Bussy-Saint-Georges, situato a circa 30 chilometri da Parigi.
Come riportato in un comunicato diffuso dal sindacato CGT dei lavoratori del monumento e rilanciato dalle agenzie di stampa francesi, la direzione della struttura ha impartito disposizioni operative discriminatorie. Le istruzioni ricevute dalle lavoratrici dipendenti e da quelle delle ditte appaltatrici prevedevano l’obbligo di “rendersi invisibili” durante il passaggio della delegazione. Secondo la denuncia del sindacato, le lavoratrici sono state allontanate dalle proprie postazioni lavorative, sostituite da colleghi di sesso maschile e relegate in altri locali di servizio. Inoltre, è stato loro ordinato di evitare il transito o l’accesso a determinate aree del monumento per l’intera durata della visita del gruppo religioso.
Diane Davoine, rappresentante sindacale del personale, ha spiegato alla Bbc che le dipendenti si sono sentite profondamente “umiliate”. La sindacalista ha riferito che, a seguito delle crescenti tensioni registrate durante il fine settimana, il personale si ha deciso di riunirsi lunedì mattina per avviare un dialogo con i vertici della società e ottenere garanzie affinché “le donne non vengano mai più trattate in questo modo in azienda”. Per manifestare il proprio dissenso, i lavoratori si sono messi in sciopero, costringendo la Tour Eiffel alla chiusura totale per l’intera giornata di lunedì.
Dopo l’incontro e le rassicurazioni fornite dalla dirigenza, il celebre monumento (che nel 2025 ha registrato 6,75 milioni di visitatori) ha infine riaperto i cancelli la mattina successiva (oggi martedì 8 settembre) alle 9:30.
Le reazioni politiche e istituzionali in Francia
Il caso ha sollevato un coro unanime di sdegno tra i rappresentanti politici francesi di diverse coalizioni, i quali hanno richiamato la centralità dell’uguaglianza di genere e dei principi repubblicani dello Stato.
Aurore Bergé, ministra francese per le Pari Opportunità, ha dichiarato sul social network X che “in Francia non si chiede alle donne di farsi da parte”, ribadendo che “nessun dogma, nessuna religione è superiore alle leggi della Repubblica” e definendo i fatti “inaccettabili” se confermati. La ministra ha concluso sottolineando che “in Francia l’uguaglianza tra le donne e gli uomini non è né negoziabile, né a geometria variabile”.
Anche Yaël Braun-Pivet, presidente dell’Assemblea Nazionale francese (il nostro Parlamento), ha espresso forte sdegno dichiarando: “Mi rifiuto di permettere che le donne siano costrette a farsi da parte per soddisfare le richieste di visitatori stranieri”. Gabriel Attal, ex primo ministro, ha richiamato il valore universale delle leggi civili aggiungendo che “in Francia nessuna cultura, nessuna credenza, nessun culto, niente e nessuno può venire a dettare alle donne il loro posto”. Sulla stessa linea, la leader della destra Marine Le Pen ha ribadito alla stampa che “in Francia non accetteremo mai che la presenza delle donne sia ‘limitata'”.
Je refuse que des femmes soient sommées de s’effacer pour satisfaire les exigences de visiteurs étrangers.
Accueillir ne signifie jamais renoncer à nos valeurs. En France, les femmes occupent pleinement l’espace public. Personne ne leur dicte d’y devenir invisibles. https://t.co/GrS5qAErgP
— Yaël Braun-Pivet (@YaelBRAUNPIVET) September 7, 2026
L’ammissione della direzione aziendale e l’inchiesta interna
Di fronte alle proteste sindacali e istituzionali, la Société d’exploitation de la tour Eiffel (Sete), l’azienda che gestisce la struttura, ha ammesso l’errore commesso. In una nota ufficiale diffusa dai media internazionali, la società ha riconosciuto che la delegazione induista aveva effettivamente richiesto che la visita fosse organizzata limitando il più possibile le “interazioni con le donne” e ha ammesso apertamente che “queste condizioni non avrebbero dovuto essere accettate” poiché palesemente incompatibili con i valori aziendali e con i principi di equità di genere.
Ariel Weil, presidente della Sete e sindaco socialista di Paris Centre, ha commentato l’accaduto ai microfoni dell’emittente radiofonica Franceinfo, definendo la vicenda “totalmente scioccante e inaccettabile”. Weil ha attribuito la responsabilità ai manager della sicurezza e del monumento, accusati di essere stati “un po’ troppo zelanti” nel voler soddisfare le esigenze dei visitatori senza valutarne l’inopportunità. Intervistato dall’agenzia Afp, Weil ha annunciato l’apertura immediata di un’indagine interna: “Faremo piena luce su quanto accaduto e ne trarremo le conseguenze” al fine di garantire che simili discriminazioni “non si ripetano mai più”.
Anche Emmanuel Grégoire, vicesindaco socialista di Parigi, ha condannato duramente i fatti su X, dichiarando che “non è accettabile che le condizioni” imposte dalla delegazione “possano essere tollerate”, e confermando che un’inchiesta amministrativa sarà “avviata nel più breve tempo possibile”.
Nous comprenons les préoccupations exprimées et les prenons très au sérieux.
Compte tenu de la taille de notre délégation, la visite a été organisée en coordination avec les équipes de la tour Eiffel, au début des horaires habituels d’ouverture, afin de limiter autant que… pic.twitter.com/gyiwzmh6Jv
— BAPS Mandir Swaminarayan Hindou de Paris (@BAPSParis) September 7, 2026
Le ragioni del gruppo Baps e le scuse ufficiali
La Bochasanwasi Akshar Purushottam Swaminarayan Sanstha (Baps) è un’organizzazione induista globale nata nello stato indiano del Gujarat. Una delle sue caratteristiche distintive, in particolare per quanto riguarda i monaci ordinati (swami), consiste in una disciplina monastica rigida che prescrive una netta separazione fisica dai membri del sesso opposto, intesa come pratica di autocontrollo e celibato. Tuttavia, studiosi e analisti sottolineano come tale condotta appartenga esclusivamente al percorso monastico personale e non debba essere imposta ai contesti civili e pubblici, dove i membri laici della comunità cooperano ordinariamente senza operare discriminazioni di genere.
Nel comunicato diffuso su X, il ramo parigino della Baps ha formulato le scuse formali pur cercando di ridimensionare la portata dei fatti: “A nostra conoscenza, in nessun momento l’accesso alla Tour Eiffel è stato negato a nessuno”, ha spiegato l’organizzazione, precisando di aver coordinato il tour con il personale della torre proprio nelle prime ore del mattino per evitare di recare intralcio ai flussi turistici standard. Baps ha comunque concluso porgendo “sincere scuse a chiunque possa essere stato ferito o infastidito da questa situazione”, richiamando l’adesione a valori universali di rispetto e servizio sociale.
Il danno d’immagine, però, c’è stato. E l’eco risuona in tutta Europa, perché sotto il profilo della tutela dell’equità, dell’inclusione e della dignità delle persone all’interno di un’organizzazione, il caso della Tour Eiffel rappresenta un fallimento metodologico ed etico. Accettare richieste escludenti da parte di attori esterni per motivi commerciali, religiosi o culturali sacrifica la dignità dei lavoratori e mina alla base la fiducia reciproca nell’ambiente di lavoro, oltre a generare pesanti ripercussioni d’immagine e perdite operative concrete dovute ai legittimi scioperi del personale.
