Il granchio blu americano ha invaso il Mediterraneo: quale futuro per la pesca?

Un reportage della Cnn riaccende i riflettori sull’invasione di questa specie nei nostri mari
20 Luglio 2026
2 minuti di lettura
Granchio blu canva

Il granchio blu americano ha invaso l’Italia. A parlarne in un recente approfondimento è l’emittente statunitense Cnn che ha riacceso i riflettori internazionali su una delle crisi ecologiche più gravi delle coste italiane: l’avanzata inarrestabile di questa specie nel Delta del Po. I dati più recenti delle autorità scientifiche italiane rivelano che questo non è un episodio isolato, ma il sintomo di una trasformazione strutturale e irreversibile del nostro mare.

Un ecosistema al limite: il Mediterraneo “bolle”

Il Delta del Po, un tempo rifugio di biodiversità e cuore della produzione europea di vongole, è oggi il simbolo di un Mediterraneo che sta perdendo le sue caratteristiche di mare temperato. Secondo i dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, nel 2025 la temperatura media annuale dei mari italiani ha raggiunto i 20 °C, con picchi estivi superiori ai 26 °C, oltre un grado sopra la media degli ultimi trent’anni. Ancor più allarmanti sono le rilevazioni della Fondazione Marevivo, che segnalano temperature superficiali superiori di oltre 4 °C rispetto alla media degli ultimi quarant’anni. Questo riscaldamento repentino, dovuto alla natura di bacino semichiuso del Mediterraneo, sta favorendo la diffusione massiccia di specie aliene come il granchio blu, il pesce scorpione e i pesci coniglio, a scapito delle specie autoctone.

Il Delta del Po: da paradiso a deserto ecologico

Nelle lagune di Scardovari e Goro, il granchio blu ha trovato l’habitat ideale grazie a un mix di nutrienti portati dal fiume e acque rese più salate e calde dai cambiamenti climatici. La siccità estrema del 2022 e le successive alluvioni del 2023 hanno creato le condizioni perfette per un’esplosione demografica senza precedenti.

L’impatto economico è devastante. A Scardovari, il raccolto annuale di vongole è crollato del 93%; nella regione di Goro, la produzione è passata da 10.000 tonnellate a circa 4.000 nel 2024, un calo del 70% rispetto al decennio precedente; oltre 600 pescatori (il 40% del consorzio locale) hanno già abbandonato l’attività.

Gli esperti avvertono che il granchio blu non è l’unica minaccia. Il riscaldamento delle acque sta riducendo l’ossigeno negli abissi e causando lo “sbiancamento” della Posidonia oceanica, fondamentale per la salute dei nostri mari, in modo simile a quanto accade alle barriere coralline tropicali.

Storie di resilienza e abbandono

Il reportage della Cnn dà voce a chi ha perso tutto. Oscarina Soncin e Giovanna Pizzo, pescatrici per decenni, hanno dovuto consegnare la licenza nel 2024 dopo aver trovato solo gusci vuoti e reti distrutte. “Il mare può dare molto, ma può anche togliere tutto”, ha dichiarato Soncin, che oggi lavora come addetta alle pulizie. Dall’altro lato, giovani come Angela Franceschetti tentano la via dell’adattamento, convertendo la propria attività alla cattura dei granchi tramite trappole. Tuttavia, la stessa Franceschetti riconosce che il cambiamento climatico sta dettando nuove e dure regole di sopravvivenza.

Verso una “nuova normalità” sostenibile

Il governo italiano ha stanziato 10 milioni di euro per contrastare l’invasione, ma gli scienziati sono scettici sulla possibilità di eradicare il predatore. La strategia si sta spostando verso la creazione di una filiera commerciale: grazie a partnership con aziende internazionali, i granchi blu vengono ora processati in Italia per essere esportati negli Stati Uniti, dove sono considerati una prelibatezza. Ma non basta adattarsi ai sintomi. Come sottolineato da Marevivo e dal Cnr, è indispensabile accelerare la transizione ecologica e investire nel monitoraggio a lungo termine. Il Mediterraneo è oggi un “laboratorio naturale” dove gli effetti della crisi climatica si manifestano in anticipo: proteggerlo significa non solo salvare l’economia delle comunità costiere, ma preservare il futuro delle prossime generazioni.

Territorio | Altri articoli