Le barriere coralline stanno perdendo la corsa contro il caldo: in un anno -10%

Il rapporto Gcrmn fotografa il declino globale dei reef: ondate di calore e sbiancamento sempre più frequenti lasciano meno tempo ai coralli per recuperare. Ma non tutto è perduto, purché si agisca su emissioni e pressioni locali
2 Settembre 2026
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Coralli bianchi
Corallo bianco (Canva)

Quasi il 10% della copertura di corallo duro nel mondo (9,5%) è andato perso. La copertura media globale è passata dal 30,2% del periodo 1980-2009 al 27,3% del periodo 2020-2024. In particolare, tra il 2023-2024 la copertura di corallo duro è diminuita dell’8,9% in termini relativi, il peggior declino in un singolo anno nella serie analizzata. Nel solo 2024 la copertura globale stimata è scesa al 25,8%. Lo rivela il rapporto ‘Status of Coral Reefs of the World: 2025‘ del Global Coral Reef Monitoring Network (Gcrmn), presentato nella nazione insulare del Pacifico di Palau.

Ondate di calore marine e sbiancamento dei coralli

Il report identifica lo stress termico indotto dai cambiamenti climatici come principale causa di questo declino. Le barriere coralline di tutto il mondo sono infatti sottoposte a ondate di calore marine con conseguenti episodi di sbiancamento di massa. Il problema non è soltanto l’intensità degli eventi, ma la loro frequenza. Gli eventi globali di sbiancamento si verificano ormai mediamente ogni 5-6 anni. Secondo il Gcrmn, gli intervalli stanno diventando troppo brevi perché molti reef possano recuperare completamente prima della perturbazione successiva.

Si sta perciò verificando una sorta di declino “a gradini”: recuperi parziali vengono interrotti da nuove ondate di calore prima che i coralli possano ristabilire completamente struttura, dimensioni delle colonie e capacità riproduttiva. Di conseguenza, ogni nuovo evento può partire da una situazione già deteriorata.

Gli eventi di sbiancamento dal 1998

La valutazione ha analizzato oltre 21 milioni di osservazioni provenienti da 36.886 siti di barriera in 124 Paesi, territori e aree. Ciascuno dei quattro principali eventi di sbiancamento dei coralli a livello globale dal 1998, causati da ondate di calore marine, è stato seguito da un calo significativo della copertura di coralli duri.

Lo sbiancamento dei coralli si verifica quando questi perdono le alghe che vivono nei loro tessuti, indebolendosi e decolorandosi. L’ultimo evento, verificatosi nel 2023-2024, ha causato un calo dell’8,9%, rispetto al 6,5% del periodo 1998-1999, al 9,9% del 2010-2011 e al 6,6% del 2016-2017.

Le barriere coralline possono ancora riprendersi

I coralli mostrano però una capacità significativa di recupero. Dopo il terzo evento globale di bleaching, la copertura mondiale di corallo duro ha registrato un aumento relativo di circa il 6% tra il 2017 e il 2019. Per il Gcrmn è una prova importante: i reef non hanno perso intrinsecamente la capacità di riprendersi, purché dispongano di abbastanza tempo e le pressioni diminuiscano.

“Un tempo le barriere coralline avevano decenni per riprendersi dopo i principali eventi di sbiancamento. Oggi, sono fortunate se hanno a disposizione cinque o sei anni”, ha dichiarato l’autore principale Manuel González Rivero dell’Australian Institute of Marine Science. Secondo l’esperto, dobbiamo “ridurre le emissioni a livello globale e attuare misure di conservazione basate su evidenze scientifiche a livello locale“.

Il riferimento alla dimensione locale, ovviamente, non è casuale: la situazione è molto diversa da regione a regione. Delle 10 regioni Gcrmn, quattro presentano un declino di lungo periodo, quattro non mostrano una variazione netta significativa e due mostrano un aumento rispetto al periodo di riferimento.

Questo significa che il declino globale non è uniforme e che condizioni ambientali e gestione locale continuano ad avere un peso importante, soprattutto per quanto riguarda sovrapesca, inquinamento, sviluppo costiero e degrado della qualità dell’acqua. Tutti fattori che insieme allo stress termico possono ridurre la resilienza dei reef.

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