Uscire dai combustibili fossili è davvero possibile?

Se ne discute al Forum di Santa Marta, in Colombia
28 Aprile 2026
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Uscita combustibili fossili colab

In uno scenario globale contraddistinto dall’estrema instabilità economica ed energetica, accresciuta dal perdurare della Crisi in Medio Oriente e dalla conseguente chiusura dello stretto di Hormuz, tornare a parlare di abbandono dei combustibili fossili potrebbe apparire anacronistico. Eppure, proprio in questo periodo, la transizione verso le fonti energetiche sostenibili torna al centro del dibattito internazionale con il Forum di Santa Marta, in Colombia, dal 24 al 29 aprile, la prima conferenza globale dedicata all’uscita dalla dipendenza di carbone, petrolio e gas.

Uno spazio di riflessione e di confronto

Il summit di Santa Marta riunisce i rappresentanti di oltre 50 Paesi tra società civile, mondo accademico, comunità locali che discutono apertamente sulle modalità per abbandonare del tutto i combustibili fossili. L’obiettivo non è giungere a un accordo vincolante, ma ragionare su una serie di percorsi abilitanti e iniziative concrete che possano essere da spunto per i prossimi negoziati internazionali, anche al fine di raggiungere l’obiettivo che la Cop 30 dello scorso novembre non ha centrato essendosi chiusa senza un accordo condiviso per eliminare la causa principale della crisi climatica, ovvero i combustibili fossili. Dunque, non si tratta in alcun modo di creare un’alternativa alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), quanto semmai di generare una comprensione condivisa e delineare un piano attuabile per accelerare una transizione “giusta, ordinata ed equa” dai combustibili fossili. Al termine del Forum è prevista la diffusione di un documento conclusivo con una serie di proposte da analizzare in ottica di Cop 31, che si terrà in Turchia nel novembre 2026.

I tre pilastri fondamentali del Forum

Se da una parte si evidenzia l’impostazione pragmatica della conferenza di Santa Marta rispetto a un tema sempre al centro di forti contrapposizioni, dall’altra bisognerà capire se si limiterà a rappresentare un’iniziativa parallela a quelle promosse dall’ONU o se riuscirà ad incidere concretamente sul percorso globale di uscita dai combustibili fossili.

L’iniziativa si articola attraverso tre direttrici principali: il superamento della dipendenza economica dai combustibili fossili; la trasformazione della domanda e dell’offerta energetica; il rafforzamento della diplomazia e della cooperazione internazionale.

Il primo pilastro sottolinea come la transizione energetica sia innanzitutto una questione economica. In quest’ottica, diventa essenziale accompagnare interi settori produttivi verso nuovi modelli, evitando ripercussioni negative su occupazione e stabilità sociale.
Il secondo ambito riguarda il contributo delle tecnologie emergenti, considerate un fattore determinante per accelerare i processi di decarbonizzazione e rendere più efficiente la riconversione dei sistemi energetici.
Infine, il terzo pilastro richiama la necessità di aggiornare strumenti e meccanismi della diplomazia climatica, colmando le lacune nella governance e nell’attuazione delle politiche ambientali. Un passaggio ritenuto cruciale anche per superare gli ostacoli di natura giuridica che ancora oggi rallentano il raggiungimento degli obiettivi climatici.

Transizione energetica, i dati dell’IEA sono confortanti

Partendo dell’osservazione dei dati pubblicati di recente dall’Agenzia internazionale dell’energia, IEA, lo scenario energetico globale vede nel 2025 una crescita nella domanda di tutte le principali fonti e tecnologie energetiche, comprese quelle di origine fossile. Parallelamente, la domanda di petrolio, gas naturale e carbone è cresciuta più lentamente rispetto al 2024, mentre le fonti rinnovabilisolare, eolico, nucleare, idroelettrico – complessivamente hanno raggiunto il 60% della domanda globale. Nel dettaglio, il fotovoltaico rappresenta la fonte che ha registrato la crescita maggiore, con il 25% della domanda, superando il gas naturale che si è attestato al 17% del totale. Si tratta della prima volta che una fonte rinnovabile contribuisce alla percentuale maggiore di crescita nella domanda di energia.

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