“La sostenibilità non è un’alterazione della produttività”. A scardinare la vecchia contrapposizione tra clima e profitto è Filippo Piluso, in arte Fill Pill, divulgatore ambientale “coatto”, stand-up comedian, consulente in sostenibilità freelance e fondatore di Castelli in Green, un’associazione di divulgazione ambientale.
Tra palchi teatrali, master in Sostenibilità e Gestione Risorse Energetiche e redazione di bilanci Esg per le imprese, Fill Pill attraversa tutti i livelli della crisi ambientale.
Ai microfoni di Prometeo 360, il divulgatore romano sottolinea una verità scomoda: dopo l’entusiasmo dei primi anni (Greta Thunberg fonda Fridays For Future nel 2018), l’attenzione della politica per la sostenibilità ambientale si è arenata. Persino l’Unione europea, che “rappresenta ancora la più importante organizzazione sovranazionale” in termini di produzione normativa green, ha fatto diversi dietrofront.
L’Ue e le promesse green tradite
Dall’inizio della seconda commissione von der Leyen, le ambizioni del Green Deal sono arretrate sotto il peso di instabilità politiche, guerre commerciali e timori di deindustrializzazione. “Che le promesse siano state tradite è indubbio”, constata Fill Pill, che aggiunge: “Quando il mondo torna in guerra e cade in una profonda crisi economica, la lotta al cambiamento climatico passa in secondo piano”.
Secondo l’artista classe ’96 questo cambio di approccio è condivisibile solo in parte: “Capisco il dissidio dell’Unione Europea di fronte alla deindustrializzazione, ma sono stati fatti degli errori strategici. Non si può continuare a destinare sussidi ai combustibili fossili e agli allevamenti intensivi nel 2026 nella situazione in cui stiamo”.
Non si tratta solo di fondi dirottati, ma di un drastico abbassamento dell’attenzione pubblica. “C’è stato una determinata allocazione di risorse tematiche e comunicative: il contrasto al cambiamento climatico non è più una priorità nonostante resti la più grande sfida globale”.
Il lavoro del consulente, tra norme e limiti
Il dietrofront istituzionale frena la trasformazione delle aziende. I consulenti Esg come Piluso si scontrano ogni giorno con i limiti operativi fissati dalla politica, che permette alle industrie di navigare ancora nei coni d’ombra normativi.
“Il consulente ha un ruolo fondamentale, ma rimane sempre una pedina rispetto all’ente regolatore. Se c’è un’area che non prevede vincoli normativi severi — per esempio, quanta acqua consumi per un vestito di cotone — mi ritrovo a dover fare il mio lavoro sapendo che quell’azienda sta comunque omettendo una parte di cose. Purtroppo, ci scontriamo con la frustrazione di non star cambiando la direzione delle aziende alla velocità con cui dovremmo farlo”, spiega Piluso.
“Oggi viene considerato solo il costo di implementare uno strumento sostenibile, ma non si calcola mai il costo ambientale a lungo termine dell’inazione. Se costruisci un’acciaieria che inquina, dai lavoro a diecimila persone, ma non computi il costo sanitario di trentamila ricoveri o dei terreni resi incoltivabili. Finché queste voci resteranno semplici ‘esternalità negative’, il bilancio sembrerà sempre positivo per l’industria fossile”.
La dicotomia tra sostenibilità e produttività
Al centro del dibattito c’è la atavica dicotomia tra sostenibilità e competitività industriale, che Fill Pill respinge con decisione: “Gli sforzi green non alterano la produttività delle imprese a patto che ci sia un piano politico coerente e di lungo periodo, che integri le soluzioni naturalistiche con quelle ingegneristiche”, spiega.
D’altra parte, il cambiamento climatico è un costo sempre maggiore per le aziende, per le famiglie e per il sistema economico. Secondo l’analisi del Cmcc, a causa dell’aumento delle temperature, l’Italia rischia di perdere dall’1,6% al 6% del Pil e il 15% di crescita economica annuale entro il 2050. La perdita sale al 41% in caso negli scenari di rischio estremo. Per approfondire le ricadute sul Paese e sul resto del Mondo: Il surriscaldamento danneggia economia e finanza: “spread climatico” e Pil giù del 6%
I danni dell’estremismo ideologico
Il percorso è rallentato anche da una profonda divisione ideologica sul modo stesso di concepire l’ambientalismo, in particolare sul ruolo della tecnologia e dell’energia.
