Idrogeno verde, 400 milioni l’anno per spingere la produzione italiana

Il nuovo meccanismo del Mase sosterrà fino a 200mila tonnellate l’anno di capacità produttiva. Gare competitive fino al 2029 per ridurre il divario di costo con i combustibili fossili
11 Agosto 2026
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Pichetto Fratin Gilberto
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin (Alessandro Bremec/IPA/Fotogramma)

L’Italia mette sul tavolo fino a 400 milioni di euro l’anno per sostenere la produzione di idrogeno rinnovabile e bioidrogeno, con l’obiettivo di creare una capacità incentivabile fino a 200mila tonnellate annue. Il nuovo meccanismo, attivato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, punta soprattutto a portare l’idrogeno nei settori in cui sostituire direttamente i combustibili fossili con l’elettricità resta più difficile, a partire da alcuni processi industriali e dai trasporti pesanti.

La misura arriva in una fase delicata per la filiera. L’idrogeno rinnovabile è da anni indicato come una delle tecnologie utili alla decarbonizzazione, ma il passaggio dai progetti dimostrativi a un vero mercato procede più lentamente delle ambizioni europee. Nel suo ultimo monitoraggio, l’Agenzia europea per la cooperazione fra i regolatori dell’energia, Acer, stimava un costo medio di produzione dell’idrogeno rinnovabile intorno agli 8 euro al chilogrammo, circa quattro volte quello dell’idrogeno ottenuto da fonti fossili. Nel 2024 la capacità europea di elettrolisi aveva raggiunto 308 MW, ancora molto lontano dalla traiettoria prevista dall’Ue.

È proprio questo divario economico che il nuovo sistema italiano prova ad affrontare: non finanziando semplicemente la costruzione di nuovi impianti, ma garantendo ai produttori maggiore prevedibilità sui ricavi per rendere bancabili investimenti che, alle condizioni di mercato attuali, rischierebbero di non partire.

“Con questo provvedimento mettiamo a disposizione del Paese uno strumento stabile e competitivo per accompagnare la crescita della filiera italiana dell’idrogeno rinnovabile”, ha dichiarato il ministro Gilberto Pichetto, secondo cui il meccanismo dovrà consentire a imprese e investitori di programmare nuovi interventi e sostenere “gli investimenti più efficienti”.

Come funzioneranno gli incentivi

Il sostegno riguarda due grandi famiglie di produzione. La prima è l’idrogeno verde ottenuto mediante elettrolisi, cioè utilizzando elettricità da fonti rinnovabili per separare l’idrogeno dall’acqua. La seconda è il bioidrogeno, ottenuto invece a partire da materie di origine biologica, come biomasse, biogas o biometano.

Le risorse non saranno assegnate automaticamente. L’accesso al sostegno passerà attraverso procedure pubbliche competitive, previste con cadenza almeno semestrale tra il 2026 e il 2029. I progetti saranno messi in concorrenza sul prezzo e le graduatorie premieranno le offerte che richiederanno un sostegno più basso rispetto al valore massimo fissato per l’asta.

Dietro questa impostazione c’è un meccanismo noto come contratto per differenza a due vie. In sostanza viene individuato attraverso l’asta un prezzo di riferimento per l’idrogeno. Se il valore del combustibile alternativo con cui l’idrogeno deve competere scende al di sotto di quella soglia, il sistema pubblico copre la differenza; se invece il prezzo di riferimento di mercato sale oltre la soglia, è il produttore a restituire l’eccedenza. È un modo per ridurre il rischio legato alle oscillazioni dei prezzi senza garantire al produttore profitti indipendenti dall’andamento del mercato. La Commissione europea ha approvato nel marzo 2026 il regime italiano di aiuti, valutato complessivamente in 6 miliardi di euro, proprio sulla base di questo sistema.

I 400 milioni l’anno indicati dal Mase rappresentano quindi il tetto annuale del nuovo sostegno, mentre il valore complessivo autorizzato da Bruxelles considera l’orizzonte pluriennale dei contratti. Le procedure di assegnazione potranno proseguire fino al 31 dicembre 2029.

