Hantavirus sulla MV Hondius: il virus dei roditori e la pista ambientale

Dalla possibile esposizione in una discarica a Ushuaia all’aumento dei casi in Argentina: il caso mostra come ambiente e clima possano modificare il rischio zoonotico
7 Maggio 2026
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La nave da crociera MV Hondius (Ipa/Fotogramma)

Non è il nuovo Covid e non ha, secondo le autorità sanitarie internazionali, caratteristiche pandemiche. Ma il focolaio di Hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius ha acceso l’attenzione perché unisce in un solo episodio molti elementi delle zoonosi contemporanee: un virus mantenuto in natura da roditori selvatici, una possibile esposizione ambientale prima dell’imbarco, viaggiatori diretti verso Paesi diversi e un ceppo al centro dell’indagine, Andes, noto perché è l’unico hantavirus per cui sia stata documentata la possibilità di trasmissione da persona a persona, sebbene rara e legata soprattutto a contatti stretti e prolungati.

Il bilancio ufficiale più recente parla di almeno 7 casi tra confermati e sospetti, inclusi 3 decessi; alcune ricostruzioni indicano 8 persone coinvolte. Alcuni pazienti sono stati evacuati dalla nave, diretta verso le Isole Canarie, mentre proseguono il monitoraggio dei passeggeri e la ricostruzione delle possibili esposizioni. Tra le ipotesi al vaglio delle autorità argentine c’è una possibile esposizione avvenuta a Ushuaia, in Terra del Fuoco, dove due passeggeri avrebbero partecipato a un’escursione di birdwatching in un’area di discarica. È una pista investigativa, non una causa accertata, ma spiega perché il caso venga letto anche in chiave ambientale.

Dal roditore all’uomo

Gli hantavirus sono virus a Rna della famiglia degli Hantaviridae. In natura si mantengono soprattutto attraverso roditori selvatici, che possono eliminare il virus con urine, feci e saliva. L’uomo entra nella catena di trasmissione in modo accidentale: inalando particelle contaminate, toccando materiali infetti o, più raramente, attraverso morsi o contatti diretti con animali.

La trasmissione tipica non è persona-persona. È ambiente-persona. Il passaggio critico avviene quando escrezioni di roditori infetti contaminano polveri, superfici, alimenti, materiali stoccati o spazi chiusi. Se quelle polveri vengono sollevate durante una pulizia, una movimentazione di rifiuti, un’attività in un deposito o l’ingresso in un luogo infestato, il virus può raggiungere le vie respiratorie.

È per questo che l’ipotesi della discarica di Ushuaia è epidemiologicamente rilevante. Una discarica può offrire ai roditori cibo, riparo e materiali in cui muoversi. Può attirare fauna selvatica e, allo stesso tempo, essere frequentata da persone per lavoro, manutenzione, raccolta o attività naturalistiche. Se nell’area circolano roditori infetti, il rischio non richiede necessariamente il contatto visibile con un animale: può bastare l’esposizione a polveri o superfici contaminate.

Lo stesso meccanismo riguarda fienili, capanni, magazzini, cantine, rifugi, locali tecnici, depositi alimentari, edifici abbandonati, aree rurali o periurbane e zone di rifiuti. Il rischio aumenta dove roditori e attività umane si sovrappongono: cibo accessibile, rifiuti non protetti, materiali accumulati, scarsa ventilazione, pulizie a secco, edifici con punti di ingresso non sigillati.

Dal punto di vista clinico, l’infezione può essere difficile da riconoscere nelle prime fasi. I sintomi iniziali sono spesso aspecifici: febbre, brividi, cefalea, dolori muscolari, stanchezza marcata, nausea, vomito, diarrea o dolore addominale. Nelle forme causate dagli hantavirus delle Americhe, tra cui il virus Andes, la complicanza più temuta è la sindrome polmonare da Hantavirus. Dopo la fase iniziale può comparire un rapido peggioramento respiratorio: tosse, dispnea, ipotensione, edema polmonare e insufficienza respiratoria.

