Carburanti, agricoltura ed ex Ilva: cosa c’è dietro le proteste che bloccano il Sud Italia

Il blocco imposto da autotrasportatori, agricoltori e operai dell’ex Ilva incarna in un colpo solo tante difficoltà del contesto economico attuale, diverse ma intrecciate tra loro
16 Ottobre 2026
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Foto: Screenshot Facebook video @Ten TV

Nelle strade del Sud Italia è in corso una protesta senza precedenti nella storia recente del Paese. Il blocco imposto da autotrasportatori, agricoltori e operai dell’ex Ilva incarna in un colpo solo tante difficoltà del contesto economico attuale, diverse ma intrecciate tra loro. Per molti cittadini è un taglio nella tela della realtà, che consente di comprendere la stretta (e mai così tanto fragile) relazione tra carburante, produzione agricola e cibo nei supermercati.

Andiamo con ordine.

Perché le proteste sono diverse (e quali sono)

Le immagini di tir, trattori e strade occupate possono dare l’impressione di un’unica mobilitazione. In realtà si stanno sovrapponendo almeno tre vicende, con richieste e modalità differenti.

La prima è la vertenza ex Ilva. Dal 12 ottobre i lavoratori dello stabilimento siderurgico di Taranto hanno ostacolato il transito delle autocisterne in entrata e in uscita dalla vicina raffineria Eni, protestando contro la chiusura dell’impianto che, a meno di cambiamenti, riguarderà un bacino stimato tra i 13.000 e i 20.000 lavoratori (tra dipendenti diretti e lavoratori coinvolti nell’indotto tramite appalti). Pur non essendo una mobilitazione contro il prezzo del gasolio, il blocco ha prodotto conseguenze sulla distribuzione dei carburanti.

La seconda protesta riguarda agricoltori, autotrasportatori e commercianti che protestano contro l’aumento dei costi necessari a produrre e trasportare le merci. Nel Foggiano la mobilitazione è arrivata al sesto giorno. Alla vigilia della campagna olearia, per gli olivicoltori pugliesi il costo dei carburanti si somma alla pressione sui prezzi di vendita dell’olio, riducendo al minimo il margine disponibile per pagare lavorazioni, manodopera e trasporto. Molti agricoltori stanno persino rinunciando alla raccolta, generando (loro malgrado) spreco alimentare. Diverse testate locali parlano di agricoltori “al collasso” perché il prezzo dell’olio non copre più i costi vivi di raccolta e lavorazione nei frantoi.

La terza vicenda è il fermo degli autotrasportatori siciliani. Qui gli organizzatori hanno scelto una modalità diversa: niente blocchi stradali generalizzati, ma camion parcheggiati nei piazzali e semirimorchi carichi di merci non ritirati dalle navi nei porti. La mobilitazione è cominciata a mezzanotte e dovrebbe proseguire fino al 20 ottobre.

I distributori senza carburante al Sud Italia

Le cronache della mattina di oggi, 16 ottobre, segnalano distributori senza benzina e gasolio in Puglia, Calabria e Basilicata, oltre alle prime difficoltà di approvvigionamento in alcuni supermercati del Foggiano. Il dato più preciso arriva da Eni: il 15 ottobre 150 stazioni di servizio Enilive sulle 300 presenti in Puglia erano rimaste senza carburante. Dalla mezzanotte è inoltre iniziato il fermo degli autotrasportatori in Sicilia e Calabria, previsto fino al 20 ottobre. Il caro-energia fa fermare i camion, complica le lavorazioni agricole e può interrompere la consegna di frutta, verdura e altri prodotti freschi.

A questo si aggiunge che, fino a poche ore fa, la statale 106 e la statale 7 erano il teatro delle proteste dei lavoratori ex Ilva, che questa mattina hanno liberato gli accessi alla raffineria Eni di Taranto e rimosso i blocchi. Lo sciopero nello stabilimento siderurgico terminerà alle 23, secondo quanto deciso dall’assemblea dei lavoratori. Le autocisterne possono quindi tornare a circolare, ma il ripristino dei flussi non comporta il rifornimento immediato di tutte le pompe rimaste senza scorte.

