Quanto vale prendersi cura di un cane? Nella contea del Surrey, a sud di Londra, hanno una risposta precisa: 60.000 sterline all’anno, quasi 70.000 euro, più un cottage dove vivere. È questo lo stipendio che una famiglia benestante offre a chi voglia occuparsi del suo cane, per svolgere la funzione di Live-In Dog Companion and Estate Assistant. Se non avete mai sentito nominare questa mansione, tranquilli: è un profilo professionale inedito, che va tenuto distinto dal classico dog-sitter.
L’offerta, pubblicata da Achieve Hospitality, agenzia londinese specializzata in personale domestico di alto profilo, ha suscitato molta curiosità sui requisiti richiesti, ma non solo. Se il lauto stipendio, infatti, è offerto da una famiglia privata per appena quattro giorni di lavoro a settimana (dal giovedì alla domenica), la tendenza che muove queste cifre riguarda un trend più ampio: il benessere animale sta diventando, nelle fasce più abbienti della società, una priorità organizzata, misurata e affidata a professionisti del settore.
Oltre il semplice “dog sitting”
Come è lecito aspettarsi, la posizione nel Surrey non prevede solo passeggiate al guinzaglio.
Il candidato ideale deve monitorare in modo continuativo la salute, il comportamento e l’umore dell’animale, tenere un vero e proprio diario del cane, dove scrivere annotazioni su pasti, routine quotidiana, passeggiate, appuntamenti veterinari e sessioni con l’addestratore, e garantire una presenza costante che offra all’animale una stabilità emotiva.
È, in sostanza, un protocollo di cura strutturato, non molto diverso da quello che negli ultimi vent’anni si è affermato nelle strutture di pet therapy o nei centri specializzati in riabilitazione comportamentale animale. La differenza è che qui il contesto è privato, l’animale è uno solo, e il livello di attenzione richiesta è totale.
Tra cura dell’animale e gestione della casa
Il titolo del ruolo tradisce la sua doppia natura: “Estate Assistant” significa che il Dog Companion non è soltanto al servizio dell’animale: gestisce le commissioni, supervisiona le consegne, si occupa della manutenzione ordinaria della proprietà, mantiene l’ordine in casa e dà una mano in cucina, per esempio riscaldando i pasti preparati dallo chef di famiglia.
Questa figura ibrida tra cura dell’animale e supporto nella gestione della casa non è una novità assoluta in Inghilterra. Nelle grandi proprietà private, dotate di un piccolo organigramma, la figura del Dog Companion garantisce che il cane e la casa restino in buona salute anche quando la famiglia è in viaggio. Un elemento fondamentale per il benessere animale, infatti, è mantenere inalterate le abitudini, senza costringerlo a cambiamenti repentini che non ha deciso e spesso fatica ad assimilare.
In etologia, infatti, la routine non è sinonimo di pigrizia, ma un fattore di benessere scientificamente provato, capace di ridurre i livelli di cortisolo negli animali e di prevenire comportamenti ansiosi.
Il candidato ideale: i requisiti richiesti
L’annuncio di Achieve Hospitality specifica che il candidato deve essere calmo, affettuoso, affidabile e discreto. Un po’ come nelle vecchie corti, anche nelle case private di alto livello la discrezione è considerata una competenza professionale a tutti gli effetti, non un valore aggiunto. Una hard skill, e non una soft skill, per dirla in termini da Curriculum.
È richiesta un’esperienza pregressa in ambienti analoghi: dog care, nannying (educatore o educatrice dell’infanzia che vive in famiglia), assistenza domestica in case private. Il profilo è quello di chi sa costruire un legame fiduciario con un animale senza snaturarne le abitudini, e sa muoversi in un contesto di alto riserbo.
L’annuncio è pensato per dare stabilità non solo al cane, ma anche al lavoratore, che:
- Avrà a disposizione un intero cottage all’interno della tenuta (con bollette pagate);
- Potrà trasferirsi con un eventuale partner;
- Potrà portare con sé eventuali animali domestici
La pet economy e il valore del benessere animale
Questo annuncio non è un caso isolato in Uk.
Secondo i dati dell’associazione Pet Food Manufacturers’ Association (Pfma), nel Regno Unito vivono circa 13 milioni di cani e la spesa annua legata al loro benessere (veterinari, alimentazione premium, servizi di cura) supera i 7 miliardi di sterline.
Anche in Italia, il “pet parenting” e il mercato degli animali domestici è in rapida crescita: l’Associazione nazionale imprese di prodotti, servizi e tecnologie per animali (Assalco) stima che il mercato degli animali domestici abbia superato i 3 miliardi di euro nel 2023, con una crescita costante del segmento “servizi” che include toelettatura specializzata, pet coaching e strutture ricettive dedicate.
La figura del Dog Companion professionalizzato è l’espressione più estrema di questa tendenza. I numeri e le nuove figure professionali ricercate sono specchio di trasformazione culturale più profonda, in cui l’animale domestico è a tutti gli effetti un componente della famiglia, con bisogni emotivi e fisici che richiedono un’attenzione continua.
La qualità delle relazioni incide sulla salute dei cani
Parallelamente, le ricerche in etologia cognitiva degli ultimi quindici anni, dai lavori di Alexandra Horowitz alla Columbia University a quelli del Max Planck Institute sul cognitivismo canino, hanno progressivamente smontato l’idea che il cane sia indifferente alla qualità delle relazioni che lo circondano. È il contrario: la qualità del legame con gli esseri umani produce effetti misurabili sulla salute dell’animale domestico.
Quando la cura diventa professione
Ciò che rende questo annuncio rilevante, al di là dello stipendio, è la forma. Pubblicare questo tipo di annuncio tramite agenzia, offrendo una retribuzione trasparente e delle mansioni contrattualmente precise è un atto che cambia la natura stessa del ruolo, spesso affidato alla buona volontà delle parti e poco contrattualizzato.
Professionalizzare la cura degli animali significa riconoscere che quella cura ha un valore economico, che richiede competenze specifiche e che merita una tutela lavorativa. È lo stesso percorso che hanno compiuto, in decenni precedenti, le figure di badanti, doule e care manager per anziani: attività che esistevano nell’ombra dell’economia informale e che, progressivamente, hanno trovato una collocazione nel mercato del lavoro regolare.
Il Dog Companion nel Surrey è, forse, la versione più visibile (e più costosa) di una transizione che nel settore della pet economy è già in corso da qualche anno.