Da una parte chi guarda alla tecnologia con sospetto, dall’altra chi crede che basti la geoingegneria per annullare ogni problema. Fill Pill parla di un “approccio tecno-liberale e un approccio luddistico che finiscono per ostacolarsi a vicenda”. “C’è sempre qualcuno più a sinistra di qualcun altro”, per dirla con Caparezza.
“Esiste una dicotomia tra un certo ambientalismo, legato ai moti anni Settanta — a cui dobbiamo tantissimo contro consumo di suolo e cementificazione —, che pensa di salvare il mondo solo con gli strumenti naturali. Questo porta a bloccare investimenti ingegneristici necessari, dalle rinnovabili al nucleare. Sono gli stessi ‘nimby’ che non vogliono l’eolico per il vincolo paesaggistico o il deposito di rifiuti nucleari”, riassume Fill Pill.
“Se si fosse creata una sintesi – aggiunge – non staremmo ancora a scannarci su nucleare, termovalorizzatore e così via. Serve la biodiversità e la riforestazione, ma servono anche le opere tecnologiche, non in mano ai miliardari, ma a Stati e privati regolati”.
Perché il mix energetico è necessario
Per il divulgatore ambientale e stand up comedian, la strada da percorrere è quella del mix energetico. “I dati dicono che l’accoppiata rinnovabili-nucleare è quella che abbassa più velocemente i costi ambientali ed economici”, ricorda Fill Pill. Una prova concreta arriva dalla Spagna, che dal 2018 ha puntato con decisione sul mix rinnovabile-nucleare e oggi paga l’energia elettrica circa un terzo dell’Italia, con effetti a cascata sulla intera economia.
Il Belpaese, tuttavia, non cambia passo: “Vedo solo proclami politici. C’è tanta propaganda e pochissima attuazione. Nessun piano attuativo, nessun fondo stanziato”.
Spesso, l’attuazione viene frenata da una prospettiva (politica e culturale) di lungo termine: “Dire ‘ci vuole troppo tempo per costruirlo’ è lo stesso errore di trent’anni fa. Quanto pagheremmo l’energia oggi se allora avessimo investito in energie rinnovabili?”.
Per l’artista romano, rinunciare agli investimenti green “è come rinunciare a costruire una nave per arrivare fino alle Azzorre perché ci vuole troppo tempo per farla. Parti a nuoto, ma nel frattempo quello con la nave avrà fatto lo stesso percorso dieci volte”, spiega Piluso parafrasando il saggista Luca Romano.
L’umorismo come acceleratore di consapevolezza
Per vincere resistenze ideologiche e ritardi serve un salto di consapevolezza sociale. È qui che l’uso della stand-up comedy diventa uno strumento tecnico, e non un semplice diversivo, per comunicare concetti altrimenti percepiti come complessi, noiosi o catastrofisti.
“Non è un’alternativa alla notizia, ma è uno strumento complementare”, spiega Fill Pill. Da pochi giorni è disponibile su YouTube il suo show Divulgazione Coatta Ambientale, che unisce la tematica ambientale alla comicità: “L’umorismo permette di rimettere tutto sullo stesso piano, e questa cosa permette di attrarre un pubblico eterogeneo, fatto anche di persone che altrimenti non si sarebbero mai interessate all’ambiente”.
Un esempio rende evidente la capacità dell’umorismo di aggirare le supposte dicotomie e gli estremismi ideologici: “Sono venuti a vedere il mio spettacolo divulgativo anche un macellaio e un pescivendolo, attratti dalla possibilità di vedere la tematica ambientale sotto una nuova lente”.
Per Fill Pill, che da ottobre, sarà in tour con lo spettacolo di stand-up comedy Brufenocene, “È proprio questa la grandezza dello strumento comico: prendere i dati analitici e renderli popolari. Laddove renderli popolari non significa che io scendo verso di te, ma che insieme andiamo verso l’alto”.
