Ricci di mare, la Regione Puglia proroga il divieto di pesca fino al 2029

In tre anni di divieto, la popolazione non è cresciuta come previsto: a rischio la biodiversità marina nello Ionio e nel basso Adriatico
7 Luglio 2026
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Ricci di mare (Canva)

Se passate dal chiringuito di Bari e chiedete il piatto tipico da mangiare sul mare, gli uomini del porto vi risponderanno “focaccia e ricci”. È così anche ora, nonostante dal 2023 la Regione Puglia abbia vietato di pescare e vendere i ricci di mare, la cui sopravvivenza è stata messa a serio rischio dal consumo smodato e dalla pesca senza regole.

I tre anni di fermo biologico non sono stati sufficienti a ripristinare la popolazione di questi animali. La Regione presieduta da Antonio Decaro ha dovuto prolungare di altri tre anni il fermo biologico, fino al 30 giugno 2029, per far tornare l’animale simbolo della tradizione culinaria costiera nelle acque del Basso Adriatico e dello Ionio. 

Il rafforzamento delle misure di salvaguardia è stato ritenuto inevitabile alla luce delle rilevazioni svolte dall’Università del Salento, Arpa Puglia, Direzione Marittima e Guardia di Finanza.

“La ratio di questa norma – hanno spiegato a ilfattoquotidiano.it il direttore generale di Arpa Puglia Vito Bruno e il direttore del Centro Regionale Mare della stessa agenzia, Nicola Ungaro – è quella di consentire all’attuale risorsa di riprendersi. Credo che il termine più corretto sia proprio questo: il riccio ha raggiunto limiti estremi di sfruttamento e sappiamo che per tutte le risorse marine l’eccessivo sfruttamento può creare grandi problemi alla popolazione della specie tali da non consentirne la ripresa”.

Il blocco riguarda non solo la pesca, ma anche raccolta, detenzione, trasporto, sbarco e commercializzazione degli esemplari e dei prodotti derivati.

Il primo allarme nel 2020

Il primo allarme si era avuto nel 2020 quando l’Agenzia regionale per la protezione ambientale aveva sollecitato la Regione a un monitoraggio che, tre anni dopo, ha certificato una condizione di grave rischi per la sopravvivenza della specie. In alcune aree “avevamo trovato densità prossime allo zero, se non addirittura pari a zero”, spiega Arpa.

Ungaro ha spiegato che la strategia è quella di puntare sul ruolo dei riproduttori, ovvero gli esemplari adulti in grado di generare uova e spermatozoi: “più sono numerosi, maggiore è la possibilità che producano uova e, allo stesso tempo, aumentano anche i tassi di sopravvivenza delle larve che derivano da quelle uova”.

Cosa succederà dopo il 2029

Consumatori, ristoratori e commercianti si chiedono se il fermo biologico sarà prorogato nel 2029 anche a fronte di un recupero della popolazione marina. Anche alla luce della faticosa ripresa registrata in questi primi tre anni di divieto, Ungaro e Bruno non hanno dubbi: “Secondo noi si dovrebbe continuare a mantenere attivo il divieto”, hanno detto Ungaro e Bruno sottolineando che il riccio è una “componente dell’ecosistema”.

Il ruolo del riccio di mare per la biodiversità marina

Il riccio di mare non è solo una prelibatezza, ma una specie chiave per l’equilibrio degli ecosistemi costieri mediterranei. Trasportando alghe e biofilm sulle rocce, contribuisce a contenere la crescita eccessiva della vegetazione marina e a mantenere i fondali in uno stato di maggiore diversità biologica.
Quando la sua presenza scende troppo, il rischio è l’alterazione degli habitat e la perdita di equilibrio tra le specie. Proprio perché il valore commerciale delle sue gonadi (quello che viene effettivamente mangiato) ha alimentato una pressione di pesca molto forte la tutela dei riproduttori diventa decisiva per evitare che la specie continui a rarefarsi.

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