Dalla carenza di carburante agli scaffali dei supermercati

Le proteste carburanti al Sud mostrano quanto siano collegate attività che normalmente appaiono separate. Il trattore che entra in campo, l’autocisterna che rifornisce una pompa, il camion che ritira un semirimorchio al porto e il mezzo che consegna frutta al supermercato utilizzano la stessa infrastruttura energetica e logistica.

A San Severo e in altri comuni del Foggiano sono state segnalate difficoltà di approvvigionamento in alcuni supermercati, soprattutto per prodotti freschi come frutta e verdura. Sono episodi locali e non autorizzano a parlare di supermercati vuoti in tutta la Puglia o nel resto del Sud. Sul punto, giova sottolineare che disponibilità e consegna non sono la stessa cosa: un prodotto può essere presente in magazzino e, nello stesso momento, assente dal banco del supermercato perché manca il passaggio che deve portarlo a destinazione.

La fine del blocco agli accessi della raffineria Eni di Taranto dovrebbe permettere una ripresa progressiva delle forniture. Restano però le mobilitazioni di agricoltori e trasportatori, mentre in Sicilia e Calabria il fermo è previsto fino al 20 ottobre.

In Sicilia i camion restano nei piazzali e i semirimorchi non vengono ritirati dalle navi. Federconsumatori Sicilia ha avvertito che il prolungamento della mobilitazione potrebbe provocare problemi nelle forniture ai supermercati.  “Dobbiamo fermare l’effetto domino che si va a innescare: l’impennata del carrello della spesa e il rincaro di tutte le materie prime che trasportiamo finiscono per abbattersi direttamente sull’utente finale, ovvero il cittadino”, ha dichiarato all’Adnkronos Salvatore Bella, rappresentante del Comitato trasporto siciliano.

I due canali che collegano carburante e agricoltura

Per un’azienda agricola il gasolio ha due funzioni diverse:

  • Produttiva: alimenta trattori e macchine utilizzati per lavorare il terreno, potare, trattare le colture, raccogliere o movimentare materiali;
  • Logistica: serve a portare i prodotti dai campi ai frantoi, agli impianti di trasformazione, ai mercati e ai punti vendita.

Il fabbisogno cambia in base alla coltura, alla superficie, alla macchina utilizzata, al terreno e al tipo di lavorazione. La vulnerabilità nasce dal fatto che molte operazioni agricole non possono essere semplicemente rinviate o eliminate quando il carburante rincara. La situazione attuale è la prova di quanto il settore agricolo sia ancora fortemente dipendente dai carbon fossili.

Le strade interessate dalla protesta

In Puglia il centro della protesta contro il caro carburante resta il Foggiano. Presìdi, cortei di camion e trattori e rallentamenti hanno interessato Cerignola, San Severo, Poggio Imperiale, Candela e la statale 16. In Calabria Fedralog ha indetto un fermo che interessa il porto di Gioia Tauro, l’area di Lamezia Terme e diversi svincoli dell’autostrada A2 nel Cosentino. In Basilicata, lungo la statale Jonica, alcuni mezzi pesanti hanno impedito il transito di camion e autoarticolati, lasciando invece passare automobili, autobus, scuolabus e (chiaramente) i mezzi di soccorso. A Potenza e in altri centri numerose stazioni di servizio hanno esposto cartelli per segnalare l’esaurimento delle scorte. Le proteste sono arrivate anche in Campania, con i presìdi organizzati da camionisti e agricoltori presso i caselli di Nola, sull’A30, e Caianello, sull’A1.

Pressione anche sugli aeroporti

Il carburante può diventare introvabile localmente quando le autocisterne non riescono a partire dai depositi o a raggiungere gli impianti. È ciò che è avvenuto attorno alla raffineria Eni di Taranto. Il blocco degli accessi ha rallentato la distribuzione verso Puglia, Basilicata e Calabria. La compagnia ha segnalato “impatti crescenti” anche sulle forniture destinate agli aeroporti pugliesi, alle aziende di trasporto pubblico, alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco.

A Cosenza il 15 ottobre diversi distributori avevano terminato benzina e diesel, mentre davanti agli impianti ancora operativi si erano formate code. Alla riduzione delle consegne si è aggiunta la corsa al distributore degli automobilisti, che ha accelerato l’esaurimento delle scorte locali.

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