Data center, la Spagna stringe su acqua ed energia: nuove regole per la corsa all’Ai 

Madrid apre la consultazione sul decreto che lega l’accesso alla rete a consumi più efficienti, nuova capacità rinnovabile e limiti all’uso idrico
27 Agosto 2026
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Data center
Data center, immagine di repertorio (Canva)

La Spagna vuole continuare ad attirare data center, ma chiede agli operatori garanzie più stringenti su acqua, elettricità e uso della rete. Il governo ha aperto il 27 agosto la consultazione pubblica su un decreto destinato a cambiare le condizioni per le infrastrutture digitali ad alto consumo, in una fase in cui l’espansione dell’intelligenza artificiale sta facendo crescere molto rapidamente la richiesta di potenza elettrica. 

I numeri spiegano l’accelerazione. La strategia nazionale sull’intelligenza artificiale stimava per il 2030 circa 2,5 GW di capacità di calcolo, con una domanda elettrica compresa tra 3,5 e 4 GW. Dal 2021, però, ai data center sono già stati concessi oltre 12 GW di diritti di accesso e connessione, considerando insieme rete di trasmissione e distribuzione. 

Per Madrid il rischio è che una quota crescente della capacità disponibile venga impegnata da progetti molto energivori senza sufficienti garanzie sui tempi di realizzazione e sull’efficienza degli impianti. A questo si aggiunge il consumo di acqua necessario per il raffreddamento dei server, un tema particolarmente sensibile in un Paese esposto con frequenza a siccità e stress idrico. 

Il decreto lega quindi l’accesso alla rete al rispetto di requisiti ambientali ed energetici più severi. I grandi centri dati dovranno dimostrare livelli elevati di efficienza, contenere il consumo idrico e coprire una parte consistente della domanda elettrica con nuova capacità rinnovabile. Per gli impianti da almeno 500 kW sono previsti inoltre obblighi specifici di comunicazione e trasparenza sui consumi. 

L’80% dell’elettricità dovrà arrivare da nuove rinnovabili 

La Spagna vuole imporre che almeno l’80% dei consumi elettrici dei data center sia coperto da fonti rinnovabili, almeno fino a quando la quota verde nel mix nazionale non supererà il 90%. 

Il requisito va oltre il semplice acquisto di energia certificata come rinnovabile. Il progetto introduce infatti il principio dell’addizionalità, secondo cui la nuova domanda dovrà essere accompagnata da nuova capacità di produzione, attraverso autoconsumo oppure contratti di lungo periodo con impianti entrati in funzione in prossimità dell’avvio del centro dati. 

A questo si aggiunge la correlazione oraria tra produzione e consumo. La quota rinnovabile dovrà essere verificata nelle stesse ore in cui il data center utilizza elettricità, una condizione molto più impegnativa rispetto ai sistemi di compensazione su base annuale. Per un’infrastruttura che funziona ventiquattr’ore su ventiquattro significa, ad esempio, che la produzione fotovoltaica del giorno non potrà compensare automaticamente i consumi notturni. L’obiettivo è evitare che un impianto venga considerato alimentato prevalentemente da rinnovabili quando nelle ore senza sole o vento continua a dipendere in misura significativa da altre fonti. 

Il decreto interviene anche sull’efficienza complessiva degli impianti attraverso il Power Usage Effectiveness, Pue, l’indicatore che confronta l’elettricità totale assorbita dal data center con quella utilizzata direttamente dai server. Madrid propone un valore massimo di 1,15, in linea con i livelli più efficienti previsti dal quadro europeo in preparazione. Più il Pue si avvicina a 1, minore è la quota di elettricità utilizzata per raffreddamento, illuminazione, trasformazione e altri servizi necessari al funzionamento dell’infrastruttura. 

La Spagna anticipa così parte del lavoro in corso a Bruxelles, dove la Commissione europea sta preparando criteri comuni di classificazione e standard minimi di prestazione energetica per i data center. La crescita dell’intelligenza artificiale ha reso il tema sempre più urgente: le stime internazionali indicano che entro il 2030 il consumo elettrico globale dei centri dati potrebbe avvicinarsi a 945 TWh, quasi il doppio rispetto ai livelli registrati pochi anni prima. 

