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Meno del 20% degli italiani usa l’intelligenza artificiale

Un dato molto inferiore alla media Ue del 32,7%
5 Maggio 2026
2 minuti di lettura
Italiani usano Ai storyb

L’ascesa degli strumenti di intelligenza artificiale rappresenta uno dei cambiamenti più evidenti in atto. Ma la rapidità della loro evoluzione rischia di lasciare indietro una buona parte delle persone, specie in determinati Paesi e fasce di età. A sostegno di quanto appena affermato, i dati diffusi da Eurostat sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa segnalano che nel 2025 solo il 19,9% degli italiani tra 16 e 74 anni la utilizza, molto al di sotto della media dell’Unione europea che si attesta al 32,7%. Dei 27 Stati membri dell’Ue, l’Italia è al penultimo posto, davanti solo alla Romania, mentre la percentuale più elevata si registra in Danimarca con il 48,4%.

Quasi la metà dei giovani utilizza l’Ai

Come prevedibile, i dati sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa cambiano in maniera sensibile a seconda della fascia d’età. In particolare, nel nostro Paese il 47,2% dei giovani di età 16-24 anni afferma di aver utilizzato almeno una volta negli ultimi tre mesi uno strumento come Chat Gpt, Claude o Gemini per creare testi, immagini, video o altri contenuti. Percentuale che sale al 64% a livello europeo, con uno scarto rispetto all’Italia di quasi 17 punti. Parallelamente, con l’aumentare dell’età diminuisce il numero di italiani che usa l’Ai. Nel dettaglio: nella fascia 25-34 anni il dato scende al 31,4%; nella fascia 35-44 anni raggiunge il 21,6%; nella fascia 45-54 anni il 16,5%; il 10% tra coloro che anno tra 55 e 64 anni e meno del 5% nella fascia 65-74 anni.

Per quali motivi si usa

Professionale, educativo, privato, sono le tre principali motivazioni che spingono a consultare l’intelligenza artificiale. In particolare, in Italia, la maggioranza dei giovani di età tra 16 e 24 anni, pari al 68,4%, dichiara di aver utilizzato gli strumenti di Ai per motivi di studio, contro il 62% dei loro colleghi europei. Passando alla popolazione in età lavorativa (25-64 anni), si nota come la percentuale di coloro che la usano per questioni professionali è sempre superiore al 50% e parallelamente diminuisce la percentuale di chi invece la utilizza per scopi educativi. Un altro indicatore significativo riguarda l’impiego dell’IA per motivi privati ovvero a scopo ludico o di intrattenimento, che raggiunge il picco massimo, pari al 73,8%, nella fascia d’età 25-34 anni e comunque costituisce lo scopo prevalente anche nelle altre fasce d’età della popolazione, tranne, come detto, per i 16-24enni.

Il 43% dice di non averne bisogno

Detto di coloro che usano l’Ai per i motivi più diversi, almeno nel nostro Paese la maggioranza della popolazione non si è ancora cimentata con tali strumenti. Vediamo quali sono le principali motivazioni di tale diniego. La maggior parte, ovvero il 42,8%, dichiara di non aver utilizzato l’Ai per il fatto di non averne avuto bisogno. Un dato di gran lunga inferiore a quello europeo del 64%. Mentre il 13,8% dei cittadini italiani afferma di non saper utilizzare tale tecnologia, il 3,8% si dichiara preoccupato per questioni di privacy e sicurezza, ma c’è anche un 2,98% che non sa dell’esistenza di tali strumenti.

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