“Ce la faremo, fiducia nella scienza”: le parole di Samantha Cristoforetti tornano di moda dopo il caldo record dell’estate

Per l’astronauta dell’Esa la tecnologia spaziale può essere parte della soluzione
11 Settembre 2026
3 minuti di lettura
L'astronauta Esa, Samantha Cristoforetti
L'astronauta Esa, Samantha Cristoforetti (Ipa/Ftg)

Dopo la torrida estate 2026, istituzioni e società civile sono sempre più divise: da una parte chi crede che l’umanità sia vicina a un baratro irreversibile, dall’altra chi resta fiducioso anche di fronte ai costanti nuovi record di temperatura.

In questo contesto, stanno tornando di moda sul web le parole di Samantha Cristoforetti, che sposa un approccio costruttivo sul tema: per l’astronauta dell’Esa (Agenzia Spaziale Europea), “dobbiamo avere fiducia nella scienza, nella tecnologia e nell’ingegno umano”, e respingere sia “il catastrofismo paralizzante sia l’inazione”.

L’ottimismo contro l’eco-ansia

I video che riempiono le bacheche social riprendono dichiarazioni pronunciate in contesti differenti, lontane nel tempo ma oggi rilette come una chiave di lettura contro l’eco-ansia.

La presa di posizione più celebre risale al 15 marzo 2019, in occasione del primo sciopero globale per il clima promosso da Fridays for Future. Ospite della decima edizione del festival della lettura “Libri Come”, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, Samantha Cristoforetti ha corretto la retorica comune sulla presunta fragilità del pianeta: “Spesso si dice che la Terra è fragile, invece siamo noi a essere fragili, perché se per esempio riusciamo a estinguerci per un problema climatico la Terra invece andrà avanti per centinaia di migliaia di anni”.

Questo filo logico è stato ripreso il 28 settembre 2023 durante la puntata del podcast “Passa dal Bsmt” condotto da Gianluca Gazzoli. Nel corso dell’intervista, Cristoforetti ha ribadito il valore del metodo scientifico e dell’approccio ingegneristico di fronte alle grandi crisi globali. Partendo dalla sua esperienza ha sottolineato: “Dallo spazio la Terra appare bellissima ma isolata, un’astronave in cui ogni risorsa deve essere gestita con intelligenza. Le sfide complesse non si risolvono con la paura, ma con le competenze, l’innovazione e la cooperazione internazionale”.

Un messaggio di speranza ai giovani

Per l’astronauta dell’Esa, la tecnologia spaziale può essere parte della soluzione: dai sensori orbitali che tracciano l’innalzamento dei mari ai modelli previsionali che monitorano la siccità, la scienza fornisce gli strumenti per intervenire, a patto di trasformare i dati in scelte concrete.

“I giovani sono disperati perché non riescono a immaginarsi il futuro a causa del cambiamento climatico. È un problema serio, ma lo risolviamo: bisogna avere fiducia e rimboccarsi le maniche”, ha aggiunto Cristoforetti da Gazzoli. Per l’astronauta italiana “Dobbiamo guardare” questo fenomeno “non con paura paralizzante, ma con la motivazione e la voglia di trovare soluzioni. Meno ansia e più fiducia: servono investimenti, innovazione e sviluppo tecnologico, ma ne usciamo”.

Tecnologie chiave per la decarbonizzazione

La fiducia nella tecnologia invocata dall’astronauta trova riscontro pratico nelle analisi dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) e del sesto rapporto dell’Ipcc: oltre l’80% dei tagli alle emissioni necessari da qui al 2030 può essere conseguito scalando soluzioni commerciali già mature. Ciascuna leva presenta tuttavia specifici vincoli materiali ed economici:

  • Rinnovabili ed elettrificazione: solare fotovoltaico, eolico, veicoli elettrici e pompe di calore rappresentano la quota preponderante della riduzione dei gas serra al minor costo unitario. Il loro limite risiede nell’intermittenza della generazione, che impone colossali investimenti nel potenziamento delle reti di trasmissione e nella chimica delle batterie di accumulo, oltre alla dipendenza dalle filiere critiche di terre rare, litio e rame;
  • Nucleare avanzato: i reattori convenzionali e i piccoli reattori modulari (Smr) offrono una fornitura continua di energia a zero emissioni dirette (carico di base), occupando un consumo di suolo minimo rispetto alle rinnovabili diffuse. I fattori limitanti restano i lunghi tempi di cantiere, l’elevatissimo costo iniziale del capitale, la gestione del combustibile esausto e l’accettazione sociale sui territori;
  • Cattura e stoccaggio del carbonio (Ccus): indispensabile per azzerare le emissioni residue nei settori industriali pesanti come chimica e siderurgia (“hard-to-abate”), dove l’elettrificazione diretta è tecnicamente complessa. Attualmente la tecnologia sconta consumi energetici molto alti, costi d’investimento elevati e la carenza di infrastrutture dedicate per il trasporto e il confinamento geologico permanente della CO2;
  • Vettori a idrogeno verde: essenziali per decarbonizzare il trasporto marittimo, l’aviazione e i processi chimici industriali ad alta temperatura. Il collo di bottiglia è l’efficienza complessiva del ciclo, che richiede un’enorme disponibilità di elettricità rinnovabile a basso costo per alimentare elettrolizzatori ancora costosi da produrre su larga scala.

I dati Onu sull’estate 2026 e l’allerta sul superamento di 1,5 gradi

D’altra parte, il tempo stringe: i dati ufficiali dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) e del servizio europeo Copernicus (C3S) hanno certificato che l’estate 2026 ha segnato nuovi record di calore:

  • Agosto 2026 record storico: con una temperatura media globale dell’aria in superficie pari a 16,96 °C, agosto 2026 ha eguagliato il picco assoluto del luglio 2023, segnando un’anomalia di +1,65 °C rispetto all’era preindustriale (1850-1900);
  • La soglia critica di 1,5 °C: secondo i bollettini delle Nazioni Unite, il margine di sicurezza fissato dall’Accordo di Parigi è sottoposto a una pressione senza precedenti. Il superamento della soglia di 1,5 gradi, che espone gli ecosistemi a effetti a catena irreversibili, è considerato ormai inevitabile dalle Nazioni Unite.

Come ricordano gli esperti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), infine, ogni decimo di grado evitato riduce l’impatto su scala planetaria. Alla luce dei dati, le parole di Samantha Cristoforetti vanno lette come un richiamo a trasformare l’angoscia con l’applicazione rigorosa della conoscenza scientifica. A patto che ci sia la volontà politica di considera la lotta al cambiamento climatico una priorità.

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