Siamo ancora troppo dipendenti dalle auto. A dimostrarlo è uno studio pubblicato su Nature Communications e condotto da un team di fisici e ricercatori dei Sony Computer Science Laboratories di Roma, dal Centro Ricerche Enrico Fermi e dalla Sapienza Università di Roma, il quale ha puntato i riflettori sulla nostra incapacità di slegarci dai combustibili fossili per i nostri spostamenti quotidiani. Ma la soluzione sarebbe in spostamenti entro i 15 minuti.
Inquinamento e dipendenza: colpa dell’auto privata
Il quadro descritto dai ricercatori mostra quanto il settore dei trasporti sia responsabile dell’inquinamento: pari al 21% delle emissioni globali di Co2. Di questa quota, il trasporto su strada incide per il 16%, e il vero “colpevole” ha un volto: l’auto privata. A livello mondiale, le automobili emettono ogni anno circa 3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, contribuendo da sole all’8% delle emissioni totali del pianeta e a oltre un terzo di tutte le emissioni legate ai trasporti.
Per analizzare questa dipendenza, lo studio ha introdotto il Car Dependency Index (Cdi), uno strumento che ha permesso di mappare inizialmente 18 metropoli tra Europa e Nord America, evidenziando come la mobilità urbana sia dipendente dall’auto, specialmente nelle aree periferiche dove i servizi di trasporto pubblico e la prossimità di negozi e alimentari sono più scarsi.
La scienza della prossimità
L’analisi è stata estesa a quasi 400 città in Paesi ad alto reddito. Utilizzando dati ad alta risoluzione da OpenStreetMap e WorldPop, i ricercatori hanno calcolato il “tempo di prossimità“, cioè la media dei tempi necessari per raggiungere a piedi i 20 punti di interesse più vicini in otto categorie essenziali, tra cui istruzione, salute e generi alimentari.
I risultati hanno stabilito una verità matematica: le emissioni di Co2 pro capite legate alla mobilità seguono una “legge di potenza” rispetto al tempo di prossimità. In termini semplici, questo significa che nelle zone urbane dove i servizi sono più lontani (tipico delle periferie), le emissioni non crescono in modo lineare, ma accelerato. La ricerca ha dimostrato che la vicinanza dei servizi è il fattore determinante: chi vive in quartieri “compatti” emette drasticamente meno di chi vive in aree frammentate.
La soluzione è nella “Città dei 15 minuti”
La soluzione proposta è una trasformazione profonda del tessuto urbano attraverso il modello della “Città dei 15 minuti”. Questo paradigma mira a garantire che ogni esigenza quotidiana sia soddisfatta entro un raggio di un quarto d’ora a piedi o in bicicletta.
I ricercatori hanno simulato un’ottimizzazione dei servizi in 30 grandi città, ridistribuendoli per massimizzare l’accessibilità locale. I risultati hanno mostrato che 27 città su 30 vedrebbero un calo drastico della Co2.
Adottando questa ridistribuzione, una città come Milano potrebbe abbattere le emissioni legate alla mobilità del 53%. Roma vedrebbe una riduzione del 41%. Altre città come Edimburgo (-50%) e Barcellona (-48%) confermano l’enorme potenziale del modello nel contesto europeo.
Perché le auto elettriche non bastano
Un punto fondamentale dello studio è la critica all’approccio puramente tecnologico. Attualmente, solo il 3% del parco auto mondiale è elettrico. Sostituire semplicemente i motori termici con quelli elettrici, senza cambiare la struttura delle città, non risolve la necessità di compiere lunghi spostamenti.
La vera sfida è urbanistica. In molte città del Nord America, come Atlanta o Dallas, la bassa densità abitativa e leggi di zonizzazione rigide hanno creato un “blocco strutturale” che rende l’auto l’unico mezzo possibile per sopravvivere. Al contrario, le città europee appaiono più “adattabili” alla riconversione verso la prossimità.
Le sfide sociali
Gli autori avvertono però che la transizione verso città basate sulla prossimità deve essere gestita con cautela per evitare rischi di gentrificazione e segregazione socieconomica. Inoltre, servizi di alto livello come ospedali specialistici o università non possono essere replicati ovunque e richiedono un sistema di trasporto pubblico efficiente che completi la rete della prossimità. In sintesi, se vogliamo raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, dobbiamo smettere di concentrarci solo su come ci muoviamo e iniziare a chiederci perché siamo costretti a muoverci così tanto. La soluzione per i ricercatori è riportare la vita quotidiana a misura d’uomo, a non più di 15 minuti da casa.
