New York e Chicago, ponti deformati e chiusi per il troppo caldo

Per sbloccare il Third Avenue Bridge, i vigili del fuoco hanno abbassato fisicamente la temperatura buttandoci l’acqua del fiume
11 Settembre 2026
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Third avenue bridge ipa ftg
Third Avenue Bridge (Canva)

I battelli pompa dei vigili del fuoco di New York hanno dovuto gettare migliaia di litri d’acqua sull’impalcato d’acciaio per consentire la riapertura della carreggiata. A paralizzare la circolazione non è stato un incidente o un guasto alla rete elettrica, ma l’impatto termico sulle infrastrutture cittadine: a causa delle temperature estreme, il Third Avenue Bridge, snodo viario girevole che collega il Bronx a Manhattan sopra l’Harlem River, è rimasto bloccato a metà rotazione impedendo a oltre cinquantamila veicoli al giorno di entrare nel cuore della metropoli.

Il meccanismo: la dilatazione termica azzera le tolleranze millimetriche

L’incidente si è verificato attorno alle 14:45, quando il ponte girevole si è aperto per permettere il transito di un natante lungo il fiume Harlem. A differenza del vicino Ponte di Brooklyn, che è una struttura sospesa con giunti di scorrimento continui, i ponti mobili non tollerano variazioni millimetriche durante le manovre di incastro.

Per questo, nel momento in cui i motori hanno invertito la spinta per richiuderlo, l’estremità mobile non è riuscita a rientrare nella sede fissa sulla sponda opposta. Cosa è successo tecnicamente? Il coefficiente di dilatazione termica lineare dell’acciaio strutturale comporta un allungamento sensibile quando il metallo scuro assorbe la radiazione solare per ore. Con temperature dell’aria stabilmente sopra i 35 °C, la temperatura superficiale delle travi reticolari supera facilmente i 55°C. Su una campata a traliccio rotante lunga circa 110 metri (364 piedi), un aumento di oltre 25 °C genera un allungamento complessivo che supera i 3 centimetri.

I perni di bloccaggio e le ganasce metalliche montate dai tecnici del New York City Department of Transportation (Nyc Dot) sono progettati con tolleranze di frazioni di pollice. Espandendosi, la struttura ha cancellato la luce utile d’innesto e bloccato il meccanismo idraulico centrale.

L’unica soluzione per sbloccare l’opera è stata abbassarne fisicamente la temperatura: le motobarche del Fire Department of New York (Fdny) hanno iniziato a pompare l’acqua fredda del fiume direttamente sulle giunzioni e sui perni rotanti, provocando la contrazione termica del metallo fino al perfetto riallineamento dell’asse stradale.

Due casi analoghi a Chicago

A Chicago il caldo estremo ha bloccato due ponti mobili nella stessa giornata, lasciando le campate sollevate e paralizzando una delle arterie viarie più trafficate degli Stati Uniti. L’episodio principale è avvenuto il 2 settembre 2026 sul DuSable Lake Shore Drive Bridge, il ponte a due livelli che scavalca il Chicago River all’altezza di Grand Avenue, a ridosso del Navy Pier. La struttura a bilanciere basculante (“trunnion bascule bridge”) si è sollevata attorno alle 10:00 per consentire il passaggio dello yacht turistico Spirit of Chicago, ma una volta completato il transito navale le due campate non sono più riuscite a richiudersi. Nelle stesse ore, un secondo blocco meccanico dovuto al calore ha colpito il Torrence Avenue Bridge, un ponte mobile a sollevamento verticale nel settore meridionale della città.

Le temperature estreme del 2026

Quanto successo al terzo ponte più grande di New York riflette un surriscaldamento globale sempre più grave, che nell’estate 2026 ha toccato un nuovo livello di allarme. Come certificato dai dati dell’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), lo scorso mese di agosto si è registrato lo scostamento maggiore, con una temperatura media sul territorio nazionale di 25,6°C e un’anomalia termica di +5,2°C rispetto alla temperatura media nel mese di agosto della climatologia 1951-1980 (pari a 20.4 gradi) e di +3,5°C rispetto alla media di agosto della climatologia 1991-2020 (pari a 22,1). 

Altri rapporti sul punto:

  • Copernicus Climate Change Service (C3S): secondo il rapporto dell’agenzia europea, agosto 2026 ha fatto registrare una temperatura media superficiale dell’aria di 16,96 °C a livello planetario. Il dato pareggia il picco storico del luglio 2023 come mese più caldo mai registrato sul pianeta, attestandosi a 1,65 °C al di sopra dei valori medi preindustriali del periodo 1850-1900;
  • National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa): il consuntivo globale della Noaa evidenzia che luglio 2026 ha eguagliato il record per il luglio più caldo della storia strumentale, con un’anomalia combinata di terre emerse e oceani pari a 1,18 °C al di sopra della media del ventesimo secolo, accompagnata dal record assoluto di calore per le superfici marine.

L’accumulo continuo di calore estivo riduce la capacità degli elementi in ferro e asfalto di raffreddarsi nelle ore notturne. Se ponti, binari e snodi logistici sono stati calcolati sui limiti termici del Novecento, le estati correnti ne stanno spingendo i materiali ben oltre i coefficienti originari di sicurezza.

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