“Un’infermiera che guadagna 75.000 dollari all’anno dovrebbe pagare zero tasse”. A dirlo non è un politico di sinistra né un sindacalista, bensì Jeff Bezos, proprietario di Amazon e stabilmente nella top tre delle persone più ricche del mondo.
Negli ultimi mesi il dibattito sulle disuguaglianze economiche ha stimolato molte proposte, ma quella di Bezos è senz’altro la più particolare. La normale conseguenza di un azzeramento delle tasse per i poveri, infatti, sarebbe un aumento del prelievo fiscale dai più ricchi, ma per l’imprenditore statunitense non è così.
Mister Amazon, con un patrimonio netto superiore ai 270 miliardi di dollari secondo stime Forbes, sostiene che il sistema americano sia già il più progressivo al mondo e che non sia necessario aumentare le tasse sui ricchi: basta alleggerire quelle sui poveri, che insieme generano appena il 3% del gettito fiscale Usa.
Il botta e risposta con Mamdani
Al centro c’è un acceso botta e risposta con il sindaco progressista di New York Zohran Mamdani, che ha messo Amazon nel mirino anche a causa dell’inquinamento atmosferico provocato dal colosso dello shopping online e non compensato dalle tasse.
Intervistato da Cnbc, Jeff Bezos ha detto che la soprattassa annuale sulle seconde case di lusso (valutate oltre 5 milioni di dollari) di chi risiede fuori città, proposta da Mamdani, sarebbe “un’ottima cosa per New York”, ma ha criticato il modo in cui il sindaco della Grande Mela ha lanciato la sfida agli ultraricchi. Commentando il celebre video dell’annuncio, Bezos ha dichiarato: “Non è bello andare sotto casa di Ken Griffin (uno dei più grandi hedge fund al mondo, ndr.) e comportarsi come se fosse una specie di cattivo. Non è un cattivo, non ha fatto del male a nessuno, non sta danneggiando New York. Anzi, tutt’altro”.
Ha poi aggiunto che: “Quando non sai come risolvere un problema, crei un capro espiatorio. Ma non risolvi il problema”, che si risolve solo tramite la “competenza”.
In quel “tutt’altro” c’è la logica dei numeri portata avanti dal proprietario di Amazon: Bezos ha ricordato che l’1% dei contribuenti americani, i più ricchi tra i ricchi, versa il 40% del gettito fiscale totale. E visto che la metà dei contribuenti con i redditi più bassi versa solo il 3% del totale, tanto vale cancellare le tasse sulla “lower middle class”.
La filosofia è lineare: il 3% di gettito fiscale rappresenta “noccioline per il governo”, mentre quelle stesse tasse incidono pesantemente sui conti delle persone normali. Per questo: “dovrebbero essere zero”, afferma Bezos, secondo cui ci sono tanti altri modi per sosituire quel gettito.
Quello che Bezos non dice sulla tassazione
Durante l’intervista, Bezos ha aggiunto: “Io pago miliardi in tasse. Se la gente vuole che paghi di più, discutiamone ma senza pensare che questo aiuterà quell’infermiera” del Queens di cui sopra.
C’è però una precisazione tecnica importante, che il fondatore di Amazon non enfatizza: la proposta riguarda esclusivamente l’imposta federale sul reddito. Chi guadagna poco, però, continua a pagare payroll taxes (i contributi previdenziali e sanitari), imposte statali e locali e imposte indirette su consumi, carburante, beni di prima necessità. Per molti lavoratori a basso reddito, queste ultime pesano più dell’income tax.
Gli altri miliardari che si sono esposti sul problema
Bezos non è il primo miliardario a occuparsi delle disuguaglianze economiche, ma le sue conclusioni si distaccano da quelle della maggior parte dei colleghi.
Warren Buffett ha spiegato da decenni che il sistema fiscale americano è profondamente iniquo non perché tassi troppo i poveri, ma perché tassi troppo poco i ricchi. La sua segretaria, celebre esempio ripetuto in decine di interviste, paga un’aliquota effettiva quasi doppia rispetto alla sua: lei lavora, lui incassa capital gain e dividendi, tassati con aliquote molto più basse. La sua proposta, la cosiddetta “Buffett Rule“, prevede un’aliquota minima del 30% per i redditi superiori al milione di dollari.
Non solo. Nel 2019, diciannove miliardari americani tra cui George Soros, Abigail Disney e Chris Hughes, firmarono una lettera aperta ai candidati alle presidenziali scrivendo: “Gli Stati Uniti hanno una responsabilità morale, etica ed economica di tassare di più la nostra ricchezza.” Chiedevano una wealth tax annuale dell’1–2% sui patrimoni superiori a 50 milioni di dollari, con un’aliquota aggiuntiva per i miliardari. Anche Bill Gates ha espresso più volte posizioni simili, ammettendo di dover pagare di più.
Buffett, Soros e Gates vogliono redistribuire il carico fiscale verso l’alto, aumentando le imposte sui ricchi per finanziare il sistema. Bezos vuole alleggerirlo verso il basso, senza toccare le grandi fortune.
Cosa cambierebbe con la proposta di Bezos
Se negli Stati Uniti si azzerasse l’imposta federale sul reddito per il 50% più povero dei contribuenti, milioni di famiglie a basso e medio-basso reddito avrebbero qualche centinaio o qualche migliaio di dollari in più l’anno. Per l’infermiera del Queens, si tratterebbe di recuperare fino a 1.000 dollari al mese.
Per il bilancio federale, significherebbe rinunciare al 3% circa del gettito dell’imposta sul reddito, una quota piccola, ma che in valori assoluti rappresenta decine di miliardi di dollari.
La domanda a cui Bezos non risponde è: chi copre quella differenza? Se la risposta sono i tagli alla spesa pubblica (sanità, istruzione, welfare), si finirebbe per colpirebbe proprio quelle famiglie a basso reddito che la proposta vuole aiutare.
In pratica, se si vuole allegerire la parte più povera della popolazione senza tassare i più ricchi, serve una alternativa concreta. O, meglio, un’idea geniale che non si è mai palesata nella storia e che neppure Jeff Bezos sembra avere in testa.
Le disuguaglianze economiche ampliate dall’Ai
A livello globale, i dati Oxfam mostrano un quadro in cui la ricchezza dei miliardari è aumentata di oltre 7 trilioni di dollari in cinque anni, mentre la metà più povera dell’umanità ristagna o arretra. In questo contesto, azzerare le imposte sul reddito di chi guadagna meno, misura che riguarda soprattutto il sistema Usa, non cambia la traiettoria della concentrazione della ricchezza a livello globale. La riduce marginalmente, nell’immediato, per una fascia di contribuenti americani, ma non sposta i rapporti di forza tra chi possiede molto e chi possiede quasi nulla.
La proposta di Bezos riconosce il problema della disuguaglianza senza affrontarne la causa strutturale: la velocità con cui il capitale si concentra nei pochi, molto più velocemente di quanto qualsiasi alleggerimento fiscale verso il basso possa compensare. Non solo: secondo il Ceo di Blackrock, Larry Fink, il gap è destinato ad ampliarsi con l’intelligenza artificiale che genererà “un’economia a K” dove i ricchi diventeranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Per approfondire: Larry Fink, l’Ai e l’avvertimento sull’economia a K: “Pochi vincitori e tanti vinti”
