Solo il 3% degli italiani vuole che la caccia venga incentivata. È questo il dato cruciale emerso dall’indagine Ipsos Doxa per Fondazione Capellino mentre il Ddl Caccia torna all’esame del Parlamento. Tralasciando il 6% che afferma di non avere un’opinione in merito, il restante 91% è così articolato:
- il 17% vorrebbe che la legge sulla caccia resti così com’è;
- il 13 pensa che la caccia vada fortemente ridotta (13%)
- il 34% pensa che la caccia vada limitata a pochi casi di emergenza;
- il 27% vorrebbe abolirla completamente.
Più in generale, il 74% degli italiani considera la tutela dell’ambiente e della biodiversità una priorità, sostenendo che istituzioni e politica dovrebbero impegnarsi maggiormente su questi temi.
L’indagine è basata su 7002 interviste, condotte online con metodo Cawi (Computer Assisted Web Interviewing) tra il 28 luglio e il 4 agosto 2026.

L’impatto ambientale della caccia
Il rispetto del benessere animale è solo un aspetto della vicenda. Per 3 cittadini su 5, la caccia ha anche un elevato impatto ambientale (meno di uno su 4 ritiene che questa attività abbia un impatto minimo), a causa della grande quantità di materiale dannoso per l’ambiente e dei danni provocati alla fauna selvatica. Quest’ultima è una risorsa economica per il “turismo lento” per il 33% degli intervistati e un obbligo da tramandare alle prossime generazioni per il 34%. Solo il 3% definisce la fauna selvatica una risorsa per la caccia e per l’attività venatoria.
Ricadute sull’incolumità delle persone
Il ritorno in Parlamento del Ddl Caccia, già sospeso lo scorso anno, ha riacceso i timori e il dibattito sull’incolumità e la sicurezza delle persone. Per un italiano su due (49%) la caccia non è “per niente” un’attività sicura per il rischio di incidenti che coinvolge sia chi la pratica che i terzi, completamente estranei all’attività venatoria. Un italiano su tre (33%) la reputa un’attività “non del tutto” sicura, mentre solo l’11% ritiene che l’attività venatoria sia “del tutto” sicura. Il 7% non si esprime a riguardo. Rispetto alle altre risposte, qui emerge una divisione sociale più netta: la paura per l’incolumità fisica delle persone riguarda soprattutto persone in difficoltà economica ed alta marginalità sociale.

Il Ddl caccia
Il disegno di legge sulla caccia (anche noto come Ddl Malan) punta a riscrivere la Legge 157 del 1992, riducendo sensibilmente i vincoli all’attività venatoria. Le misure principali prevedono l’estensione geografica delle aree venabili (includendo i territori del demanio forestale prima interdetti), la possibilità di cacciare oltre l’orario del tramonto o durante i periodi di migrazione e nidificazione, e l’equiparazione delle licenze estere per favorire il turismo venatorio.
Inoltre, il Ddl Caccia prevede un forte decentramento decisionale: il parere scientifico dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) perde la sua natura vincolante per diventare puramente consultivo per le Regioni, e i tempi per i ricorsi al Tar contro i calendari venatori regionali vengono dimezzati.
Per quanto riguarda l’iter parlamentare, dopo aver ottenuto il via libera dal Senato il 23 giugno 2026 (con 80 voti favorevoli e 56 contrari), il testo è passato alla Camera. Pochi giorni fa 2026, la maggioranza di governo ha impresso una forte accelerazione politica calendarizzando l’approdo del Ddl alla Camera per novembre 2026. La tempistica ha scatenato dure proteste da parte delle associazioni ecologiste perché scavalca la conclusione del normale esame degli emendamenti da parte della Commissione Agricoltura.
