Sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile l’Italia migliora ma occorre accelerare

Secondo il Rapporto Istat sugli Sdgs la metà delle misure risulta in miglioramento, oltre un quarto è stabilità o stagnante, il 24% peggiora. La maggiore inerzia per i target ambientali
8 Luglio 2026
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Italia e sviluppo sostenibile: il Rapporto Istat sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – Sdgs), pubblicato oggi 8 luglio, presenta l’aggiornamento e l’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese. L’andamento  verso gli Sdgs è stato analizzato rispetto all’ultimo anno, a partire da 243 misure statistiche, e rispetto all’ultimo decennio, basandosi su 221 misure statistiche.

Miglioramenti per metà delle misure, quasi un quarto in peggioramento

“Nell’ultimo anno – spiega Istat nel report – la metà delle misure risulta in miglioramento (51%); oltre un quarto è caratterizzato da stabilità o stagnazione; i peggioramenti riguardano il 24% delle misure“. “Le variazioni negative sono più frequenti – si legge – nel Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni), per il peggioramento della rappresentanza femminile e giovanile in Parlamento e l’incremento dell’affollamento carcerario; nel Goal 4 (Istruzione), a causa del deterioramento delle competenze degli studenti e della contrazione della quota di giovani laureati; nel Goal 1 (Povertà zero), per il peggioramento delle misure di povertà e deprivazione”. All’opposto, “il Goal 17 (Partnership per gli obiettivi) registra avanzamenti per tutte le misure considerate. Quote elevate di miglioramento si osservano anche nei Goal 10 (Ridurre le disuguaglianze), per l’attenuazione delle disuguaglianze distributive, e 2 (Fame zero), grazie al miglioramento di alcune misure di sostenibilità dell’agricoltura. Le misure ambientali presentano una maggiore inerzia: nel Goal 15 (Vita sulla terra) oltre tre quarti delle misure restano stabili; livelli di stabilità elevati interessano anche i Goal 6 (Acqua) e 14 (Vita sott’acqua)”.

Serve accelerare

Le tendenze dell’ultimo decennio restituiscono “un quadro parzialmente positivo ma che sottolinea, nel complesso, l’esigenza di un’accelerazione: il 53,8% delle misure è in miglioramento, l’11,3% in peggioramento, mentre il 34,8% presenta una tendenza non univocamente determinabile. Questa ampia area di misure con tendenza evolutiva incerta riflette la presenza di andamenti discontinui, caratterizzati da fasi alterne di miglioramento e peggioramento, suggerendo una limitata capacità di consolidare i progressi nel tempo”.

Italia in svantaggio rispetto alla media Ue27

Guardando al continente europeo, il posizionamento dell’Italia rispetto all’Ue27, nel suo insieme e rispetto alle principali economie europee (Germania, Spagna e Francia), è stato analizzato a partire da 82 indicatori selezionati dall’Eu-Sdg indicator set di Eurostat. “Nel 2025 circa la metà degli indicatori (49%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media Ue27; il 34% segnala un vantaggio e il 17% un posizionamento prossimo alla media europea. Rispetto al 2015 si osserva un parziale miglioramento: la quota degli indicatori favorevoli era allora pari al 28%, mentre quella degli indicatori sfavorevoli raggiungeva il 54%”, spiega Istat.

Stando al report, “il profilo più favorevole si osserva nel Goal 12 (Consumo e produzione responsabili), in cui tutti gli indicatori considerati collocano l’Italia in posizione migliore rispetto alla media Ue27. Gli indicatori con valori migliori dell’Ue prevalgono anche nei Goal 2 (Fame zero), 5 (Parità di genere), 7 (Energia) e 16 (Pace, giustizia e istituzioni). Le criticità più marcate emergono invece nel Goal 15 (Vita sulla terra), dove tutti gli indicatori collocano l’Italia in posizione peggiore della media europea, e per 8 (Lavoro dignitoso e crescita economica), 13 (Lotta al cambiamento climatico), 10 (Ridurre le disuguaglianze), 11 (Città sostenibili) e 9 (Imprese, innovazione e infrastrutture), nei quali la quota di indicatori critici è particolarmente elevata”.

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