Eventi estremi in aumento in Europa: i 10 fenomeni in maggiore crescita. A rischio 250 milioni di persone (4,5 miliardi nel mondo)

Ondate di calore, alluvioni e siccità guidano la classifica dell’Agenzia europea dell’ambiente. L’Italia è seconda per danni economici, mentre cresce il rischio di emergenze climatiche combinate
15 Luglio 2026
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Siccità, incendi e tempeste
Dalla siccità agli incendi fino alle tempeste, alcuni dei principali rischi climatici in crescita in Europa (Canva)

Le ondate di calore risultano in aumento in 29 Paesi europei, le alluvioni in 28 e la siccità in 27. Piogge torrenziali, incendi, scarsità idrica, frane, tempeste, cicloni e valanghe completano la graduatoria dei principali pericoli climatici indicati come crescenti nelle valutazioni nazionali raccolte dall’Agenzia europea dell’ambiente.

Sono fenomeni diversi, ma non sempre separati. Un lungo periodo senza precipitazioni può ridurre la disponibilità d’acqua, compromettere i raccolti e rendere più facile la propagazione degli incendi. Quando la pioggia ritorna, può concentrarsi in poche ore e trovare terreni troppo secchi o impermeabilizzati per assorbirla, aumentando il rischio di alluvioni e frane.

La Giornata europea per le vittime della crisi climatica globale, che ricorre il 15 luglio, offre l’occasione per affiancare questa mappa al bilancio degli ultimi decenni. Tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno causato nell’Unione europea perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro. Oltre 208 miliardi, pari a un quarto del totale, si concentrano tra il 2021 e il 2024.

L’Italia è tra i Paesi più esposti alle conseguenze economiche, con oltre 135 miliardi di euro di danni dal 1980, seconda dietro alla Germania. Sul territorio nazionale si incontrano quasi tutti i fenomeni presenti nella graduatoria europea, dal caldo nelle aree urbane alla siccità agricola, dagli incendi alle alluvioni e alle frane.

I 10 eventi estremi in maggiore crescita in Europa

1.     Ondate di calore

Sono il pericolo segnalato dal maggior numero di Paesi: risultano in aumento in 29. Non indicano soltanto il raggiungimento di temperature elevate, ma periodi prolungati sopra le medie locali, spesso accompagnati da notti nelle quali il calore diminuisce poco. Gli effetti riguardano la salute, i consumi elettrici, il lavoro all’aperto, l’agricoltura e il funzionamento delle infrastrutture.

2.     Alluvioni

Sono indicate in aumento in 28 Paesi. La categoria comprende esondazioni dei fiumi, allagamenti urbani, piene improvvise e inondazioni costiere. L’entità delle conseguenze dipende dalle precipitazioni, ma anche dall’impermeabilizzazione del suolo, dalla presenza di edifici nelle aree esposte e dalla capacità di fognature, canali e corsi d’acqua di smaltire i volumi ricevuti.

Le alluvioni rappresentano una delle principali fonti di perdite economiche perché possono colpire contemporaneamente abitazioni, imprese, coltivazioni, strade, ferrovie e reti energetiche. Anche dopo il ritiro dell’acqua restano i costi della ricostruzione, dell’interruzione delle attività e del ripristino dei servizi.

3.     Siccità

La segnalano in crescita 27 Paesi e non riguarda più soltanto l’Europa mediterranea. Può manifestarsi attraverso una carenza prolungata di precipitazioni, una riduzione dell’umidità dei terreni o l’abbassamento di fiumi, invasi e falde. Colpisce soprattutto agricoltura, produzione idroelettrica, navigazione fluviale, approvvigionamento potabile ed ecosistemi.

4.     Piogge torrenziali

Risultano in aumento in 26 Paesi. La loro presenza separata dalle alluvioni distingue il fenomeno atmosferico dai suoi effetti sul territorio. Una pioggia molto intensa può essere assorbita senza conseguenze oppure provocare allagamenti e piene rapide se incontra terreni saturi, superfici impermeabilizzate, reti di drenaggio insufficienti o corsi d’acqua già carichi., non necessariamente un aumento uniforme delle giornate piovose.

5.     Incendi

Sono segnalati in crescita in 25 Paesi. L’innesco dipende spesso dalle attività umane, ma alte temperature, siccità, vento e bassa umidità rendono la vegetazione più infiammabile. Gli effetti possono proseguire dopo lo spegnimento: la perdita della copertura vegetale aumenta l’erosione, mentre le precipitazioni successive possono trascinare cenere e sedimenti o provocare colate di fango.

6.     Scarsità idrica

È indicata in aumento in 25 Paesi. A differenza della siccità, descrive uno squilibrio tra la quantità d’acqua disponibile e quella richiesta da popolazione, agricoltura, industria ed energia. Può quindi verificarsi anche dove le precipitazioni annuali sono relativamente abbondanti, se si concentrano nei periodi sbagliati, le reti perdono acqua o i consumi aumentano durante l’estate.

7.     Frane

Quattordici Paesi prevedono una crescita significativa del rischio. Le frane dipendono dalla geologia, dalla pendenza, dalla vegetazione e dall’uso del suolo, ma possono essere favorite da precipitazioni intense e incendi. Non tutte avvengono improvvisamente: alcuni movimenti procedono lentamente, compromettendo nel tempo abitazioni, strade, ferrovie e reti di servizio.

