In Trentino, dal 2027, sarà possibile cacciare i cinghiali con arco e frecce. Venerdì 3 luglio la delibera, nata dalla proposta dell’assessore alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni, ha ricevuto l’ok della Giunta della provincia autonoma dopo il parere favorevole dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e nonostante la bocciatura dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali) che parla di “delibera Robin Hood”.
Per l’assessore la sperimentazione servirà a ridurre il numero di cinghiali, considerati una specie invasiva —, e contenere la diffusione della peste suina africana.Per Failoni, i cacciatori porteranno avanti un “controllo mirato” insieme al Corpo forestale.
Le opposizioni e le associazioni ambientaliste, già attive per disinnescare il ddl Caccia, criticano quello che la consigliera provinciale di Avs, Lucia Coppola, ha definito “Safari medievale”. Il ritorno all’arco alle frecce, sottolineano, è una misura sadica che non serve a ridurre i problemi, ma ad aumentare il divertimento dei cacciatori minacciando il benessere dei cinghiali, che moriranno dopo “atroci sofferenze”.
Intanto, l’assessore Failoni accoglie con entusiasmo l’ok alla delibera e pubblica sui social una foto di sé stesso nelle vesti di Robin Hood.
Il Corpo forestale potrà avvalersi dei cacciatori abilitati
Il provvedimento introduce il cosiddetto “controllo mirato” per consentire al Corpo forestale del Trentino di avvalersi di cacciatori abilitati che potranno operare in aree “a densità zero”, in deroga agli orari e ai periodi di caccia. “La disciplina del controllo del cinghiale – spiega Failoni – è stata aggiornata periodicamente negli anni per renderla sempre più efficace. Il provvedimento va ancora in questa direzione, tenendo conto anche della preoccupazione per la peste suina africana e dei suoi effetti economici sul settore dell’allevamento dei suini”.
L’abilitazione sarà riservata ai controllori del cinghiale già qualificati.
La sofferenza degli animali
Il provvedimento infiamma la protesta delle associazioni animaliste, che sottolineano “l’atrocità della delibera”. Massimo Vitturi, responsabile area animali selvatici di Lav (Lega anti vivisezione) ricorda che “il cinghiale è un animale con una pelle molto dura, difficile da uccidere con arco e freccia”. Per Vitturi, la delibera approvata dalla provincia autonoma di Trento è solo “un pretesto per far divertire i cacciatori”.
Sulla stessa linea la consigliera d’opposizione Lucia Coppola, che aggiunge: “Non esiste alcuna evidenza che l’arco e la freccia rendano più efficace il contenimento della peste suina”. Anzi, “si rischia di aumentare la probabilità di ferimenti, con animali che possono agonizzare a lungo e diventare ancora più pericolosi”, spiega la consigliera di Avs. Il punto è ribadito da Centopercentoanimalisti: “Non bastava l’uccisione degli animali dei boschi in Trentino: alla crudeltà dei fucili, si aggiunge anche quella delle frecce che fanno morire i cinghiali dopo atroci sofferenze”.
La consigliera provinciale del Pd Michela Calzà ricorda che la Provincia autonoma ha già “un piano d’abbattimento” dei cinghiali, ovvero ilpiano presentato dal Commissario straordinario per la pesta suina africana, figura istituita a livello nazionale nel 2022, quando la malattia è tornata a diffondersi in Italia. Per Lav, inoltre, il provvedimento “aumenta il rischio di bracconaggio: ci saranno più cacciatori autorizzati ad uccidere i cinghiali, che però colpiranno anche altri animali”.
Cosa dicono le Linee guida
Non si tratta solo di una presa di posizione partitica. Anche le Linee guida per la gestione del cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette stabiliscono che al centro della valutazione dei metodi di controllo ci sia la capacità di garantire una morte rapida (e quindi meno dolorosa) e di ridurre al minimo il rischio di ferimenti non letali. “I mezzi utilizzati debbono essere in grado di minimizzare le sofferenze degli animali”, si legge nel documento.
I rischi per l’essere umano
Gli oppositori segnalano possibili rischi non solo per il benessere animale anche per gli esseri umani, minacciati dalla silenziosità delle frecce: “Chi frequenta i boschi e i sentieri non potrà nemmeno percepire che è in corso un abbattimento”, spiega Coppola. Dello stesso avviso l’Enpa di Rovereto, che tramite la rappresentante Ivana Sandri, spiega: “L’arco è un’arma silenziosa. Chi frequenta i boschi non sentirà più nemmeno gli spari che oggi possono mettere in allarme escursionisti, ciclisti o cercatori di funghi. Consentire questi interventi anche fuori dai normali periodi di caccia significa esporre le persone a rischi maggiori”, aggiunge Sandri.
L’associazione ha chiesto alla Giunta provinciale di ritirare il provvedimento e al Commissario del Governo di valutare gli aspetti legati alla pubblica sicurezza.
La replica di Failoni
Sulla base di queste rilevazioni, viene da chiedersi perché le frecce e non le armi da fuoco già previste. Per la giunta provinciale l’arco è preferibile proprio perché è silenzioso e non disturba la fauna, soprattutto durante il periodo riproduttivo. Prima di pubblicare la foto di sé stesso nei panni di Robin Hood, l’assessore Failoni ha risposto alle critiche: “L’arco potrà essere usato solo dai cacciatori autorizzati e a distanza ravvicinata, non ci sarà nessuna freccia vagante”.
