Il fiume Cosa si tinge di nero: cos’è successo nel Lazio

La denuncia degli ambientalisti
17 Settembre 2026
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Fiume acque nere canva
(Canva)

Avete mai visto un fiume nero? Nel Lazio sì. Per la precisione, “pozze maleodoranti e inquinate da un sedimento nero come la pece”, le ha descritte così, Legambiente Frosinone, Circolo “il Cigno”, le acque del fiume Cosa, a Castelmassimo, frazione del comune di Veroli, Frosinone, nella regione Lazio. “Nonostante la siccità, i tre mesi di caldo estremo che hanno sfiancato gli ecosistemi, la difficoltà (e la poca volontà) delle autorità preposte nel garantire il deflusso minimo vitale – scrive Legambiente sui social -, c’è ancora chi non si fa scrupoli nello sversare schifezze non meglio identificate nel fiume”.

Il fiume è tornato al centro del dibattito territoriale, nell’ambito di un dialogo aperto con le amministrazioni per la riqualificazione dell’ambiente fluviale. Lo scopo è la tutela del patrimonio naturale e la fruibilità delle aree limitrofe il fiume. Ma l’associazione denuncia che seppur tutto “molto bello e lodevole”, andrebbero rafforzati gli strumenti per il controllo del territorio. Si parla, infatti, di illeciti ambientali, di cui il ‘Cosa’ è vittima. “Con il suo marcato regime torrentizio – si legge su Facebook -, rischia di respingere le persone anziché attrarle, specialmente se nel frattempo si continuerà a chiudere tutti e due gli occhi sui prelievi abusivi lungo il corso del fiume e se non si troverà il modo di aumentare la portata del corso d’acqua nei mesi estivi”.

La denuncia

La denuncia degli ambientalisti ha trovato spazio nei telegiornali regionali preceduta dalla segnalazione formale al Gruppo Carabinieri Forestali di Frosinone e all’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio (Arpa), chiedendo che vengano avviate le indagini dirette “ad individuare la natura dell’inquinamento e i responsabili di un tale odioso ecoreato che compromette seriamente la qualità dell’ecosistema fluviale”.

L’associazione “Schioppo Bene Comune” che prende il nome dall’omonima area naturale lungo le rive del fiume ha rimarcato la gravità della situazione: “È inaccettabile rimanere indifferenti a una situazione così drammatica del fiume Cosa, che a breve rischia di diventare non più recuperabile! Non possiamo parlare di Parco del fiume Cosa, di riqualificazione ambientale, di valorizzazione e di fruibilità delle aree spondali se, allo stesso tempo, lasciamo che il fiume muoia lentamente tra siccità, prelievi, scarichi e controlli evidentemente insufficienti”.

Per il territorio e quell’area, i fondi europei e i progetti di riqualificazione “rappresentano un’opportunità importante, ma prima di tutto dobbiamo garantire al Cosa una cosa fondamentale: acqua pulita e una portata sufficiente a mantenere vivo il suo ecosistema”.

Le cause delle acque nere

Le cause segnalate dalle associazioni riguarderebbero sversamenti illeciti dovuti a scarichi fognari, fosse biologiche che inquinerebbero i 35 chilometri di corso d’acqua, sotto attacco da tempo. Il presidente del circolo locale di Legambiente Stefano Ceccarelli, ai microfoni del tg regionale ha parlato di possibili scarichi legati anche alla spremitura delle olive. Ma tra i rifiuti compaiono anche amianto, gomme di macchine industriali e spazzatura come di vario genere, che impermeabilizza il fondo e compromette il sistema ambientale.

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