Clima e disuguaglianza: come la povertà aumenta il rischio di morte per caldo e freddo

In soli due anni il caldo ha causato oltre 180.000 vittime in Europa
12 Maggio 2026
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Freddo poverta canva

Immaginiamo due case nella stessa città durante un’ondata di calore o un inverno gelido. In una c’è l’aria condizionata o un cappotto termico, nell’altra si fatica a pagare le bollette. Un nuovo studio europeo ci dice che questa differenza non è solo una questione di comfort, ma di sopravvivenza.

Il termometro dell’Europa, infatti, non segna per tutti la stessa temperatura. Alla minaccia globale e uniforme del cambio di temperature degli ultimi anni, una nuova ricerca dimostra che a decidere chi sopravviverà alle ondate di calore o ai picchi di gelo è, in larga misura, la condizione socioeconomica dei cittadini. Lo studio, guidato dall’Istituto di Barcellona per la Salute Globale (ISGlobal) e pubblicato sulla rivista Nature Health, ha quantificato per la prima volta l’impatto delle disuguaglianze sulla mortalità termica analizzando i dati di ben 32 Paesi europei e 654 regioni diverse.

Lo studio

I ricercatori hanno esaminato oltre 161 milioni di decessi avvenuti tra il 2000 e il 2019. In questo arco di tempo, è emerso chiaramente che la temperatura è diventata un fattore determinante per la salute pubblica, capace di colpire in modo sproporzionato le popolazioni più svantaggiate. Blanca Paniello-Castillo, ricercatrice di ISGlobal e prima autrice dello studio, spiega così il lavoro svolto: “Abbiamo analizzato i dati sulla mortalità giornaliera in 32 Paesi europei, includendo più di 161 milioni di decessi tra il 2000 e il 2019, registrati nell’ambito del progetto Early-Adapt, finanziato dal Consiglio europeo della ricerca. Lo scopo della ricerca era valutare come diversi indicatori socioeconomici modifichino la relazione tra temperatura e mortalità nella popolazione europea”.

L’indagine evidenzia come la deprivazione sociale agisca come un moltiplicatore di rischio. Fattori quali la povertà energetica, abitazioni fatiscenti con scarso isolamento e un accesso limitato alle cure sanitarie rendono le fasce più deboli estremamente vulnerabili sia al caldo che al freddo. Per dare una dimensione concreta a questo fenomeno, i ricercatori hanno creato degli scenari ipotetici: se tutta l’Europa godesse delle migliori condizioni abitative, si potrebbero evitare oltre 300.000 decessi legati all’impossibilità di riscaldare adeguatamente la propria casa. Allo stesso modo, circa 177.000 morti sono riconducibili direttamente alle disparità economiche misurate dall’indice di Gini (il livello di disuguaglianza in base al reddito), mentre la grave deprivazione materiale e sociale pesa per altre 157.000 vittime ogni anno.

Il paradosso delle metropoli

Lo studio svela un paradosso sorprendente che riguarda le aree più prospere del continente. Se è vero che un Pil pro capite elevato e un’aspettativa di vita più lunga proteggono dal freddo, banalmente grazie a sistemi sanitari più forti e case meglio isolate, queste stesse aree ricche si trovano più esposte durante le ondate di calore. Il motivo risiede nell’urbanizzazione intensiva e nella concentrazione delle attività economiche, che alimentano l’effetto dell’isola di calore urbana.

In queste metropoli, l’asfalto e il cemento assorbono calore durante il giorno e la scarsità di vegetazione impedisce il raffrescamento naturale, trasformando le città più produttive in vere e proprie trappole termiche in estate.

Una sfida sanitaria

Questa frattura tra chi può difendersi e chi soccombe è destinata a diventare il cuore delle future sfide sanitarie. Se oggi il freddo causa ancora più vittime del caldo, il riscaldamento globale sta rapidamente accorciando le distanze, rendendo l’esposizione termica il centro dell’epidemiologia ambientale. Joan Ballester, coordinatore dello studio e ricercatore principale del progetto, sottolinea l’importanza di questi risultati per la politica: Poiché il cambiamento climatico non colpisce tutte le popolazioni allo stesso modo, i nostri risultati aiutano a valutare e rafforzare il modo in cui i fattori socioeconomici vengono integrati nelle politiche di adattamento. Studi simili sono necessari in altre regioni. Sebbene sappiamo che l’Europa è altamente esposta ai rischi climatici, ci sono ancora pochi studi comparabili nel Sud del mondo”.

In un continente che ha già registrato oltre 180.000 morti per il caldo tra il 2022 e il 2024, la giustizia climatica non è più solo un ideale etico, ma una necessità vitale per la sopravvivenza di milioni di persone.

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