Per una volta non si tratta di sapere se nel fine settimana pioverà o quanto farà caldo domani. iLMeteo ha guardato indietro di cinquant’anni per rispondere a una domanda diversa: quanto è cambiato il clima della città in cui viviamo?
La risposta varia molto da un capoluogo all’altro, ma la tendenza generale è chiara: temperature più alte, molte più notti senza tregua dal caldo e precipitazioni che, in gran parte delle città analizzate, tendono a concentrarsi in episodi più intensi.
Il nuovo Rapporto sul Clima del XXI secolo, realizzato da iLMeteo in collaborazione con il Corriere della Sera, ha analizzato oltre 434 milioni di dati meteorologici relativi a 108 capoluoghi di provincia, ricostruendo l’evoluzione del clima urbano negli ultimi 50 anni. Il team di meteorologi guidato da Lorenzo Tedici e Mattia Gussoni ha utilizzato anche strumenti di intelligenza artificiale per validare le serie storiche e individuare eventuali anomalie nei dati.
Nove gli indicatori considerati: caldo intenso, notti tropicali, notti supertropicali, giornate di cosiddetto “caldo africano”, intensità e anomalie delle precipitazioni, temperatura media annua, temperatura media estiva e temperatura massima estiva.
Mettendo insieme i nove indicatori, Foggia risulta la città dove il clima è cambiato di più negli ultimi cinquant’anni. Seguono Roma, Napoli e Cagliari. Milano è decima; più indietro Bari, Palermo, Venezia, Bologna, Genova, Firenze e Torino. Tra i capoluoghi nei quali le variazioni risultano meno marcate compaiono invece Cuneo, L’Aquila, Aosta, Bolzano e Potenza.
La classifica, però, racconta solo una parte della storia. I dati più interessanti mostrano come è cambiato il caldo che sperimentiamo ogni giorno, soprattutto nelle ore notturne.
Non è solo più caldo
Foggia ha registrato un aumento della temperatura media annua di circa 3,6 °C nell’arco dei cinquant’anni analizzati. Ma è soprattutto di notte che la trasformazione diventa evidente. Accanto alle ormai note “notti tropicali”, il rapporto utilizza un indicatore ancora più estremo: le notti supertropicali.
Una notte è tropicale quando la temperatura minima non scende sotto i 20 °C. Diventa supertropicale quando la minima resta pari o superiore a 25 °C. Significa trascorrere l’intera notte senza che il termometro scenda sotto una soglia che, fino a pochi decenni fa, era molto più rara anche in piena estate.
Secondo i dati pubblicati da iLMeteo, rispetto all’inizio della serie le notti supertropicali sono aumentate di circa 65 episodi a Foggia, 54 a Reggio Calabria e 38 a Taranto. Il fenomeno non riguarda più soltanto il Sud: nel 2025 Roma ne ha registrate 19 e Milano 17, mentre Napoli ne aveva contate 27 nel 2024.
La differenza è rilevante per la vita urbana. Una città molto calda di giorno ma capace di raffreddarsi durante la notte non è la stessa cosa di una città nella quale le temperature restano elevate per ventiquattro ore.
Asfalto, cemento ed edifici assorbono calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente dopo il tramonto. È il fenomeno dell’isola di calore urbana, che si somma all’aumento generale delle temperature e rende più pesanti le ondate di calore nei quartieri più densamente costruiti.
Roma sta già intervenendo su questo fronte. Nel 2026 il Campidoglio ha presentato il primo Piano caldo della Capitale, con interventi su quartieri, scuole e spazi pubblici per ridurre gli effetti delle temperature elevate. Il monitoraggio realizzato con il supporto del Cmcc aveva già evidenziato l’aumento delle notti tropicali e la progressiva scomparsa delle temperature più fresche.
Il quadro nazionale va nella stessa direzione. Secondo le elaborazioni Cnr-Ibe basate sui dati Era5 Land, l’estate 2026 è stata in Italia la più calda dal 1950, con una temperatura media nazionale di 24,3 °C.
A Roma, nel 2025, il rapporto conta inoltre 39 giornate di “caldo africano”, definite come giorni nei quali la temperatura massima raggiunge o supera i 34 °C. Negli anni Settanta e Ottanta episodi di questo tipo erano molto meno frequenti.
Il cambiamento non consiste quindi soltanto nel superare qualche record. A modificarsi sono frequenza, durata e persistenza del caldo, cioè le caratteristiche che incidono più direttamente sulla vita quotidiana.
Anche la pioggia sta cambiando
Secondo l’analisi, 93 città sulle 108 considerate mostrano un aumento delle precipitazioni intense. Non vuol dire che cada più pioggia in totale, ma che sempre più spesso arriva concentrata in poche ore, intervallata da periodi più asciutti.
Un’atmosfera più calda può contenere circa il 7% in più di vapore acqueo per ogni grado di aumento della temperatura, secondo la relazione fisica di Clausius-Clapeyron richiamata anche dall’IPCC. Quando si creano le condizioni meteorologiche favorevoli, aumenta quindi il potenziale per precipitazioni più intense.
Per le città la differenza è sostanziale. Una stessa quantità d’acqua distribuita in diversi giorni non produce gli stessi effetti se cade in poche ore. Superfici impermeabili, reti fognarie, sottopassi e corsi d’acqua urbanizzati possono trovarsi a gestire in tempi molto brevi volumi per i quali non sono stati progettati.
Le proiezioni climatiche ad alta risoluzione elaborate dall’Enea indicano che in Italia gli eventi estremi sono destinati ad aumentare anche in scenari caratterizzati da una riduzione delle precipitazioni medie complessive. Meno regolarità delle piogge e fenomeni più intensi rendono più complesso l’adattamento delle città.
Non tutte le città cambiano allo stesso modo
Tra i capoluoghi dove i cambiamenti risultano meno marcati ci sono Cuneo, L’Aquila, Aosta, Bolzano e Potenza, tutte città in cui l’altitudine contribuisce a contenere almeno in parte l’aumento del caldo. Centro-Sud e aree costiere mostrano invece variazioni più forti, soprattutto nelle temperature estive e notturne.
Sulle coste pesa anche il riscaldamento del Mediterraneo. Nel 2025 il bacino ha registrato anomalie termiche particolarmente elevate e un mare più caldo può contribuire a mantenere alte le temperature anche dopo il tramonto.
Le differenze tra una città e l’altra sono proprio uno degli aspetti che il rapporto permette di osservare meglio. Nella piattaforma interattiva si può cercare ciascuno dei 108 capoluoghi e ricostruire, indicatore per indicatore, cosa è successo dal 1975 a oggi: quanto sono salite le temperature, quante notti tropicali si sono aggiunte, quanto è aumentato il caldo estremo e come sono cambiate le precipitazioni.
Cinquant’anni di dati trasformano così un cambiamento nazionale in 108 storie climatiche diverse.
