La tiktoker Rita De Crescenzo, in vacanza a Sharm el-Sheikh, si è mostrata sui social con una piccola scimmia (un cucciolo di cercopiteco), vestita con un abitino e nutrita con un biberon. “L’ho acquistata regolarmente ieri qua, in Egitto“, ha dichiarato l’influencer, sostenendo poi di aver trovato l’animale in una scatola e di averlo “salvato” dalla strada. “La tratto come una figlia e resta con me“, ha specificato De Crescenzo promettendo di fare “l’impossibile” pur di portarla in Italia. Solo che farlo è davvero impossibile, almeno per la legge.
La scimmia mostrata nei video è un cercopiteco verde (o cercopiteco gialloverde), una specie rigorosamente protetta a livello internazionale. Come denunciato dal deputato Francesco Borrelli e dall’attivista Enrico Rizzi, l’acquisto, la vendita e il possesso di scimmie sono severamente vietati dalla legge anche in Egitto (articolo 28 della Legge n. 4 del 1994).
Dal video virale alla raccolta firme contro gli influencer
La pioggia di critiche e le segnalazioni per violazione delle linee guida sul benessere degli animali hanno spinto alla rimozione dei video principali. Anche il suo socio in affari, Angelo Napolitano, ha dovuto cancellare video simili in cui appariva un secondo cucciolo.
Al netto delle dichiarazioni dell’influencer napoletana, diventata famosa per aver guidato le “spedizioni turistiche” di massa a Roccaraso, la vicenda va oltre i confini del singolo caso: cosa succede se un cittadino prova a portare una scimmia in Italia? E cosa prevede la legge per chi decide di importare animali esotici?
L’esposizione di animali selvatici trattati come “pet” o accessori da intrattenimento genera regolarmente ondate di indignazione. Anche in questo caso, le reazioni non si sono fatte attendere: associazioni animaliste, veterinari e parlamentari hanno sollevato il caso, spingendosi fino a interpellare l’Ambasciata italiana al Cairo.
Il timore principale degli esperti non riguarda solo il benessere animale del singolo esemplare, ma l’effetto emulazione. Secondo le stime del Wwf, il traffico illegale di fauna selvatica è un giro d’affari globale che coinvolge circa 4.000 specie diverse. I video virali, normalizzando l’idea di tenere primati in casa, rischiano di alimentare indirettamente la domanda sul mercato nero.
In risposta a queste tendenze, sono nate diverse campagne e petizioni online che chiedono non solo sanzioni più severe, ma anche un intervento diretto delle piattaforme social teso a oscurare o demonetizzare i profili degli influencer che esibiscono fauna selvatica di dubbia provenienza. Change.org ha lanciato una raccolta firme per sospendere gli account di Rita De Crescenzo. Finora la campagna ha superato le 25.000 adesioni.
Sull’altra sponda, c’è chi usa la propria visibilità per preservare la natura e il benessere degli animali, come nel caso di Leonardo DiCaprio e la rana dal petto spinoso.
Cosa prevede la legge italiana sugli animali esotici
Per la legge italiana, portare a casa una scimmia acquistata all’estero non è come sdoganare un souvenir fuori quota: si tratta di una materia penalmente rilevante, disciplinata da due pilastri normativi.
La Cites e la legge 150/1992
L’Italia applica la Convenzione di Washington (Cites) sul commercio internazionale delle specie in via di estinzione attraverso la legge 7 febbraio 1992, n. 150. La normativa classifica le specie in diverse appendici, a seconda del livello di protezione richiesto.
L’articolo 1 della legge stabilisce che chi importa, esporta, vende, trasporta o detiene esemplari inclusi nell’Allegato A (il livello massimo di protezione, in cui rientrano molti primati) senza le necessarie e rigorose autorizzazioni, è punito con l’arresto da tre mesi a un anno e con ammende proporzionate (la legge originaria parlava di lire, poi convertite e aggiornate in euro). In caso di recidiva, l’arresto può arrivare a due anni. Inoltre, la norma prevede sempre la confisca obbligatoria degli esemplari irregolari. Anche per le specie inserite in appendici meno restrittive, la mancanza di permessi Cites comporta sanzioni e confisca.
Chi acquista un primate all’estero e lo introduce in Italia aggirando questa certificazione commette un reato specifico legato al traffico internazionale di specie protette.
