Il colosso della mobilità Uber Technologies Inc. si prepara a tagliare circa 3.300 posti di lavoro, equivalenti al 10% della sua forza lavoro globale. La notizia, rivelata in esclusiva da Bloomberg, segna una svolta storica per la compagnia di San Francisco, che finora era riuscita a evitare i licenziamenti di massa post-pandemici che hanno colpito l’intero settore del Big Tech.
Con questa mossa, l’organico di Uber scenderà a poco meno di 30.000 persone, riportando l’azienda alle dimensioni occupazionali del 2021. Ma non si tratta solo di tagliare i costi: dietro questa decisione c’è una precisa visione strategica riguardante i robotaxi e una stretta senza precedenti sul lavoro a distanza.
“Troppa burocrazia rallenta l’innovazione”
La notizia è emersa a seguito di un’e-mail aziendale inviata dall’amministratore delegato di Uber, Dara Khosrowshahi, ottenuta e pubblicata da Bloomberg News. Nel messaggio indirizzato a tutto il personale, Khosrowshahi spiega a cuore aperto i motivi di una scelta così dolorosa, proprio in un momento in cui l’azienda sta registrando ottime performance finanziarie: “Negli ultimi 5 anni, Uber è cresciuta di ordini di grandezza, quasi triplicando il proprio fatturato – spiega il Ceo -. Ma questa crescita ha portato con sé anche complessità: più livelli organizzativi, più coordinamento, proprietà frammentate e, in alcuni casi, strutture che avevano senso quando i business erano più piccoli, ma che oggi non servono più bene alla nostra attuale scala”.
In parole semplici: Uber è diventata troppo pesante. Khosrowshahi ha ammesso che i sondaggi interni della compagnia e i colloqui con i dipendenti hanno evidenziato un problema comune: si passa troppo tempo a “coordinarsi” e “allinearsi” invece di costruire, lanciare prodotti o servire i clienti. I dibattiti interni duravano troppo a lungo e i confini delle responsabilità decisionali erano sfocati.
Il taglio dei “micro-team”
Per rendere Uber “più semplice e veloce” e liberare capacità di investimento, la ristrutturazione andrà a colpire i rami secchi e le sovrapposizioni burocratiche. Le linee guida del piano di riduzione dei livelli manageriali sono estremamente precise:
- Uber dimezzerà (riduzione del 50%) il numero di team composti da una o due sole persone, i cosiddetti “micro-team”.
- Verrà ridotto del 20% il numero di dipendenti che si trovano a 7 o più livelli gerarchici di distanza dal Ceo.
- I tre team operativi dedicati alla ristorazione, al retail e al servizio di consegna verranno fusi in squadre unificate sotto un’unica gestione globale, regionale e nazionale per eliminare le duplicazioni. Nel comparto tecnologico, si registrerà una fusione analoga tra i team di Core Services Engineering e quelli di Science.
I tagli toccheranno anche i dipartimenti delle risorse umane e del servizio clienti, oltre ai dipendenti non manageriali.
Smart Working solo per l’1%
Accanto ai licenziamenti, Uber ha annunciato una svolta drastica sullo smart working. Il lavoro agile, per come lo abbiamo conosciuto durante la pandemia, viene quasi del tutto smantellato. In futuro, solo l’1% dei dipendenti Uber potrà lavorare interamente da remoto. La stragrande maggioranza del personale dovrà rientrare in ufficio, concentrandosi in un numero limitato di hub chiave. I team globali faranno capo alle sedi principali di San Francisco e New York, mentre i team regionali e tecnologici saranno raggruppati in hub dedicati, con l’obiettivo di far sedere manager e collaboratori l’uno accanto all’altro. L’azienda ha confermato che applicherà con rigore la politica di lavoro ibrido che prevede almeno tre giorni alla settimana in ufficio.
Il tesoretto da 10 miliardi per i Robotaxi
Ma dove andranno i risparmi generati da questa massiccia riorganizzazione? La risposta di Khosrowshahi è chiara: verranno interamente reinvestiti nella crescita e nell’innovazione tecnologica. L’obiettivo principale è finanziare la transizione verso la mobilità del futuro.
Uber ha infatti promesso di impegnare oltre 10 miliardi di dollari in partnership nel settore dei robotaxi nei prossimi anni. La compagnia punta a trasformarsi nella piattaforma leader globale per la prenotazione di veicoli a guida autonoma. Il Ceo non ha menzionato direttamente l’intelligenza artificiale come causa dei licenziamenti – a differenza di altre Big Tech -, ma Bloomberg fa notare come le modifiche siano comunque guidate dal desiderio di implementare maggiormente l’Ai per ottimizzare le operazioni quotidiane.
Dara Khosrowshahi ha concluso il suo messaggio con una nota di pragmatismo: “Realizzo che si tratta di un grande cambiamento, ma abbiamo deciso che fosse meglio fare un’unica grande transizione piuttosto che tante piccole riforme. Con queste decisioni ormai prese, il nostro focus è rivolto interamente al futuro”. Una scommessa ad altissimo rischio, che punta a ridisegnare non solo l’organigramma di Uber, ma le strade delle nostre città.