L’obiettivo nazionale arriva a 200mila tonnellate di idrogeno rinnovabile l’anno, un quantitativo che, se effettivamente raggiunto, segnerebbe un salto di scala rispetto a un mercato che oggi rimane ancora in una fase iniziale.

Perché servono soldi pubblici per l’idrogeno verde

Produrre idrogeno non significa automaticamente produrre energia a buon mercato. L’elettrolisi richiede grandi quantità di elettricità e il prezzo dell’energia rinnovabile pesa quindi direttamente sul costo finale del combustibile. Acer stima che la sola elettricità possa rappresentare fino alla metà dei costi di produzione dell’idrogeno rinnovabile.

È uno dei motivi per cui, nonostante gli investimenti annunciati negli ultimi anni, molti progetti europei hanno incontrato difficoltà nel raggiungere la decisione finale di investimento. Il problema non è soltanto costruire gli elettrolizzatori, ma trovare clienti disposti a comprare idrogeno verde a un prezzo superiore rispetto alle alternative fossili.

Il nuovo incentivo cerca quindi di intervenire sul cosiddetto “cost gap”, la distanza economica che ancora separa le due tecnologie. In questo senso il sostegno alla produzione è diverso dai contributi pubblici già destinati alla realizzazione di impianti o delle Hydrogen Valleys: agisce sulla fase operativa, cioè sul momento in cui l’idrogeno deve essere prodotto e venduto.

La stessa Commissione europea, dando il via libera al programma italiano, ha riconosciuto che senza un sostegno pubblico molti investimenti non avrebbero un incentivo economico sufficiente per essere realizzati. Per Bruxelles, la misura deve concentrare l’idrogeno proprio “nei settori dove può contribuire maggiormente alla riduzione delle emissioni”, come ha sottolineato la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera.

Il punto è anche evitare di utilizzare l’idrogeno dove esistono alternative più semplici ed efficienti. Trasformare elettricità rinnovabile in idrogeno comporta infatti perdite energetiche, motivo per cui l’elettrificazione diretta resta in molti casi la prima opzione. L’idrogeno diventa più interessante dove le alte temperature, le caratteristiche dei processi industriali o le esigenze di autonomia rendono più complessa questa strada.

È il caso, per esempio, di una parte dell’industria pesante e chimica e di alcuni impieghi nei trasporti difficili da elettrificare. Non è quindi pensato come sostituto generalizzato dell’elettricità, ma come una delle soluzioni disponibili nei comparti più complicati da decarbonizzare.

Dagli incentivi al mercato

Il programma italiano si inserisce in un disegno europeo molto più ampio. Con REPowerEU, Bruxelles ha fissato l’obiettivo di arrivare entro il 2030 a 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile prodotte nell’Unione, affiancate originariamente dalla prospettiva di altrettante importazioni.

Il percorso, però, si è rivelato più difficile del previsto. Già nel 2024 la Corte dei conti europea aveva giudicato gli obiettivi Ue “eccessivamente ambiziosi” rispetto alla velocità con cui stavano crescendo domanda, capacità produttiva e infrastrutture. A fine 2025 Acer confermava che il mercato europeo avanzava troppo lentamente per rispettare le traiettorie previste per il 2030.

Per l’Italia la sfida è doppia. Da una parte occorre aumentare l’offerta, facendo partire impianti abbastanza grandi da ridurre progressivamente i costi. Dall’altra serve creare una domanda industriale stabile, perché una capacità produttiva senza acquirenti rischierebbe di rimanere inutilizzata.

La Strategia nazionale per l’idrogeno individua proprio nell’industria e nei trasporti alcuni dei principali sbocchi futuri e collega lo sviluppo della filiera alla crescita delle fonti rinnovabili, delle infrastrutture e della produzione nazionale. Anche il Pniec considera i meccanismi tariffari uno degli strumenti necessari per compensare i maggiori costi operativi dell’idrogeno rinnovabile.

Per questo le aste saranno un primo banco di prova importante. Se la competizione tra i progetti riuscirà ad abbassare le richieste di incentivo, il sostegno pubblico potrà accompagnare la riduzione dei costi della tecnologia. Se invece il divario con i combustibili fossili resterà ampio, emergerà con maggiore chiarezza quanto sia ancora distante una produzione di idrogeno rinnovabile capace di reggersi sul mercato.

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