Anthropic ha assunto un economista “distopico”: chi è Chad Jones

Secondo il suo paper, uno sviluppo incontrollato dell’Ai porterebbe a un’estinzione di un terzo dell’umanità
29 Giugno 2026
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Dario amodei anthropic assume economista chad jones
Il Ceo di Anthropic Dario Amodei (Afp)

L’intelligenza artificiale non è più una disciplina riservata a informatici, ingegneri o filosofi. Per decifrare l’impatto di questa tecnologia sul lavoro e sul sistema produttivo servono anche gli economisti. Da questo assunto parte Anthropic, l’azienda fondata da Dario Amodei, che si propone come controparte etica di OpenAi e ha assunto l’economista Chad Jones.

La strategia narrativa di Anthropic

Anthropic ha fatto dell’allerta sui rischi dell’Ai una precisa strategia narrativa, un approccio che l’analista Ben Thompson ha definito ironicamente “disaster-porn-as-marketing-tool”. La tesi di fondo, ribadita da Amodei in un saggio del 2024 dal sottotitolo “Come l’Ai potrebbe cambiare il mondo in meglio”, è che il grande pubblico sottostima in egual misura sia i colossali vantaggi dell’Ai sia i suoi rischi catastrofici.

Il Ceo di Anthropic è tornato recentemente sul punto: Amodei (Anthropic) è preoccupato dall’Ai: dobbiamo trattarla come il nucleare

Per mettere nero su bianco questa ambivalenza, il dibattito si è arricchito di contributi accademici di primissimo livello, provenienti da economisti che studiano l’innovazione (e l’Ai) non come astrazione, ma come variabile quantificabile.

Chi è Charles Jones

In questo scenario si inserisce il lavoro di Charles “Chad” I. Jones, figura di spicco nel panorama accademico. Classe 1967, Jones è professore di Economia presso la Stanford Graduate School of Business e ricercatore presso il prestigioso National Bureau of Economic Research (Nber).

Formatosi ad Harvard e al Mit, Jones è rinomato a livello internazionale per le sue ricerche sull’intersezione tra innovazione tecnologica, dinamiche demografiche e crescita economica. Di recente, il suo focus si è spostato con forza sull’intelligenza artificiale e sui rischi esistenziali a essa connessi.

In un paper pubblicato per il Nber nel 2023 dal titolo “The A.I. Dilemma: Growth versus Existential Risk”, Jones ha tentato di calcolare il prezzo dello sviluppo tecnologico.

L’Ai non controllata e l’estinzione dell’umanità

Il punto di partenza del modello è volutamente estremo: immaginare che un’Ai molto potente, se lasciata crescere per 40 anni senza essere pienamente controllata, comporti un rischio annuo dell’1% di estinzione dell’umanità.
Se quel rischio si ripete per decenni, la probabilità complessiva di arrivare vivi alla fine del periodo scende perché le probabilità di sopravvivenza si moltiplicano tra loro: 99% per 40 anni consecutivi diventa circa 67% di sopravvivenza totale. In questo scenario, l’Ai non avrebbe un effetto solo tecnico o economico, ma diventerebbe una variabile capace di mettere in gioco la sopravvivenza stessa della specie.

Da qui nasce il secondo passaggio, quello che ha fatto discutere di più.

Jones usa una logica di economia del benessere: chiede quanto dovrebbe valere un salto enorme nei consumi e nella qualità della vita per compensare un rischio così alto. Nel suo esempio, l’Ai potrebbe moltiplicare il tenore di vita per 55 volte. Da qui il modello conclude che, con una funzione di utilità logaritmica, un decisore “razionale” potrebbe accettare questo scambio anche se comporta circa una probabilità su tre di estinzione, perché il guadagno atteso sarebbe gigantesco. Il punto non è che l’estinzione diventi accettabile in senso morale. Il punto è che, dentro quel modello matematico, i benefici economici potenziali risultano così grandi da poter compensare persino un rischio esistenziale.

La teoria dell’utilità

La formula va letta con estrema cautela. Chad Jones non sostiene che si debba preferire la crescita economica e tecnologica alla vita umana. Al contrario, sta mostrando che per gestire l’intelligenza serve anche la capacità degli economisti di stimare il valore dei benefici, il costo del rischio e il punto in cui una società dovrebbe rallentare, regolare o rinunciare. La conclusione strettamente economica a cui giunge lo studio è raggelante ma logicamente ineccepibile per la teoria dell’utilità.

Uno studio condotto da cinque ricercatori esperti nel campo dell’intelligenza artificiale, guidati da Daniel Kokotajlo, ex ricercatore di OpenAI che ha abbandonato l’azienda nel 2024 perché preoccupato dai progressi dell’Ai, fissa il 2027 come anno della superintelligenza artificiale. Nello scenario descritto, l’occidente si troverà di fronte a un bivio esistenziale nel mese di ottobre 2027: da una parte, la possibilità di rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale per contenere il rischio di una ribellione contro gli esseri umani. Dall’altra, la tentazione di non limitare lo sviluppo dell’Ai per competere con gli avanzamenti tecnologici cinesi. 

I prossimi mesi diranno quanto e cosa le Big Tech sono disposte a sacrificare sull’altare del progresso.

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