“Anche gli italiani si sono arresi al condizionatore”, il reportage del New York Times

L'Italia sta vivendo una transizione rapida e senza precedenti verso il raffrescamento artificiale
7 Settembre 2026
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Motori condizionatori palazzo canva
(Canva)

Per generazioni, gli italiani hanno resistito all’uso dell’aria condizionata. Nelle case e nelle attività commerciali si preferiva combattere l’afa estiva tenendo le finestre spalancate, affidandosi al flusso naturale dell’aria o al massimo si usava un ventilatore. Dietro questa diffidenza non c’era solo un’abitudine radicata, ma una vera e propria preoccupazione per la salute: il timore del famigerato “colpo d’aria”, ritenuto responsabile di torcicollo, tonsilliti, emicranie e dolori muscolari, ha tenuto spenti i condizionatori della penisola molto più a lungo rispetto ad altri Paesi occidentali.

Oggi, però, questa barriera culturale sta crollando sotto il peso di estati sempre più torride ed eccezionali. A accendere i riflettori sugli usi e consumi degli italiani è un recente reportage del New York Times, secondo il quale l’Italia sta vivendo una transizione rapida e senza precedenti verso il raffrescamento artificiale.

I numeri della svolta: dal 30% al 56% in poco più di dieci anni

I dati Istat parlano chiaro: la percentuale di famiglie italiane che ha installato un impianto di condizionamento è balzata dal 30% del 2013 a ben il 56% nel 2024 (l’ultimo anno per cui sono disponibili i dati). In alcune aree del Paese, in particolare nel Mezzogiorno, la crescita è ancora più vertiginosa. In Sicilia, ad esempio, si è passati da un’adozione di circa una casa su tre nel 2013 a ben tre famiglie su quattro oggi (circa il 75%).

A guidare questa trasformazione sono due fattori principali:

  1. L’aumento delle temperature. Ad agosto si è registrato un aumento delle temperature di oltre il 10%, e l’energia consumata dalle famiglie per il raffrescamento domestico è cresciuta a ritmi più veloci rispetto a quasi tutti gli altri Paesi europei.
  2. Il crollo dei prezzi delle unità: se vent’anni fa un condizionatore efficiente poteva costare l’equivalente di 1.800 euro, l’arrivo sul mercato di modelli più accessibili (spesso di produzione cinese) ha abbassato il costo medio a meno di 400 euro, rendendo questi dispositivi un bene di largo consumo acquistabile persino nei supermercati.

Il paradosso ambientale: un classico caso di “maladattamento”

Come evidenziato dagli esperti di energia e clima interpellati dal quotidiano americano, ci troviamo di fronte a un perfetto esempio di “maladattamento”. Con questo termine, Steven Bland, esperto urbano del World Resources Institute di Londra, ha descritto la tendenza ad adattarsi ai cambiamenti climatici adottando soluzioni che, di fatto, aggravano il problema originale. I condizionatori d’aria richiedono enormi quantità di energia elettrica, sovraccaricando le reti di distribuzione e, soprattutto, generando massicce emissioni di carbonio. Queste emissioni alimentano ulteriormente il riscaldamento globale, portando a ondate di calore ancora più estreme e, di conseguenza, a una richiesta ancora maggiore di aria condizionata. Un vero e proprio circolo vizioso.

Oltre al danno globale, c’è anche un impatto economico immediato sulle famiglie: la spesa energetica media delle famiglie italiane tra la tarda primavera e la fine di agosto ha superato i 500 euro, segnando un aumento del 25% rispetto al 2021. Una parte di questo rincaro è legata alle tensioni geopolitiche internazionali, ma la quota maggiore è indubbiamente legata ai consumi record per contrastare il caldo opprimente.

Le alternative sostenibili: isolamento termico e riforestazione urbana

Come possiamo uscire da questo paradosso senza condannare le persone a soffrire il caldo estremo? Gli esperti al Nyt suggeriscono che la soluzione non può essere solo tecnologica o individuale, ma deve essere strutturale e urbanistica.

Stéphane Quefelec, esperto di energia dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (Eea), ha spiegato che migliorare l’isolamento termico degli edifici riduce drasticamente il bisogno di raffrescamento interno. Ma anche piantare alberi nelle strade cittadine e creare aree verdi aiuta a raffreddare l’ambiente circostante. “Più si rinfresca l’ambiente intorno agli edifici, minore sarà l’energia necessaria per raffrescarne l’interno”, ha sottolineato Quefelec.

Alcune amministrazioni locali stanno già provando a muoversi in questa direzione. Il quotidiano americano si è recato ad Agrigento, dove il sindaco ha annunciato un piano per piantare 10.000 alberi e installare pannelli solari sui tetti degli edifici pubblici, a partire dalle scuole, nel tentativo di mitigare l’effetto “isola di calore” e fornire energia pulita.

Una convivenza necessaria e moderata

Anche i medici, pur riconoscendo i potenziali disturbi legati a un uso scorretto dell’aria condizionata (come secchezza delle vie respiratorie, mal di gola e crampi muscolari dovuti agli sbalzi termici improvvisi), concordano sul fatto che di fronte a ondate di calore estreme la climatizzazione sia ormai diventata un presidio salvavita essenziale.

La parola d’ordine per il futuro, dunque, deve essere moderazione e sostenibilità: regolare i termostati intorno ai 25-26 gradi, evitare getti diretti e soprattutto affiancare all’uso del condizionatore politiche pubbliche di efficientamento energetico e riforestazione urbana.

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