El Niño sta guadagnando forza nel Pacifico e dovrebbe raggiungere un’intensità “molto intensa” entro la fine del 2026. L’Organizzazione meteorologica mondiale, agenzia delle Nazioni Unite, stima ormai vicina al 100% la probabilità che il fenomeno resti attivo almeno fino a febbraio 2027.
“El Niño è ormai saldamente consolidato e si intensificherà nei prossimi mesi, diventando un fenomeno di grande portata, con notevoli ripercussioni sulle precipitazioni e sulle temperature, nonché sui rischi associati di inondazioni, siccità e caldo estremo”, avverte la WMO nel suo ultimo aggiornamento.
La previsione è molto più precisa rispetto a quella formulata in primavera, quando i modelli indicavano con crescente convinzione la formazione di El Niño ma lasciavano ancora aperta la partita sulla sua intensità. L’estate ha ristretto il margine di dubbio: il Pacifico equatoriale si è scaldato rapidamente e i principali centri climatici internazionali ora convergono su uno scenario di forte rafforzamento.
El Niño nasce dall’interazione tra oceano e atmosfera nel Pacifico tropicale. Quando una vasta area del mare si scalda oltre la media, cambiano venti, piogge e circolazione atmosferica. Gli effetti possono propagarsi molto lontano dall’oceano in cui il fenomeno prende forma e alterare il clima di intere regioni per mesi.
Piogge, siccità e caldo
La potenza di El Niño, però, non consegna una mappa pronta dei suoi impatti. Un episodio molto intenso può favorire siccità in alcune aree e piogge eccezionali in altre, mentre altrove il segnale può risultare più debole o essere modificato da altri fattori climatici.
Quest’anno, inoltre, El Niño non agirà da solo. La WMO segnala la possibile presenza di una fase positiva del Dipolo dell’Oceano Indiano, capace a sua volta di spostare le precipitazioni tra Africa orientale, Asia e Australia. Anche le temperature elevate registrate in altri bacini oceanici possono cambiare il modo in cui il segnale del Pacifico si trasferisce all’atmosfera.
La WMO prevede un ulteriore rafforzamento tra novembre e dicembre, quando il fenomeno dovrebbe avvicinarsi al picco. Saranno gli aggiornamenti stagionali e regionali a chiarire dove quella massa di calore accumulata nel Pacifico riuscirà davvero a spostare il clima.
