3.360 euro all’anno: a tanto ammonta il danno provocato a ciascun cittadino lombardo dall’inquinamento da Pm2.5, secondo una ricerca europea sugli effetti sanitari del particolato fine. L’aria inquinata pesa sulle casse della Regione Lombardia per 33,4 miliardi di euro l’anno, il 7,3% del Pil regionale.
L’indagine “Italian (North), Lombardia Region Case Study: The health burden and the associated economic cost of PM2.5 in the Lombardia region in Italy”, riferita ai dati del 2023, è stata condotta nell’ambito di Valesor, progetto finanziato dal programma europeo Horizon Europe.
I dati evidenziano che l’inquinamento atmosferico non incide solo sulla salute ambientale, ma anche sulla salute dei cittadini e sui conti pubblici. Il danno calcolato riguarda costi sanitari diretti (cure, visite, ospedalizzazioni), perdita di produttività e “disutilità” (peggioramento della qualità della vita).
Il “doppio danno” subito dai cittadini lombardi
Il Servizio sanitario regionale lombardo spende 1,4 miliardi all’anno solo per cure, visite, ospedalizzazioni e farmaci riconducibili alla qualità dell’aria. Il valore pro capite è un valore statistico ed economico che include costi sanitari sostenuti dalla collettività, produttività persa e una stima monetaria della perdita di benessere e mortalità prematura calcolata dividendo il danno totale regionale per la popolazione.
Tra le malattie riconducibili allo smog da Pm2.5 in Lombardia, la demenza è quella più incisiva con un impatto che sfora i 2,4 miliardi all’anno, seguita dalla Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, che pesa 899 milioni di euro all’anno.
I numeri sono parziali: questa indagine riguarda esclusivamente il particolato fine, senza considerare gli effetti degli altri inquinanti.
L’esposto alla Corte dei conti
Sulla base di questo studio europeo, Cittadini per l’Aria Ets ha depositato un esposto alla Procura Regionale della Corte dei conti per la Lombardia, chiedendo di accertare che le condotte, le omissioni e le scelte politiche inadeguate della Regione in materia di qualità dell’aria, protratte da decenni, hanno prodotto anche un gravissimo danno erariale. Un doppio danno per i cittadini lombardi, che patiscono le spese sanitarie e l’impoverimento delle casse pubbliche.
Le omissioni della Lombardia e le condanne della Cgue
L’esposto evidenzia che la Regione Lombardia è già stata sanzionata dall’Ue per non aver contrastato adeguatamente l’inquinamento atmosferico. L’ente locale è interessato da tre procedure d’infrazione attive e da tre condanne già pronunciate dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Cgue). Nonostante ciò, denuncia l’associazione, la Regione continua a perpetrare una lunga serie di ritardi e omissioni, incluso il mancato controllo pubblico sull’attuazione delle misure.
La stessa Commissione europea ha stabilito che la Regione ha stanziato finanziamenti insufficienti per ridurre l’inquinamento, a partire dal settore dei trasporti. L’associazione, inoltre, chiede alla Corte dei conti di approfondire le conseguenze generate dalle deroghe ambientali, come quella adottata nel 2021 che estendeva al 2024 la possibilità di utilizzare vecchi impianti a biomassa legnosa non performanti e il rifiuto di aderire alle proposte degli stessi tecnici regionali di attuare misure più incisive.
A causa della sua inadeguatezza, nel 2018 la Lombardia ha dovuto aggiornare il Piano Regionale degli Interventi per la qualità dell’Aria (Pria) del 2013, proprio a seguito di una iniziativa giudiziaria di Cittadini per l’aria. Anche la Cgue aveva giudicato insufficienti e tardive le misure previste nel Pria, poiché prevedevano tempi di rientro dai limiti troppo lunghi e troppe deroghe temporanee, disattendendo l’obbligo europeo di ridurre lo sforamento “nel più breve tempo possibile”.
Il peso degli allevamenti intensivi
Nonostante ciò, dal 2016 al 2020, negli allevamenti lombardi i capi bovini sono aumentati di 130.000 unità. L’impatto sul Pm2.5 secondario è rilevante: secondo un recente report di Greenpeace Italia sulla qualità dell’aria nella Pianura Padana, la maggior parte delle emissioni di gas serra ovvero l’84% del totale immesso in atmosfera, deriva dagli allevamenti intensivi. In particolare, gli allevamenti bovini riversano in atmosfera 12.725 migliaia di tonnellate l’anno di sostanze climalteranti.
Nella sentenza relativa alla Causa C-573/19 del 12 maggio 2022, la Cgue ha condannato l’Italia per il superamento sistematico e continuato dei valori limite di biossido di azoto.
Le “scusanti orografiche” non tengono
In sede di procedimento giudiziario, la Regione Lombardia ha attribuito i dati sull’inquinamento atmosferico alla sua collocazione geografica, ma la Cgue ha ribaltato la questione. Con la sentenza del 2022, la Corte Ue ha stabilito che proprio la conformazione della Pianura Padana avrebbe dovuto spingere la Regione ad adottare piani d’azione più rigorosi e tempestivi e ha rigettato le “scusanti orografiche”.
Le sanzioni funzionano: il caso della Francia
L’esposto di Cittadini per l’aria cita il precedente d’Oltralpe: dal 2015 al 2023 il Conseil d’Etat, in cinque diverse sentenze, ha condannato lo Stato francese a pagare complessivamente 45 milioni di euro per il mancato rispetto dei limiti Ue sulla qualità dell’aria. “Questo percorso giudiziario ha costretto la Francia ad attuare politiche strutturali efficaci che hanno portato a una riduzione significativa delle concentrazioni di Pm2.5”, scrive l’associazione fondata nel 2015 a Milano.
Tra le misure implementate da Parigi, spicca l’applicazione uniforme delle Zones à Faibles Émissions (Zfe) nelle grandi città e i massicci incentivi per sostituire le vecchie stufe a legna (principale fonte indoor e outdoor di Pm2.5.
I dati del Burden of Disease of air pollution dimostrano che il piano francese ha funzionato: tra il 2005 e il 2023 il tasso di mortalità da Pm2.5 in Francia è crollato del 66,4%. In Italia, invece, la riduzione si è fermata al 43,4%.
Le conclusioni sono affidate ad Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria: “Crediamo che il monitoraggio giudiziario delle azioni che si mettono in campo sia cruciale e che possa contribuire a salvare almeno una parte di quelle 43.000 vittime innocenti che annualmente muoiono prematuramente nel nostro paese a causa del particolato fine, e che offrono all’Italia il primato assoluto in Ue per decessi d’aria, davanti a Polonia e Germania”.
