La matematica fa paura, ma muove l’economia: in Italia vale 680 miliardi

È alla base di algoritmi, IA, ingegneria e ricerca scientifica. Uno studio misura il suo peso su PIL, lavoro e competitività
17 Settembre 2026
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Matematica
Matematica (Canva)

A scuola, tra tutte le materie, matematica è probabilmente quella che fa più paura. Spesso percepita come qualcosa di difficile, riservata a chi ha una particolare predisposizione, la matematica è però alla base di gran parte di ciò che utilizziamo ogni giorno e, soprattutto, insegna a costruire modelli, interpretare fenomeni complessi e sviluppare logica e pensiero critico. Nella società digitale il suo ruolo è diventato ancora più centrale, passando dagli algoritmi che muovono il web al sequenziamento del genoma, dalla trasmissione dei dati all’intelligenza artificiale. Le ricadute sono concrete: in Italia contribuisce per 680 miliardi di euro all’economia, sostenendo 8,4 milioni di posti di lavoro (il 35% dell’occupazione del Paese).

A fotografare il valore umano ed economico di questa affascinante materia è lo studio “L’impatto economico della Ricerca Matematica in Italia”, realizzato da Deloitte Economics su incarico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e dell’Unione Matematica Italiana (UMI).

308,5 miliardi di euro di impatto diretto

Nel dettaglio, il contributo economico diretto è stimato in 308,5 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 221 miliardi di impatto indiretto lungo le filiere produttive e 150 miliardi di impatto indotto, collegato alla spesa dei lavoratori coinvolti nell’ecosistema. Per ogni euro di impatto diretto, secondo lo studio, se ne generano altri 1,2 attraverso gli effetti indiretti e indotti. Il gettito fiscale associato arriva invece a 296 miliardi di euro.

La matematica attraversa ormai settori molto diversi. L’intensità di utilizzo della Ricerca Matematica raggiunge il 71,9% negli studi di architettura e ingegneria, il 65,1% nella programmazione e consulenza informatica e il 53% nella ricerca scientifica e sviluppo. Seguono i servizi finanziari e assicurativi ausiliari e le telecomunicazioni. Lo studio rileva inoltre, nel confronto internazionale, una correlazione positiva tra competenze matematiche misurate dai test PISA e PIL pro capite e produttività oraria del lavoro.

“I dati dimostrano come la ricerca matematica rappresenti un asset strategico fondamentale per la competitività del nostro Paese”, commenta a tal proposito Marco Vulpiani, senior partner e head of Deloitte Economics. “In un’economia globale sempre più basata su dati, intelligenza artificiale e ottimizzazione dei processi, la capacità di sviluppare e applicare ricerca matematica avanzata rappresenta quindi un fattore critico di sviluppo“.

Pochi investimenti

A fronte di questi risultati resta però il problema degli investimenti. L’Italia destina a ricerca e sviluppo l’1,3% del PIL, contro una media europea del 2,26%. Allo stesso tempo, la produzione scientifica italiana in ambito matematico mostra risultati rilevanti: nel confronto con Francia, Germania, Spagna e Olanda, l’Italia è prima per produttività degli autori e seconda per numero di citazioni ricevute. Ma rimane debole il trasferimento della ricerca verso le imprese: solo il 3,4% delle pubblicazioni matematiche è realizzato con un coautore aziendale o industriale.

Cresce intanto anche l”appeal’ della materia: tra il 2017 e il 2024 i diplomi di dottorato in Scienze Matematiche sono aumentati in media del 3,6% all’anno.

Matematica alla base dell’Ai e ‘antidoto’ alla perdita del pensiero critico

Lo studio si focalizza infine su una delle applicazioni più importanti della ricerca matematica attuali, l’intelligenza artificiale, che proprio nella matematica trova il proprio fondamento teorico. Secondo le stime riportate nello studio, entro il 2035 l’IA potrebbe contribuire a un incremento dell’1,8% del PIL nazionale, pari a circa 38 miliardi di euro.

“In una fase storica in cui affidiamo all’intelligenza artificiale una parte crescente dei processi di analisi, educare alla matematica, alla logica e al ragionamento critico diventa ancora più importante“, afferma Claudio Giannetti, preside della facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore campus di Brescia, dove il 15 settembre si è tenuto un dibattito sul report. “Solo investendo con convinzione nella formazione, nella ricerca matematica e nelle sue applicazioni potremo preparare generazioni capaci non di subire le nuove tecnologie, ma di comprenderle, guidarne lo sviluppo e metterle al servizio del progresso economico, sociale e scientifico del Paese”, ha concluso.

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