Usare le onde del mare per alimentare gli energivori data center, fondamentali per il funzionamento dell’intelligenza artificiale. Dietro all’idea, una start up americana da 1 miliardo di dollari specializzata in energie rinnovabili e tecnologia oceanica. Dietro ancora, il (controverso) imprenditore tech Peter Thiel, capo della società d’analisi dati Palantir, il quale ha deciso di guidare un investimento da 140 milioni di dollari a favore dell’azienda Panthalassa.
D’altra parte Thiel, già investitore precoce in molte società chiave della Silicon Valley – come facebook – e della nuova industria tech, ritiene che l’avventura spaziale umana sia più complicata di quella oceanica, tanto da aver già finanziato un progetto libertario per creare comunità galleggianti in acque internazionali, al di fuori della giurisdizione di qualsiasi Stato, seguendo un suo vecchio pallino: svincolarsi dalla politica e dalla democrazia.
Con questo round di investimenti il capo di Palantir punta invece a risolvere uno dei problemi più urgenti legati allo sviluppo dell’AI, quello energetico. “Il futuro richiede una potenza di calcolo superiore a quella che possiamo immaginare. Le soluzioni extraterrestri non sono più fantascienza. Panthalassa ha aperto la frontiera oceanica”, ha dichiarato.
Come funzionano i data center oceanici
L’idea di della start up americana è quella di realizzare gigantesche flotte di data center galleggianti in mezzo all’oceano, che si alimentino grazie all’energia delle onde, che passando attraverso una turbina produrrebbe l’elettricità necessaria al funzionamento dell’AI. In questo modo si potrebbe evitare di costruire enormi data center sulla terraferma e i relativi problemi: deviazione energetica rispetto alle necessità di cittadini e imprese, consumo di suolo, raffreddamento, connessione alla rete.
Il sistema di Panthalassa si basa sui ‘nodi’, una sorta di enormi boe galleggianti attaccate a strutture in acciaio massiccio lunghe 85 metri posizionate sotto la superficie del mare, dando vita a strutture che assomigliano a giganteschi ‘lecca-lecca‘. I nodi, che sono quasi completamente solidi e privi di cerniere, alette o ingranaggi che potrebbero rompersi in caso di tempeste, vengono trainati orizzontalmente al largo, per poi essere ruotati in verticale.
A quel punto, si sposteranno da soli nell’oceano, perché non hanno bisogno di essere ancorati al fondale oceanico o alla terraferma. Un container a tenuta stagna ospita il server di intelligenza artificiale, che viene raffreddato con l’acqua oceanica, cosa che risolverebbe, spiega Panthalassa, la scottante questione del raffreddamento dei chip.
Dighe elettriche galleggianti
I nodi galleggiano e sfruttano il movimento delle onde agendo, specifica l’azienda, come una “diga idroelettrica galleggiante”: l’acqua passa attraverso una turbina, che gira e aziona un generatore elettrico. Il sistema, continua la start up, non ha motori, non produce emissioni e riduce al minimo l’impatto sulla vita marina.
Ci sarebbero anche altri vantaggi: l’energia viene usata direttamente a bordo per alimentare chip AI e i dati elaborati vengono poi inviati via satellite tramite Starlink. Questo evita uno dei problemi classici dell’energia marina offshore: portare l’elettricità a riva con infrastrutture costose.
Al momento la start up ha testato Ocean-1, Ocean-2 e Wavehopper, e intende ampliare e completare il suo impianto pilota in Oregon (dove ha sede) per i ‘nodi’ Ocean-3 grazie agli investimenti promessi da Thiel e dagli altri investitori. L’obiettivo, ha spiegato al Financial Times Garth Sheldon-Coulson, co-fondatore (insieme a Brian Moffat) e amministratore delegato di Panthalassa, è quello di avviare le implementazioni commerciali il prossimo anno.
“Ci sono tre fonti di energia sul pianeta” in grado di generare “decine di terawatt di energia: solare, nucleare e oceano aperto”, ha spiegato Sheldon-Coulson aggiungendo che “l’energia proveniente dalle onde dell’oceano aperto è economica, sostenibile, abbondante e ora abbiamo la tecnologia per renderla accessibile a tutti”.
Chi finanzia i data center oceanici
Come anticipato, Thiel guida un round di investimenti a cui partecipa anche la società di venture capital da lui co-fondata, Founders Fund, che nel 2018 aveva già finanziato Panthalassa.
Insieme a lui oggi ci sono Marc Benioff, amministratore delegato di Salesforce.com, Max Levchin, co-fondatore di PayPal e Affirm, e John Doerr, uno dei primi investitori in Google, Amazon, Uber e Netscape.
“Gli investitori di questo round sono visionari disposti a scommettere su una tecnologia in grado di cambiare radicalmente il modo in cui vengono forniti beni di prima necessità come energia e intelligenza”, ha commentato Sheldon-Coulson su LinkedIn.
I limiti (attuali)
L’idea di Panthalassa è interessante, perché sfrutta una fonte energetica spesso più prevedibile rispetto ad altre rinnovabili e cerca di evitare la rete elettrica terrestre, che è uno dei colli di bottiglia dell’espansione dei data center. Inoltre, punta su moduli autonomi e replicabili: tanti nodi in mare potrebbero lavorare insieme come un’infrastruttura distribuita di energia e calcolo.
Ci sono però limiti importanti. La tecnologia è ancora in fase di test/pilota, non una soluzione commerciale già provata su larga scala. Inoltre, deve fare i conti con le criticità classiche dell’energia undimotrice: costi di produzione/installazione/operazione, corrosione, manutenzione in mare aperto, biofouling, tempeste, affidabilità delle turbine, recupero dei moduli e sicurezza operativa. Inoltre, se il calcolo viene fatto in mare e i risultati inviati via satellite, bisogna valutare latenza, continuità della connessione, cybersecurity, riparabilità e reale convenienza rispetto a data center tradizionali alimentati da rinnovabili terrestri.
Quello che al momento è certo è che la domanda di energia da parte dell’AI sta crescendo più velocemente dell’offerta, tanto che le aziende cercano alternative alla rete terrestre sempre più fantascientifiche: Google i data center nello spazio, Microsoft il nucleare, Meta centrali a gas da 5 gigawatt. D’altronde, come dice il claim di Panthalassa, ‘Go where the energy is’: va’ dove c’è l’energia. Che sia nell’oceano, nello spazio, o chissà.

