Allevamenti e gas serra, in Pianura Padana l’84% deriva dai bovini

I dati del report Greenpeace Italia sulla qualità dell’aria del settore zootecnico
10 Maggio 2026
1 minuto di lettura
Allevamenti bovini
(Canva)

Il fatto che la Pianura Padana sia una delle aree più inquinate d’Europa non è certo una novità, a causa della combinazione di una serie di fattori di carattere geomorfologico ed antropologico. Ma forse non tutti sanno che tra le cause principali di inquinamento atmosferico di quell’area, oltre all’elevata industrializzazione e al traffico automobilistico, si trovano gli allevamenti intensivi. Secondo un recente report di Greenpeace Italia sulla qualità dell’aria nella Pianura Padana, infatti, la maggior parte delle emissioni di gas serra ovvero l’84% del totale immesso in atmosfera, deriva dagli allevamenti intensivi, con particolare riferimento a quelli di bovini che riversano in atmosfera 12.725 migliaia di tonnellate l’anno di sostanze climalteranti.

Allevamenti intensivi e CO2

La Pianura Padana rappresenta il cuore pulsante della zootecnica italiana. Tra Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna viene allevato circa il 60% dei bovini e l’80% dei suini di tutto il Paese, specialmente nelle vaste aree pianeggianti di queste regioni. Si tratta spesso di allevamenti intensivi che generano elevati livelli di inquinamento atmosferico tra emissioni di ammoniaca e CO2, calcolati da Greenpeace Italia rispettivamente in 162,7 migliaia di tonnellate della prima e 12.725 migliaia di tonnellate della seconda. Nel dettaglio, gli allevamenti di bovini sono responsabili dell’84% delle emissioni di CO2 e del 65% di ammoniaca. Dati sostanzialmente stabili rispetto alle rilevazioni effettuate dl 2017 al 2023. Tra le province con i dati peggiori si trovano Brescia, Cremona e Mantova ai primi posti per emissioni sia di gas serra che di ammoniaca. In particolare, gli allevamenti della sola provincia di Brescia contribuiscono al 15,3% delle emissioni di gas serra di tutta la Pianura Padana.

Rapporto tra capi allevati ed emissioni

Dai dati riportati dall’Anagrafe Nazionale Zootecnica, i capi totali allevati nelle 4 regioni della Pianura Padana sono aumentati del 7,7% nel periodo tra il 2017 e il 2023 passando da 88,4 a 95,2 milioni di unità. Parallelamente, crescono del 6,5% i livelli di emissioni di CO2, mentre si registra una flessione nelle emissioni di ammoniaca, -2,6%. Entrando nel dettaglio delle tipologie di animali allevati, l’aumento più significativo riguarda la quota di CO2 legata ai bovini, cresciuta di due punti percentuali, dall’82% del 2017 all’84% del 2023, diminuisce del 2% quella dovuta ai suini (dal 17% al 15%) e rimane stabile quella legata agli avicoli (1%).

Ulteriori interessanti indicazioni del report di Greenpeace riguardano il dettaglio a livello di singolo comune. Per quanto riguarda le emissioni di gas serra generate dagli allevamenti, al primo posto si trova Reggio Emilia con 138,1 migliaia di tonnellate, al secondo posto si trova Fossano (Cuneo) con 117,2, al terzo posto Parma con 117, un dato che fa riflettere visto che Parma ha una superficie territoriale doppia rispetto a Fossano e che dimostra come anche in alcuni comuni di dimensioni contenute vengano allevati grandi quantitativi di animali evidentemente concentrati in spazi ridotti, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell’aria, del suolo e dell’acqua.

Territorio | Altri articoli