8.     Tempeste

Sono segnalate in aumento in 13 Paesi. La definizione comprende fenomeni differenti, dalle raffiche di vento ai temporali accompagnati da grandine, fulmini e precipitazioni intense. Possono danneggiare coltivazioni, edifici, linee elettriche e trasporti, ma le tendenze cambiano a seconda delle regioni e del tipo di sistema atmosferico considerato.

9.     Cicloni

Compaiono nelle valutazioni di sei Paesi. In Europa il termine può riferirsi ai sistemi depressionari extratropicali provenienti dall’Atlantico e ai più rari cicloni mediterranei con caratteristiche simili a quelle tropicali, chiamati anche “medicane”. Il rischio è geograficamente circoscritto, ma può coinvolgere coste, porti e località turistiche attraverso vento, mareggiate e precipitazioni abbondanti.

10. Valanghe

Chiudono la classifica e sono indicate in aumento in tre Paesi. Il numero limitato riflette la concentrazione del fenomeno nelle aree montane. Il riscaldamento può ridurre la durata della neve alle quote inferiori, ma pioggia sul manto nevoso, cicli di gelo e disgelo e cambiamenti nella struttura degli strati possono modificare la stabilità alle quote più elevate.

Quattro miliardi e mezzo di persone esposte

Secondo la Banca mondiale, circa 4,5 miliardi di persone vivono in aree esposte ad almeno uno tra alluvioni, siccità agricola, cicloni e ondate di calore. Di queste, 1,5 miliardi si trovano in condizioni di elevata vulnerabilità, legate al reddito, alla qualità delle abitazioni, all’accesso ai servizi essenziali e alla possibilità di affrontare le conseguenze economiche e sanitarie di una calamità.

In Europa le persone esposte sarebbero circa 250 milioni, 35 milioni delle quali ad alto rischio. La presenza di un pericolo, tuttavia, non produce ovunque gli stessi effetti. Contano la densità abitativa, l’età della popolazione, la solidità degli edifici, la qualità delle infrastrutture, l’organizzazione dei soccorsi e la velocità con cui le informazioni raggiungono chi si trova nell’area interessata.

Le proiezioni indicano che questi numeri potrebbero aumentare. Uno studio del Joint Research Centre della Commissione europea, ha stimato che entro il 2100 circa 351 milioni di europei potrebbero essere esposti ogni anno a eventi meteorologici estremi. La cifra corrisponde a quasi due terzi della popolazione del continente e tiene conto soprattutto dell’aumento dell’esposizione al caldo.

Una difficoltà ulteriore deriva dalla possibilità che più emergenze si presentino in successione o contemporaneamente. Uno studio pubblicato su npj Climate and Atmospheric Science stima che, in uno scenario intermedio di emissioni, le estati europee nelle quali un periodo di siccità termina con precipitazioni abbondanti potrebbero aumentare di circa il 35% entro la metà e la fine del secolo. Per le sequenze concluse da piogge ancora più estreme, l’aumento stimato raggiunge il 97%.

Queste combinazioni richiedono risposte diverse da quelle previste per un singolo evento. Le risorse impiegate per fronteggiare un’emergenza possono essere ancora occupate quando se ne presenta una seconda; strade e reti di comunicazione già danneggiate possono rallentare i soccorsi; ospedali, centrali operative e servizi locali possono trovarsi a gestire richieste simultanee.

“Non si tratta più solo di gestire l’emergenza singola quando si manifesta, ma di anticipare scenari multi-rischio attraverso sistemi che permettano di raggiungere rapidamente e contemporaneamente chi è esposto e chi interviene sul territorio”, spiega Massimiliano Palma, amministratore delegato di Regola, azienda specializzata in tecnologie per le sale operative.

Secondo Palma, il tempo necessario per trasmettere l’allerta rappresenta soltanto una parte del problema. È altrettanto importante che centrali operative, servizi sanitari e protezione civile lavorino sulla stessa base informativa, ricevendo aggiornamenti coerenti su aree interessate, strade percorribili, strutture disponibili e persone da evacuare.

“In situazioni dove i minuti equivalgono a vite salvate, la possibilità di inviare comunicazioni massive in tempi estremamente ridotti e di sincronizzare i flussi informativi tra centrali operative, servizi sanitari e protezione civile rappresenta un elemento essenziale”, osserva. Palma cita sistemi capaci di diffondere allerte multicanale in circa 90 secondi e piattaforme utilizzate per coordinare le attività delle centrali 112, 118 e 116117.

La comunicazione deve raggiungere anche chi si trova temporaneamente in un territorio. Il problema assume particolare rilievo nelle destinazioni turistiche, dove durante l’estate il numero delle persone presenti può crescere rapidamente. Visitatori stranieri e vacanzieri possono non conoscere la lingua locale, le vie di evacuazione, i punti di raccolta o i canali attraverso i quali vengono diffuse le informazioni ufficiali.

Le condizioni climatiche stanno entrando anche nella scelta della destinazione. Secondo l’European Travel Commission, nel 2026 l’82% degli europei prevede di viaggiare durante i mesi estivi. La sicurezza è il primo criterio indicato nella scelta della meta, con il 22% delle risposte; seguono la ricerca di un clima piacevole e stabile, con il 15%, e la disponibilità di offerte convenienti, con il 14%. Il dato segnala un cambiamento nelle priorità dei viaggiatori, che accanto a prezzi e collegamenti valutano sempre più spesso temperature previste, rischio di incendi, disponibilità d’acqua e affidabilità dei servizi locali. Per le destinazioni più esposte, questi fattori possono incidere sulla stagionalità, sulla durata dei soggiorni e sulla distribuzione delle presenze nel corso dell’anno.

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