Si chiama Hiring Assistant ed è l’agente Ai di LinkedIn che supporterà i recruiter nella ricerca del personale. Il sistema, ora disponibile anche in lingua italiana, nasce per affiancare gli esseri umani nel processo di selezione dei candidati incrociando i requisiti della posizione con le caratteristiche dei candidati. Hiring Assistant può anche agevolare la fase di contatto con i profili più in target, ma non tutto verrà delegato all’intelligenza artificiale.
Anzi, secondo il Country manager di LinkedIn Italia, la funzione permetterà di rimettere l’essere umano al centro nei processi di selezione, che negli ultimi anni sono diventati sempre più complessi. “È così che evolve il lavoro del recruiter: la tecnologia può aumentare la sua capacità di individuare le persone giuste, lasciandogli più spazio per ciò che resta profondamente umano”, spiega Marcello Albergoni annunciando la novità con un video sulla piattaforma social.
Cosa fa Hiring Assistant
Hiring Assistant è in grado di cercare i profili, analizzarli e suggerire i migliori, ma non può decidere chi assumere. Inoltre, non può scartare nessuno autonomamente dal processo di selezione, né cambiare lo stato di un candidato: l’ultima parola spetta sempre a un essere umano. Il recruiter mantiene il controllo durante l’intero processo definendo obiettivi e criteri.
Per ogni profilo individuato, Hiring Assistant spiega con i dati le ragioni della scelta e i requisiti soddisfatti dal candidato, in modo che i professionisti Hr abbiano un quadro più completo.
L’idea di una crescente disumanizzazione nel processo selettivo è solo una parvenza. I recruiter, infatti, si affidano già a strumenti digitali, come lo screening per parole chiave, decisamente più rigidi e meccanici rispetto al nuovo sistema. L’obiettivo del nuovo agente è quello di liberare tempo dalle attività ripetitive per dedicarlo alla relazione con i candidati. “In un mercato del lavoro sempre più complesso, il valore non sta soltanto nel fare recruiting più rapidamente, ma nel migliorare anche la qualità dell’incontro tra persone e opportunità. L’Ai sta trasformando il ruolo dei recruiter, aiutandoli a individuare talenti e competenze che i processi tradizionali potrebbero altrimenti trascurare”, spiega Albergoni.
Perché può migliorare la selezione
Hiring Assistant è stato lanciato prima nei Paesi anglofoni, poi in Germania e Francia e ora approda in Italia in un momento di crescente pressione per i recruiter.
Secondo i dati diffusi da LinkedIn:
- Candidature globali: raddoppiate dal 2022 per singola posizione aperta;
- Difficoltà in Italia: il 52% dei recruiter italiani fatica a trovare talenti qualificati (a livello globale la percezione di questa difficoltà sale addirittura al 66%);
- Pressione sul ruolo: il 63% dei professionisti Hr in Italia si sente impreparato a gestire il sovraccarico e le crescenti aspettative aziendali.
I sondaggi interni Aidp (Associazione italiana per la direzione del personale) confermano questo scenario: oltre il 60% dei direttori del personale segnala un forte aumento dello stress psicologico legato al proprio ruolo negli ultimi due anni. I motivi principali sono la gestione delle richieste di flessibilità (smart working) dei candidati e la necessità di trattenere i talenti in azienda per evitare le dimissioni di massa (turnover).
+18% di assunzioni per le professioni altamente ricercate
“I risultati – afferma Albergoni – sono già misurabili: le aziende che utilizzano Hiring Assistant registrano l’11% in più di assunzioni di qualità e assumono il 18% in più di professionisti altamente ricercati. È così che evolve il lavoro del recruiter: la tecnologia può aumentare la sua capacità di individuare le persone giuste, lasciandogli più spazio per ciò che resta profondamente umano”.
Secondo i numeri forniti dalla piattaforma, mediamente i recruiter che utilizzano Hiring Assistant registrano un tasso di accettazione delle InMail superiore del 66% rispetto a chi utilizza i metodi tradizionali. Ciò si traduce in un risparmio di 1,5 ore per ogni posizione nella fase di identificazione dei candidati più in linea con le richieste.
I recruiter possono impiegare questo tempo liberato per conoscere meglio i candidati, andando oltre le fredde lettere di presentazione e i Cv. Attività in cui il contributo umano non può essere sostituito dall’Ai.
