Una delle conseguenze dirette dei cambiamenti climatici è la siccità che sempre più colpisce diverse aree del mondo, anche quelle che fino a pochi anni fa erano considerate al riparo.
Si pensi, in particolare, alla situazione che si sta verificando in alcune aree del Nord Italia in questa lunga e torrida estate, che ha ridotto ai minimi storici i livelli di fiumi, laghi e corsi d’acqua. La siccità non ha però soltanto un impatto immediato sull’ambiente e su attività direttamente legate alla carenza d’acqua come l’agricoltura, ma colpisce in senso più ampio il settore economico nel suo complesso: dagli investimenti all’industria fino all’occupazione.
Secondo uno studio condotto dal Cmcc, Centro euro mediterraneo per i cambiamenti climatici e dal Politecnico di Milano, nel periodo 2015-2018 le fasi di siccità che si sono verificate hanno già prodotto una perdita di crescita di 1,45 punti di crescita del Pil per abitante, che tradotto in cifre equivale a 24,3 miliardi di euro, oltre alla perdita di circa 330 mila posti di lavoro. Allargando lo sguardo all’intero continente europeo, la siccità è già costata 439 miliardi di euro, pari al 2,72% del Pil pro capite europeo.
Lo scenario futuro: costi triplicati per l’Italia
Se finora le misure adottate hanno contribuito almeno in parte a contenere l’impatto degli eventi siccitosi estremi, secondo lo studio citato, in uno scenario caratterizzato da un aumento della temperatura media globale di 2 gradi, l’impatto economico della siccità per l’Italia sarebbe di 74 miliardi di euro, pari a quasi 4 punti percentuali del Pil e 960 mila posti di lavoro. Le stime parlano di un duro colpo all’intero sistema economico con una crescita economica in diminuzione del 5,69%, investimenti in calo di oltre 15 punti percentuali e circa 47 miliardi di euro destinati a svanire. Effetti che potrebbero compromettere la competitività futura del Paese.
I Paesi europei più a rischio
Il Sud Europa sarebbe chiamato a sostenere un aumento particolarmente consistente dei costi legati alla siccità. Secondo il report, Spagna, Grecia, Portogallo e Albania dovrebbero fare i conti con perdite fino a tre volte superiori a quelle osservate nel periodo 2015-2018. Inoltre, lo studio riporta come i margini di adattamento agli eventi naturali estremi quali la siccità dei Paesi del Sud del continente, rischino di esaurirsi rapidamente, rendendo sempre più urgente l’adeguamento agli accordi globali sul clima anche per evitare impatti economici difficili da gestire. In questo senso, l’adattamento presenta ostacoli strutturali. Infatti, quanto più si protrae la siccità, tanto più aumentano i costi economici sia nel corso dell’evento che nel lungo periodo. Un andamento che segnala come gli strumenti di adattamento alla siccità, quali invasi, assicurazioni, diversificazione delle colture, tendando a perdere efficacia man mano che la siccità si prolunga. In definitiva, in uno scenario contrassegnato da temperature più elevate e precipitazioni scarse, le misure calibrate sulle attuali condizioni climatiche potrebbero non essere sufficienti a contenere l’impatto economico degli eventi estremi.
Siccità, l’allarme del Ministero dell’Ambiente
“Fare sistema per rafforzare la sicurezza idrica e la prevenzione”, ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in un comunicato diffuso l’11 agosto sul sito web del MASE. “Il caldo estremo e la siccità che stanno interessando il nostro Paese sono segnali di un quadro climatico che sta cambiando profondamente con effetti diretti su disponibilità idrica, ecosistemi e vulnerabilità dei territori. Di fronte a una sfida di questa portata dobbiamo fare sistema costruendo un sistema integrato e coordinato dal MASE in grado di mettere in rete il Governo, gli istituti di ricerca, gli enti territoriali, le associazioni e tutti gli stakeholder coinvolti”, ha aggiunto il Ministro.