Nei casi gravi è necessario il ricovero in terapia intensiva, con supporto all’ossigenazione, ventilazione assistita e trattamento delle complicanze. Non esiste una terapia antivirale specifica di uso consolidato; la cura è soprattutto di supporto. La letalità della sindrome polmonare da Hantavirus è elevata rispetto a molte altre infezioni virali rare: le stime internazionali indicano valori che possono aggirarsi intorno al 35-40%, con differenze legate al ceppo, alla tempestività della diagnosi, all’accesso alle cure intensive e alle condizioni del paziente.

Il periodo di incubazione complica le indagini. I sintomi possono comparire dopo una o due settimane, ma l’intervallo può arrivare anche a diverse settimane. Una persona può quindi esporsi in un’area contaminata, imbarcarsi, sviluppare i sintomi durante il viaggio e poi essere collegata a passeggeri diretti verso altri Paesi. Il ceppo Andes aggiunge un elemento di attenzione perché, tra gli hantavirus, è quello per cui è stata documentata la possibilità di trasmissione da persona a persona, soprattutto in contatti stretti, familiari o assistenziali. Questa caratteristica non lo rende assimilabile ai virus respiratori pandemici, ma impone prudenza nella gestione dei casi sospetti e nel monitoraggio dei contatti. Questa caratteristica non lo rende assimilabile ai virus respiratori pandemici, ma impone prudenza nella gestione dei casi sospetti e nel monitoraggio dei contatti.

L’impennata in Argentina e il ruolo del clima

Il caso della MV Hondius si inserisce in un quadro argentino già sotto osservazione. Da giugno 2025 nel Paese sarebbero state registrate oltre 100 infezioni da Hantavirus, circa il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una letalità indicata come più alta della media recente. L’aumento riguarda il contesto nazionale e non dimostra l’origine del cluster sulla nave, ma spiega perché l’episodio sia stato letto dentro una fase di maggiore circolazione del virus in Argentina. Le autorità sanitarie argentine hanno avviato anche catture e analisi di roditori nell’area di Ushuaia, da dove era partita la nave, per cercare possibili punti di esposizione.

Il legame con il clima non è diretto, ma mediato dall’ecologia dei roditori. Gli hantavirus si mantengono in natura attraverso specie serbatoio: nel caso del virus Andes, il principale serbatoio nella Patagonia argentina è il roditore Oligoryzomys longicaudatus, noto anche come colilargo. Se cambiano le condizioni che regolano la sopravvivenza, la riproduzione e gli spostamenti di questi animali, può cambiare anche la probabilità che il virus arrivi all’uomo.

Uno studio sulla Patagonia argentina ha modellizzato la distribuzione potenziale del colilargo in scenari di cambiamento climatico, partendo da tendenze osservate di aumento della temperatura e riduzione delle precipitazioni nella Patagonia occidentale tra 1967 e 1998. Il lavoro non indica un aumento uniforme del rischio, ma mostra che temperatura e precipitazioni possono modificare l’area potenzialmente idonea al roditore serbatoio, spostando la geografia possibile dell’esposizione umana.

Il meccanismo più documentato passa da piogge, vegetazione e cibo. Quando le precipitazioni aumentano, può crescere la disponibilità di semi, frutti, insetti e copertura vegetale. Per alcune specie di roditori questo significa più cibo, più rifugi, maggiore sopravvivenza e più riproduzione. Con più roditori cresce anche la probabilità che il virus circoli tra gli animali e che aumenti la quantità di urine, feci e saliva contaminate nell’ambiente. Una revisione pubblicata su Clinical Microbiology and Infection concludeva che il cambiamento climatico può influenzare gli hantavirus soprattutto attraverso l’impatto sulle popolazioni dei roditori serbatoio, più che con un effetto diretto sul virus.

