I ricchi chiedono di essere tassati di più. Succede in Uk, dove un gruppo di 120 ultra ricchi, noto come i Patriotic Millionaires, ha scritto al nuovo premier Andy Burnham chiedendogli di aumentare le imposte sui loro patrimoni. La lettera, firmata da figure molto note nel panorama culturale e imprenditoriale del Regno Unito come Gary Lineker, Brian Eno e Richard Curtis dimostra che non sono solo i poveri a lottare contro le disuguaglianze economiche.
Chi sono i Patriotic Millionaires e cosa chiedono
Il gruppo che ha promosso l’iniziativa si chiama Patriotic Millionaires. Si tratta di un network di persone molto benestanti che sostengono pubblicamente l’idea di una tassazione più incisiva sui grandi patrimoni, in nome della coesione sociale e di un sistema fiscale considerato più equo. Tra i nomi più noti dietro la lettera inviata al neopremier Uk Andy Burnham ci sono: l’ex calciatore e conduttore Gary Lineker, il musicista e produttore Brian Eno, il regista e sceneggiatore Richard Curtis, la scrittrice Val McDermid, l’imprenditore alimentare Ian Gregg, l’ex trader e attivista Gary Stevenson e l’avvocata e filantropa Julia Davies.
Il passaggio chiave della lettera è una frase che sintetizza l’intera richiesta: “We want you to tax us. We can afford it”, “Vogliamo che ci tassiate. Possiamo permettercelo”.
La logica è quella di colpire di più la ricchezza dei patrimoni già accumulati che “lavora” sotto forma di rendite, dividendi, plusvalenze e asset finanziari, rispetto al lavoro dipendente.
Nella lettera si sottolinea anche l’uso politico e sociale di un gettito aggiuntivo: più tasse sulla ricchezza potrebbero servire a ridurre la disuguaglianza, sostenere le infrastrutture pubbliche e aiutare le piccole imprese. In altre parole, i firmatari non si limitano a dire che possono pagare di più, ma indicano anche a cosa dovrebbe servire quel “di più”, agganciando la richiesta a obiettivi concreti di politica economica.
Una posizione che stride fortemente con quella assunta da Jeff Bezos, secondo cui si può azzerare le tasse ai poveri ma sarebbe “inutile aumentarle ai ricchi”.
Cosa ha detto finora Andy Burnham
Andy Burnham, diventato premier del Regno Unito il 20 luglio scorso, per ora non ha annunciato una patrimoniale. La sua linea politica, però, non chiude la porta alla questione. In diverse dichiarazioni ha lasciato intendere che il tema delle imposte sui grandi patrimoni resta sul tavolo, pur dentro un quadro di cautela fiscale.
In una delle frasi più riprese dalla stampa nazionale ha spiegato di poter chiedere “a little more”, “un po’ di più”, ai più abbienti in futuro. Anche per ragioni di opportunità politica, Burnham considera possibili aumenti sulle imposte su capitale e ricchezza, ma al contempo specifica di non voler tassare eccessivamente i ricchi. Per il neo premier, che vuole evitare una frattura tra il mondo produttivo e Downing Street, questa situazione potrebbe “creare nuove divisioni”, nel Paese. È un avvertimento che riguarda sia il dibattito interno al suo partito sia il rapporto con l’elettorato moderato.
Il quadro che ne emerge è quello di una porta socchiusa: niente misure drastiche annunciate subito, nessun progetto di patrimoniale dettagliato sul tavolo, ma la disponibilità a considerare in futuro una richiesta di “un po’ di più” dai soggetti che possono permetterselo, parzialmente in linea con la richiesta dei Patriotic Millionaires.
Quali sarebbero le conseguenze di una patrimoniale
Il peso politico della lettera cresce se lo si guarda alla luce dei numeri. Secondo uno studio ripreso dal Guardian e firmato dagli economisti Gabriel Zucman e Ben Tippet, una tassa minima del 2% sui patrimoni superiori a 100 milioni di sterline potrebbe portare nelle casse pubbliche circa 10 miliardi di sterline l’anno. La misura riguarderebbe meno di mille famiglie, cioè la fascia più alta della distribuzione della ricchezza nel Regno Unito. L’idea alla base è colpire una porzione molto limitata di contribuenti, ma con un gettito significativo, concentrando l’intervento sulla “coda” più ricca della popolazione.
Un’altra proposta sostenuta da Patriotic Millionaires UK ipotizza un prelievo del 2% sui patrimoni sopra i 10 milioni di sterline, con un potenziale gettito che, nelle simulazioni, arriva fino a 24 miliardi di sterline l’anno. A questo si aggiunge l’ipotesi di una riforma della capital gains tax — l’imposta sulle plusvalenze — che potrebbe portare altri 12 miliardi di sterline annui, allineando la tassazione sui redditi da capitale a quella sui redditi da lavoro.
Sono cifre che vanno lette in rapporto alle esigenze di bilancio e agli obiettivi di politica economica del nuovo governo: decine di miliardi di sterline aggiuntive potrebbero finanziare investimenti in infrastrutture, sanità, istruzione, o ridurre la pressione fiscale su altre categorie, in particolare i lavoratori e le piccole imprese che i Patriotic Millionaires indicano come destinatari del riequilibrio.
La scelta politica
Sul piano politico, queste proposte mettono Burnham di fronte a una scelta strategica. Da un lato, riscattano l’idea che la tassazione della ricchezza non sia solo un tema “di sinistra” tradizionale, ma una richiesta che viene anche da chi ha molto da perdere in termini di imposte e molto da guadagnare in termini di stabilità del sistema.
Dall’altro, lo costringono a definire più chiaramente che strada vuole prendere: se mantenere l’approccio graduale o se valutare misure più strutturate, come quelle indicate dagli studi citati.
Perché la richiesta dei milionari è difficile da ignorare
La lettera dei Patriotic Millionaires rende più complesso, sul piano del dibattito pubblico, liquidare la tassazione della ricchezza come un tema marginale o ideologico. Qui non sono tanto le parole a contare, quanto il fatto che arrivino da beneficiari diretti del sistema attuale, che dichiarano apertamente di poter “permettersi” un aumento di imposte sul patrimonio.
Per il Regno Unito, che affronta una fase complessa tra stagnazione, servizi pubblici sotto stress e disuguaglianze crescenti, la domanda posta dai Patriotic Millionaires è semplice e difficile da eludere: se alcuni tra i più ricchi chiedono esplicitamente di essere tassati di più, quanto a lungo il sistema politico potrà evitare di affrontare in modo diretto il tema della tassazione della ricchezza?
La questione non riguarda solo il Regno Unito, ma gran parte dei Paesi occidentali, tra cui l’Italia, dove il gap tra ricchi e poveri è in costante aumento.
