Ci sono città perfette da vivere in un weekend e città migliori per arrivare senza fatica alla fine della settimana. Il Global Liveability Index 2026 guarda alle seconde: non misura il fascino di una destinazione, ma la tenuta della vita urbana. Non chiede dove sia più bello andare, ma dove sia più semplice vivere: spostarsi, curarsi, studiare, trovare servizi, sentirsi al sicuro, abitare in un contesto che funziona.
A compilare la classifica è l’Economist Intelligence Unit, la divisione di analisi e ricerca del gruppo The Economist. La nuova edizione prende in esame 173 città nel mondo e assegna a ciascuna un punteggio di vivibilità da 1 a 100, sulla base di oltre 30 fattori qualitativi e quantitativi. Gli indicatori sono divisi in cinque categorie: stabilità, assistenza sanitaria, cultura e ambiente, istruzione e infrastrutture. Dentro ci sono elementi molto concreti: criminalità, rischio di conflitti, minaccia terroristica, qualità della sanità pubblica e privata, clima, corruzione, offerta culturale e sportiva, trasporto pubblico, strade, collegamenti internazionali, energia, acqua, telecomunicazioni e disponibilità di alloggi di qualità.
La classifica, dunque, non premia le città più fotografate né quelle più visitate. Una città può essere straordinaria da attraversare per pochi giorni e complicata da abitare tutto l’anno. Nella top ten pubblicata dall’EIU non compare nessuna città italiana: non Roma, non Milano, non le grandi città d’arte che dominano l’immaginario turistico internazionale. Ai vertici si impone invece una geografia diversa, fatta di Nord Europa, Australia, Svizzera, Giappone e Canada: luoghi dove la qualità urbana viene misurata soprattutto sulla capacità dei servizi di reggere nella vita quotidiana.
La top ten
10. Tokyo, Giappone – 96 punti
La capitale giapponese entra nella top ten con punteggi perfetti in stabilità, assistenza sanitaria e istruzione. Più basso, rispetto alle altre categorie, il dato su cultura e ambiente, fermo a 89.

9. Vancouver, Canada – 96 punti
È l’unica città nordamericana tra le prime dieci. Ottiene 100 in istruzione e mantiene valori molto alti in tutte le categorie, senza scendere sotto quota 93.

8. Adelaide, Australia – 96 punti
Una delle tre città australiane presenti nella top ten. Raggiunge 100 in assistenza sanitaria e istruzione, 96 nelle infrastrutture e 91 in cultura e ambiente.

7. Osaka, Giappone – 96 punti
Seconda città giapponese in classifica, con 100 in stabilità, assistenza sanitaria e istruzione. Come Tokyo, paga soprattutto la categoria cultura e ambiente, dove ottiene 87.

6. Ginevra, Svizzera – 96 punti
La città svizzera conferma la forza del Paese nella parte alta dell’indice: 100 in assistenza sanitaria e istruzione, 96 in infrastrutture, 95 in stabilità e 92 in cultura e ambiente.

5. Zurigo, Svizzera – 96 punti
Una posizione sopra Ginevra, Zurigo mostra punteggi molto equilibrati: 100 in assistenza sanitaria e istruzione, 96 in infrastrutture, 95 in stabilità e 94 in cultura e ambiente.

4. Sydney, Australia – 97 punti
Sfiora il podio con il massimo in assistenza sanitaria e istruzione. Molto alti anche i punteggi in infrastrutture, stabilità e cultura e ambiente.

3. Melbourne, Australia – 97 punti
Terza classificata, con punteggi quasi identici a Sydney ma un risultato migliore in cultura e ambiente: 96 contro 94. Anche Melbourne ottiene 100 in assistenza sanitaria e istruzione.

2. Vienna, Austria – 97 punti
La capitale austriaca resta uno dei modelli europei di qualità urbana: 100 in assistenza sanitaria, istruzione e infrastrutture, 95 in stabilità e 94 in cultura e ambiente.

1. Copenaghen, Danimarca – 98 punti
È la città più vivibile al mondo secondo l’EIU. La capitale danese ottiene 100 in stabilità, istruzione e infrastrutture, 96 in assistenza sanitaria e 95 in cultura e ambiente. Non vince per un solo primato, ma per l’equilibrio complessivo.

Cosa cambia fuori dalla top ten
Fuori dalla top ten, il rapporto mostra una classifica meno immobile di quanto sembri. Il punteggio medio globale resta fermo a 76,1 su 100, lo stesso dell’anno precedente, ma l’equilibrio nasce da movimenti opposti: da una parte migliora l’assistenza sanitaria, dall’altra peggiora la stabilità. Secondo l’EIU, il primo dato riflette progressi registrati in diverse città, in particolare asiatiche; il secondo risente invece di guerre, tensioni regionali, criminalità, proteste e rischi per la sicurezza.
La regione con la media più alta resta l’Europa occidentale, a 91,7 punti, davanti al Nord America, a 90,4. Ma il movimento più rilevante arriva dall’Asia, che migliora più delle altre aree e porta ormai nove città nella top 20. Il traino arriva soprattutto dalla sanità: diverse città cinesi salgono in classifica dopo anni di investimenti pubblici nel settore, mentre Tokyo rientra tra le prime dieci anche grazie al miglioramento nella categoria cultura e ambiente.
Il quadro opposto riguarda Medio Oriente e Nord Africa, l’area più penalizzata nell’edizione 2026. L’EIU collega il calo alla guerra con l’Iran e al peggioramento della stabilità nel Golfo: Muscat e Kuwait City sono le città che perdono più posizioni, mentre arretrano anche Amman, Manama, Doha, Abu Dhabi e Dubai. Tehran entra nella parte più bassa della graduatoria.
In coda, la classifica cambia tono. Le ultime posizioni sono occupate quasi tutte da città segnate da conflitti, povertà o forte instabilità. Damasco resta ultima, al 173esimo posto, preceduta da Tripoli, Dhaka, Karachi, Algeri, Lagos, Port Moresby, Kyiv, Harare e Tehran. Qui la vivibilità non è più una gara tra modelli urbani, ma il termometro di crisi profonde: sicurezza, accesso alle cure, infrastrutture e condizioni materiali della vita quotidiana diventano il vero spartiacque tra le città in cima e quelle in fondo all’indice.
