Anche i pesci “assumono” droga (con effetti sul comportamento)

Uno studio in Svezia mostra per la prima volta in ambiente naturale che l’esposizione a cocaina e benzoilecgonina modifica gli spostamenti dei salmoni
22 Aprile 2026
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Salmoni nuotano nel fiume

La presenza di sostanze stupefacenti nelle acque superficiali non è più un’anomalia da laboratorio. Tracce di cocaina e dei suoi metaboliti sono rilevate con continuità nei fiumi europei, un effetto collaterale stabile dei consumi urbani e dei sistemi di depurazione che non riescono a intercettare completamente questi composti. La questione, finora trattata soprattutto in chiave sanitaria e di sicurezza pubblica, si estende ormai agli ecosistemi acquatici, dove l’esposizione cronica modifica comportamenti e dinamiche biologiche.

Un esperimento condotto nel lago Vättern, in Svezia, porta questo tema fuori dagli ambienti controllati. Per la prima volta, l’effetto di una sostanza stupefacente è stato osservato direttamente su pesci in condizioni naturali, con risultati che aprono interrogativi operativi su scala ambientale.

Droghe nei fiumi europei

Le rilevazioni del European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction indicano da anni la presenza di cocaina e benzoilecgonina nelle acque reflue e nei corpi idrici superficiali. Il monitoraggio, condotto su decine di città europee, utilizza l’analisi delle acque reflue per stimare i consumi, ma fornisce anche una misura indiretta della dispersione ambientale. Il metabolita principale della cocaina, più stabile della sostanza originaria, viene rilevato con maggiore frequenza e persistenza.

I sistemi di depurazione convenzionali, progettati per rimuovere nutrienti e carichi organici, non sono ottimizzati per intercettare molecole farmacologicamente attive a basse concentrazioni. Studi pubblicati dall’European Commission nell’ambito delle strategie sulle sostanze emergenti evidenziano come molti composti psicoattivi attraversino i trattamenti senza essere completamente degradati, finendo nei corsi d’acqua.

Analisi condotte in Italia, Germania, Spagna e Regno Unito mostrano concentrazioni variabili ma costanti, soprattutto in prossimità di grandi aree urbane. In questi contesti, l’esposizione della fauna acquatica è continua, anche se a dosaggi bassi. Un aspetto rilevante riguarda proprio la natura cumulativa dell’esposizione: organismi come pesci e invertebrati non incontrano una singola sostanza, ma un insieme di composti chimici che interagiscono tra loro.

Le conseguenze ecologiche non sono ancora completamente quantificate. Tuttavia, la letteratura scientifica documenta alterazioni comportamentali già a concentrazioni minime. Esperimenti su crostacei e piccoli organismi acquatici hanno mostrato variazioni nella velocità di movimento e nella propensione all’esplorazione, parametri che incidono direttamente sulla sopravvivenza in natura.

L’esperimento sul salmone

Nel lago Vättern, un team della Swedish University of Agricultural Sciences ha testato direttamente questi effetti sui salmoni atlantici giovani. I ricercatori hanno impiantato dispositivi che rilasciano lentamente cocaina o benzoilecgonina in 70 esemplari, suddivisi in gruppi, mentre un terzo gruppo fungeva da controllo. Tutti i pesci sono stati tracciati per due mesi attraverso sensori, permettendo di registrare gli spostamenti in ambiente aperto.

Il comportamento osservato segue in parte quello noto: i salmoni allevati tendono inizialmente a esplorare e poi a stabilizzarsi. La differenza emerge nella persistenza di questa fase. Gli individui esposti alle sostanze chimiche continuano a muoversi su distanze maggiori, mantenendo una propensione all’esplorazione più elevata rispetto ai controlli.

Il dato più significativo riguarda il metabolita della cocaina. I pesci esposti a benzoilecgonina hanno percorso distanze fino a 1,9 volte superiori ogni settimana rispetto al gruppo di controllo, arrivando a disperdersi fino a circa 32 chilometri dal punto di rilascio, contro i circa 20 chilometri degli altri esemplari. L’effetto risulta quindi più marcato rispetto alla cocaina stessa, coerentemente con la maggiore persistenza del metabolita nell’organismo.

Secondo quanto riportato nello studio pubblicato su Current Biology, non è ancora possibile stabilire l’impatto a lungo termine di questi cambiamenti. Tuttavia, la modifica dei pattern di movimento può incidere su vari aspetti: accesso al cibo, esposizione ai predatori, successo riproduttivo. Un pesce che si muove di più può incontrare più risorse, ma anche aumentare il rischio di predazione o allontanarsi da aree favorevoli.

Un elemento aperto riguarda la trasferibilità dei risultati ai pesci selvatici. Gli esemplari utilizzati provenivano da allevamento e presentano comportamenti generalmente meno prudenti. Resta quindi da verificare se l’effetto osservato si manifesti con la stessa intensità in popolazioni naturali.

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