Essere turisti senza partire: è l’estate della staycation

Quasi un italiano su due non farà vacanze fuori casa e per oltre la metà pesa il budget. Ma restare non significa rinunciare al tempo libero
14 Agosto 2026
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Donna passeggiata estate roma canva
Donna a passeggio tra le strade di Roma (Canva)

C’è chi ad agosto prende un aereo e chi prende il tram. Chi prenota una settimana al mare e chi decide finalmente di entrare nel museo davanti al quale passa ogni mattina, vedere un film all’aperto, attraversare un parco mai frequentato o spingersi in un quartiere che conosce soltanto di nome.

Per milioni di italiani, quest’estate, la vacanza si è accorciata fino a coincidere con la propria città o con pochi chilometri intorno a casa. È la staycation, la vacanza senza vera partenza. Dietro il termine inglese, però, c’è soprattutto un dato economico: secondo l’indagine Tecnè per Federalberghi, il 48,5% degli italiani adulti non farà alcuna vacanza fuori casa durante l’estate 2026. Sono circa 24,2 milioni di persone e, tra chi resta, il 52,8% indica come principale motivo la situazione economica familiare.

Non significa necessariamente passare agosto sul divano. Una parte di chi non parte trasferisce le attività tipiche delle ferie nello spazio che normalmente considera semplicemente “casa”: passeggiate, piscine, laghi, cinema, concerti, ristoranti, musei, mercati, parchi e gite di un giorno.

Quando il quartiere diventa una destinazione

La fotografia di Federalberghi aiuta a capire cosa significa concretamente. Tra gli stay-cationisti, il 33,8% prevede passeggiate, il 22,1% cerca mare, laghi, fiumi o piscine nelle vicinanze e il 21,7% organizza serate con gli amici. Altri indicano concerti, spettacoli ed eventi tradizionali.

La differenza rispetto a una normale giornata libera sta soprattutto nel tempo. Durante l’anno la città viene utilizzata in maniera funzionale: si percorre la strada tra casa e lavoro, si va al supermercato, si accompagna un figlio, si entra in metropolitana. Una settimana di ferie può cambiare temporaneamente quella geografia.

A Roma può significare prendere il treno per Ostia invece di organizzare una settimana al mare, passare un pomeriggio a Villa Borghese, entrare in un museo civico o raggiungere un quartiere normalmente fuori dai propri percorsi. A Milano una giornata può essere costruita tra una mostra, Parco Sempione, una piscina e il cinema serale; da Bologna bastano un regionale o un autobus per trasformare l’Appennino in una gita senza pernottamento.

La destinazione può essere persino più vicina. Un mercato frequentato normalmente per fare la spesa cambia significato se ci si va senza fretta; lo stesso succede con una pista ciclabile, un parco fluviale, un museo minore o una zona della città visitata finora soltanto per necessità.

La staycation nasce anche quando partire costa troppo

Raccontarla soltanto come riscoperta del territorio rischierebbe però di romanticizzare un fenomeno che, per molti italiani, nasce da una rinuncia. La condizione economica è la prima ragione indicata da chi non farà vacanze. Seguono problemi organizzativi e di salute, aumento dei prezzi e impegni lavorativi.

La staycation diventa così una risposta alla compressione del budget: invece di concentrare diverse centinaia o migliaia di euro in trasporto e pernottamento, la spesa viene distribuita in attività più piccole. Un pranzo fuori, un biglietto per una mostra, una giornata in piscina, una gita in treno regionale o una serata al cinema costano singolarmente molto meno di una vacanza tradizionale.

La ricerca accademica ha individuato proprio nel risparmio economico e nella riduzione dello stress legato agli spostamenti due delle ragioni associate alla diffusione delle staycation, insieme alla possibilità di mantenere la spesa all’interno dell’economia locale. Uno studio pubblicato su Heliyon osserva come questo tipo di vacanza sia stato promosso per la minore necessità di viaggiare, i costi inferiori e la maggiore ricaduta sulle attività del territorio.

Un lavoro più recente, pubblicato su Sustainability, ha analizzato la staycation anche come strumento di resilienza per le destinazioni turistiche: mantenere una quota di domanda locale può aiutare imprese e territori a essere meno dipendenti esclusivamente dai grandi flussi internazionali.

Fare il turista nella propria città

C’è poi un aspetto meno economico e più urbano. Abitare in una città non significa necessariamente conoscerla. Si può vivere a Roma senza essere mai entrati a Palazzo Altemps, abitare a Milano senza aver esplorato alcune zone lungo i Navigli fuori dai percorsi più frequentati o conoscere alla perfezione aeroporti stranieri e ignorare un parco raggiungibile in venti minuti da casa.

La staycation ribalta temporaneamente una regola implicita del turismo: l’idea che per sentirsi in vacanza sia necessario aumentare la distanza.

La ricerca sul turismo urbano mostra da tempo che una destinazione non è formata esclusivamente dai monumenti ufficiali. Anche luoghi quotidiani possono diventare spazi turistici quando vengono guardati e raccontati diversamente. Studi sulle città europee hanno osservato, per esempio, come mercati, parchi e quartieri residenziali possano essere trasformati in punti di interesse proprio perché offrono esperienze differenti rispetto ai circuiti più conosciuti.

Per chi vive sul posto il meccanismo può funzionare al contrario: non serve che una piattaforma trasformi il quartiere in attrazione. Basta avere il tempo di percorrerlo senza lo scopo con cui lo si attraversa ogni giorno.

La ricerca di luoghi meno affollati

La staycation intercetta anche una trasformazione più ampia del turismo contemporaneo: la ricerca di alternative alle destinazioni congestionate.

Una ricerca globale di Booking.com rileva che il 43% dei viaggiatori intende evitare destinazioni o attrazioni sovraffollate, una quota cresciuta di 11 punti percentuali in un anno. Il 42% pensa inoltre di viaggiare fuori dall’alta stagione. Tra chi sceglie mete più tranquille, il 44% indica anche la volontà di non contribuire all’overtourism.

Il dato più interessante per la logica della staycation riguarda però i residenti: il 29% vorrebbe che il proprio territorio promuovesse maggiormente cittadine e attrazioni nelle vicinanze, invece di concentrare i visitatori sempre negli stessi luoghi.

Questo apre una possibilità anche per le città italiane. Un residente non ha bisogno di visitare Firenze seguendo lo stesso percorso di chi arriva per la prima volta dall’estero, né di trascorrere una giornata a Roma tra Colosseo e Fontana di Trevi. Può muoversi verso parchi, piccoli musei, quartieri, percorsi naturalistici e attività normalmente escluse dall’itinerario turistico classico.

La staycation non elimina l’overtourism, ma segue una logica quasi opposta: distribuisce il tempo libero su un territorio più ampio invece di concentrarlo in una destinazione lontana scelta proprio perché famosa.

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