Il raffreddamento dei server pesa sulle risorse idriche 

La quantità di acqua utilizzata da un data center dipende in gran parte dal sistema di raffreddamento. Le tecnologie evaporative possono contenere il consumo di elettricità, ma richiedono più acqua, mentre altre soluzioni riducono il prelievo idrico a fronte di un maggiore fabbisogno energetico. 

Il progetto spagnolo introduce per questo anche il Water Usage Effectiveness, Wue, indicatore che mette in rapporto il consumo d’acqua con l’attività informatica dell’impianto. Il valore di riferimento indicato nella fase transitoria è 0,1, corrispondente alla fascia più efficiente prevista dal sistema europeo. 

La questione è particolarmente rilevante in aree che stanno attirando grandi investimenti digitali e che, allo stesso tempo, devono fare i conti con una disponibilità idrica non sempre abbondante. 

L’Aragona è il caso più evidente. Negli ultimi anni la regione è diventata uno dei principali poli europei per i data center grazie alla disponibilità di terreni, alla presenza di energia rinnovabile e alle connessioni elettriche, ma la crescita dei progetti ha alimentato anche il confronto sull’utilizzo delle risorse locali. A marzo Amazon ha annunciato ulteriori investimenti per 18 miliardi di euro nei propri data center spagnoli, portando a 33,7 miliardi l’impegno complessivo previsto nel Paese. Una parte consistente dell’espansione è concentrata proprio in Aragona. 

L’aumento della capacità installata rende più importante conoscere in anticipo quanta acqua verrà utilizzata, in quali periodi dell’anno e con quali tecnologie. Il decreto punta a inserire questi dati nel processo autorizzativo e a renderli confrontabili tra gli operatori. I gestori dovranno comunicare periodicamente consumi di acqua ed energia, quota di rinnovabili e altri indicatori ambientali, mentre per i centri dati con potenza superiore a 1 MW scatteranno obblighi più stringenti sull’applicazione delle migliori pratiche europee in materia di efficienza. 

La corsa all’Ai aumenta la pressione sulla rete 

La rete elettrica è il terzo nodo su cui interviene Madrid. Le richieste di connessione dei data center sono cresciute più velocemente della capacità disponibile e iniziano a competere con quelle dell’industria, della mobilità elettrica, della produzione di idrogeno e degli altri settori destinati ad aumentare il proprio fabbisogno di elettricità. 

Secondo il ministero spagnolo della Transizione ecologica, ai centri dati sono stati concessi più di 6 GW di capacità sulla rete di trasmissione e una quantità simile sulle reti di distribuzione, mentre le richieste complessive sono ancora superiori. 

Il governo vuole anche limitare il rischio che grandi progetti ottengano capacità di rete e poi restino fermi per anni. Una connessione assegnata a un’infrastruttura che non viene realizzata può bloccare spazio che potrebbe essere utilizzato da altri investimenti pronti a partire. Per questo il decreto prevede sovrapprezzi progressivi su oneri e pedaggi elettrici per chi non rispetta i requisiti e, nei casi più gravi o reiterati, la possibile decadenza dei diritti di accesso e connessione

Accanto agli obblighi ambientali compaiono anche requisiti legati alla sovranità digitale. I centri dati interessati dovranno essere gestiti da entità stabilite nell’Unione europea e alcune informazioni operative dovranno essere conservate sul territorio comunitario, con condizioni ulteriori per i sistemi che trattano dati della pubblica amministrazione. 

La consultazione aperta il 27 agosto precede la versione definitiva del decreto. Le osservazioni degli operatori riguarderanno soprattutto i requisiti sulle rinnovabili, gli standard di efficienza e il legame tra sostenibilità e accesso alla rete, cioè i punti destinati a incidere maggiormente sui nuovi investimenti.

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