Dalla birra al detersivo, nella busta della spesa 98kg di packaging a persona

Lo studio condotto dal Joint Research Centre della Commissione europea
8 Luglio 2026
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Ben 98 kg a persona ogni anno: è questo il peso invisibile del packaging che ogni cittadino europeo immette sul mercato. Nonostante le campagne di sensibilizzazione e le norme sulla sostenibilità, uno studio condotto dal Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea, sui dati di 19 Stati membri tra il 2011 e il 2025, ha svelato una realtà complessa: la montagna di imballaggi che ci circonda non sta affatto diminuendo.

Al contrario, se quasi tutti i materiali sembrano aver raggiunto una certa stabilità con il vetro in prima linea, la plastica è l’unica categoria che continua a correre, segnando un aumento dell’11% in termini assoluti nel periodo considerato.

Il peso dei materiali

Anche se la plastica cresce, è il vetro ad essere il re indiscusso degli imballago. A causa della sua elevata densità, questo materiale costituisce da solo il 75% del peso totale degli imballaggi immessi sul mercato nel 2024. In questo settore, la birra è la protagonista assoluta: tra bottiglie riutilizzabili e monouso, genera circa 16,5 milioni di tonnellate di imballaggi, seguita da vino e altri alcolici.

Complessivamente, il cuore del problema è nel nostro carrello della spesa: il 97% di tutto il packaging consumer riguarda infatti cibo e bevande. Tuttavia, lo studio Jrc ha esteso lo sguardo anche ad altri settori che pesano sulla nostra impronta ecologica:

  • I detersivi per il bucato sono i principali utilizzatori di plastica Hdpe (polietilene ad alta densità), scelta per la sua resistenza agli agenti chimici.
  • Prodotti per la cura della persona dominano il comparto dei contenitori plastici non alimentari.
  • Nel pet food, è il cibo per gatti il settore con la maggiore incidenza di imballaggi misti in alluminio-plastica.

Dimmi dove vivi e ti dirò che packaging usi

L’Europa però non è un blocco monolitico e le differenze tra i Paesi possono essere abissali e riflettere le abitudini culturali profonde. In Germania, ad esempio, si immettono sul mercato quasi 16 kg di plastica pro capite all’anno, esattamente il doppio rispetto alla Svezia, che si ferma a 8 kg (la media europea è di circa 14 kg).

In Italia, le bottiglie d’acqua in plastica pesano per il 46% sul consumo totale di plastica nazionale. In Svezia, dove l’acqua del rubinetto è la norma, questa percentuale crolla drasticamente al 6%.

Mentre il Pet (usato per le classiche bottigliette) domina quasi ovunque, in nazioni come Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi e Svezia, il materiale plastico più diffuso è il polipropilene (Pp), utilizzato per una gamma molto più vasta di prodotti alimentari.

Come cambiano gli scaffali

Lo studio ha identificato inoltre tendenze di “cambio pelle” tra i materiali, spesso guidate da strategie di mercato o preferenze dei consumatori:

  • In Italia e Slovacchia, la plastica sta progressivamente soppiantando il vetro per quanto riguarda l’acqua minerale.
  • In Bulgaria, si nota la tendenza opposta: l’uso del Pet per l’acqua è calato a favore di un ritorno al vetro.
  • In Francia, il settore del latte sta abbandonando il classico cartone per liquidi e l’Hdpe per abbracciare sempre più le bottiglie in Pet.
  • In Svezia, i succhi di frutta stanno lasciando il cartone per passare al vetro (spesso per prodotti considerati “premium”).

Spesa alta non significa più rifiuti

Un dato da sottolineare emerso dall’analisi economica è che non esiste una correlazione diretta tra quanto spendiamo per mangiare e quanto packaging produciamo. Spendere di più per il cibo non significa necessariamente portarsi a casa più rifiuti; tutto dipende dalla tipologia e qualità di prodotto e dalle scelte di confezionamento delle aziende.

La sfida per l’Europa è ora trasformare quel +11% della plastica in un numero finalmente negativo. Il modello del Jrc punta proprio a questo: fornire agli Stati membri una bussola scientifica per verificare se le politiche di riduzione e riciclo stiano davvero svuotando i nostri bidoni o se stiamo solo cambiando il colore e la forma dei nostri rifiuti.

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