Il modello è stato osservato in modo netto nel focolaio del 1993 nell’area dei Four Corners, negli Stati Uniti, uno dei casi più studiati nella storia della sindrome polmonare da Hantavirus. L’epidemia seguì un forte aumento delle precipitazioni legato a El Niño nel 1992-1993. Le piogge produssero abbondanza di vegetazione e insetti, cioè risorse per i roditori. Nel Sevilleta National Wildlife Refuge, in New Mexico, la popolazione di roditori aumentò di circa 20 volte rispetto all’anno precedente. Con più roditori infetti e più contatti con l’uomo, aumentarono le occasioni di esposizione.

In Argentina il rapporto tra clima e Hantavirus è stato studiato in particolare nel Nord-Ovest del Paese. Un lavoro pubblicato su PLOS Neglected Tropical Diseases ha analizzato i casi di sindrome polmonare da Hantavirus nelle province di Salta e Jujuy tra 1997 e 2017. I ricercatori hanno osservato che la trasmissione era associata a variabili climatiche, tra cui precipitazioni e temperatura, considerate con ritardi temporali. La conclusione dello studio è che la variabilità climatica svolge un ruolo significativo nella trasmissione dell’Hantavirus in quell’area e che i parametri climatici possono contribuire a modelli di previsione degli outbreak.

Il ritardo temporale è un punto importante. Il clima non produce casi umani da un giorno all’altro. Prima modifica l’ambiente, poi le risorse alimentari, poi la densità dei roditori, quindi la contaminazione ambientale e infine il rischio umano. Uno studio più recente, pubblicato su Pathogens, ha monitorato l’abbondanza dei roditori in un’area endemica argentina nel 2022-2023 e ha osservato un aumento sincrono dei roditori prima di un focolaio di sindrome polmonare da Hantavirus nel 2023. Nel modello, i casi umani risultavano positivamente associati all’abbondanza dei roditori con un ritardo di circa 3 mesi e alle precipitazioni con un ritardo di circa 8 mesi.

Altri dati argentini vanno nella stessa direzione. In una riserva naturale dell’area di Otamendi, ricercatori hanno catturato roditori ospiti di hantavirus tra 2007 e 2012 e hanno trovato anticorpi soprattutto in Akodon azarae. L’abbondanza di questa specie era associata a condizioni calde e piovose e ad alti livelli dell’acqua, con un picco dopo un forte evento El Niño. Anche qui il dato non descrive il caso della nave, ma conferma il principio ecologico: condizioni climatiche favorevoli possono aumentare le popolazioni di roditori serbatoio e quindi la pressione di esposizione.

Queste evidenze aiutano a leggere l’impennata argentina senza forzature. Molti ricercatori locali leggono l’aumento recente dei casi anche alla luce degli effetti del cambiamento climatico, ma il nesso va inteso in modo indiretto: il clima può modificare vegetazione, disponibilità di cibo e habitat dei roditori serbatoio. Questo non dimostra, da solo, l’origine del cluster sulla MV Hondius. Significa che l’aumento recente dei casi avviene in un Paese endemico dove piogge intense, periodi caldi, siccità, variazioni della vegetazione e spostamenti dei roditori possono modificare il rischio. In anni con condizioni favorevoli ai roditori, può crescere la contaminazione di ambienti frequentati dall’uomo: abitazioni rurali, capanni, depositi, aree di rifiuti, discariche, luoghi di lavoro o aree naturali frequentate per turismo.

La prevenzione deve quindi usare anche dati ambientali. Nelle aree endemiche non basta contare i casi umani: servono monitoraggio delle popolazioni di roditori, sorveglianza virologica sugli animali, controllo di discariche e depositi, gestione dei rifiuti, informazione a lavoratori e turisti, e modelli di allerta che integrino precipitazioni, temperatura, vegetazione e abbondanza dei serbatoi.

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