Il “giro di vite” del 2022: il D.Lgs. 135/2022
Oltre alla cornice internazionale, l’Italia ha introdotto di recente norme ancora più severe sul piano interno per ragioni di tutela ambientale e sanitaria. Con il decreto legislativo 5 agosto 2022, n. 135, è stato posto un divieto generale e ben più restrittivo sul commercio e la detenzione di animali prelevati in natura.
L’articolo 3 del decreto recita chiaramente che è vietato a chiunque importare, detenere, commerciare e riprodurre animali vivi di specie selvatiche ed esotiche prelevati dal loro ambiente naturale. Il divieto si estende anche agli ibridi tra specie selvatiche e forme domestiche, se catturati in natura. Chi vìola questa disposizione rischia l’arresto fino a sei mesi o un’ammenda da 20.000 a 150.000 euro, oltre alla confisca obbligatoria dell’animale, che viene posto in salvo in strutture adeguate anche prima di un’eventuale condanna definitiva.
I tre scenari: cosa si rischia in pratica
Per orientarsi nella selva normativa, ecco i tre scenari principali che possono riguardare l’arrivo o la gestione di animali esotici in Italia:
- Il turista che acquista all’estero e importa senza permessi: se un cittadino porta in Italia, magari nascosta nei bagagli, una scimmia senza certificati Cites, vìola direttamente la legge 150/1992 (arresto, ammenda, confisca). Se si accerta che l’animale è stato prelevato in natura (e non proviene da allevamenti autorizzati o zoo), scatta anche la violazione del D.Lgs. 135/2022, aggravando la posizione legale e i profili di rischio sanitario. A questo si possono aggiungere ipotesi di reato per maltrattamento di animali, se le condizioni di trasporto o detenzione risultano lesive del benessere della specie;
- Detenzione e commercio sul territorio nazionale: detenere in Italia una specie protetta senza la documentazione di origine o in violazione del D.Lgs. 135/2022 espone alle medesime sanzioni penali, amministrative e al sequestro immediato dell’animale. Oltre alle leggi statali, diverse Regioni italiane hanno emanato regolamenti che vietano esplicitamente la detenzione domestica di animali pericolosi o che pongono limiti ferrei alle autorizzazioni sanitarie per ospitare determinate specie esotiche;
- Specie non prelevate in natura: esiste un margine molto ristretto per specie esotiche (ma non pericolose né incluse negli allegati di massima protezione) nate e riprodotte in cattività all’interno di circuiti legali, sempre a patto che sia presente l’intera documentazione di tracciabilità. Tuttavia, per i primati e la fauna selvatica la tendenza legislativa degli ultimi anni è volta a chiudere progressivamente questi spazi, confinandone la detenzione a parchi faunistici, centri di recupero e istituti di ricerca.
Tra engagement e conseguenze reali
Il caso della scimmietta esibita su TikTok fotografa un cortocircuito tipico dell’era digitale: l’immediatezza e la leggerezza con cui la fauna selvatica viene mostrata per generare interazioni e like si scontrano con norme concepite per contrastare un crimine transnazionale milionario.
La legge è chiara: trasformare la biodiversità in un accessorio da inquadratura non è solo una scelta eticamente discutibile, ma un atto che lo Stato italiano sanziona con conseguenze molto più gravi di un ban temporaneo dai social network.
Il nodo Egitto: certezze normative e versioni contrastanti
Tornando al caso specifico che ha originato la polemica, la questione geografica non è un dettaglio. Come confermato da fonti giornalistiche e dalle segnalazioni degli attivisti alle sedi diplomatiche, in Egitto la legislazione (nello specifico l’articolo 28 della legge n. 4/1994) vieta severamente a privati cittadini e turisti la cattura, il possesso, il trasporto e la vendita di primati e altri animali selvatici. Ogni commercio di scimmie nel Paese nordafricano è riconducibile ai circuiti del mercato nero, e i trasgressori rischiano multe e l’arresto.
Questa cornice legale inasprisce i dubbi sulle dichiarazioni di De Crescenzo: la mancanza di chiarezza su come l’animale sia entrato in suo possesso rende impossibile, allo stato attuale, verificare la legittimità della detenzione. Quello che è certo è che, qualora l’influencer tentasse di rimpatriare con l’animale in Italia sprovvista di documentazione internazionale (impossibile da ottenere per un acquisto irregolare o per un esemplare prelevato in natura), l’animale verrebbe confiscato alla frontiera e scatterebbero le denunce.
