La torrida estate 2026 sembra aver lasciato il segno nelle opinioni dei cittadini, stando ai risultati della rilevazione condotta da Adnkronos su un campione (non statistico) di 2.600 utenti in merito alla percezione della crisi climatica. Alla domanda “Cosa ne pensi del Green Deal europeo”, il 50% degli intervistati ha risposto “Va eliminato”, in netto calo rispetto al 69% registrato nella rilevazione dell’anno scorso. Questi diciannove punti percentuali sono stati spalmati tra chi risponde “È una priorità” (dal 10% al 21%) e chi risponde “Va migliorato” (dal 21% al 29%).
I dati sono stati presentati da Fabio Insenga, vicedirettore di Adnkronos e moderatore de “Il valore concreto della sostenibilità”, terzo e ultimo panel dell’evento Adnkronos Q&A “Sostenibilità, le nuove parole chiave” che si è tenuto oggi, 15 ottobre 2026, presso il Palazzo dell’Informazione di Roma.
Rispetto all’indagine del 2025, diminuisce anche la quota di chi pensa che la transizione green danneggi l’economia, dal 68% al 50%, mentre sale dal 24% al 39% chi la considera una risposta alla crisi climatica. Il 54% degli intervistati afferma, inoltre, di tenere conto della sostenibilità nelle scelte di acquisto, contro il 36% dell’anno precedente.
Tanti gli ospiti del panel, tutti d’accordo su un punto: la sostenibilità acquista valore quando riduce rischi, costi e sprechi, migliora la qualità della vita e produce effetti misurabili sui territori.
Misurare oltre gli slogan
“La sostenibilità per anni è stata associata alla responsabilità, a volte alla compliance. Oggi la raccontiamo come una leva concreta di competitività”, ha spiegato Lavinia Lenti, Head of Sustainability di Sace, evidenziando che non si tratta solo di parole: tra il 2017 e il 2024 i ricavi delle imprese con performance Esg elevate sono cresciuti del 65%, contro il 55% delle aziende con risultati più bassi; nello stesso periodo l’occupazione è aumentata rispettivamente del 40% e del 28%.
Un approccio sostenibile, osserva Lenti, permette alle aziende di affrontare mercati instabili. Secondo i dati riportati dalla manager di Sace, le imprese più sostenibili esportano verso una media di 26 Paesi, contro i 16 delle altre.
I numeri, però, non bastano. Per misurare davvero la sostenibilità, occorre andare oltre il numero di finanziamenti o progetti avviati: “Il passaggio è da una logica di misurazione dell’output, cioè cosa facciamo, a una logica di outcome, ovvero di quali effetti produciamo”, spiega Lenti.
Lo stesso principio attraversa settori molto diversi.
Per Andrea Boldrin, Sustainability Project Manager di Decathlon, “la sostenibilità è un percorso di miglioramento continuo, non può essere qualcosa di assoluto da raggiungere”. Per questo l’impatto viene calcolato lungo il ciclo di vita dei prodotti, dall’estrazione delle materie prime al fine vita, mentre riparazione, noleggio e seconda mano diventano parte del modello industriale. La parola chiave, osserva Boldrin, è durabilità. “Abbiamo definito come obiettivo l’aumento del 30% della vita di un prodotto rispetto agli altri prodotti della stessa categoria, così come l’80% dei guasti deve essere riparabile”, ha spiegato Boldrin.
La progettazione, quindi, deve facilitare smontaggio, disponibilità dei ricambi e riciclo: un’impostazione coerente con gli obiettivi climatici e circolari di Decathlon.
Quando ambiente e guadagno coincidono
I risultati illustrati da Giuseppe Sirianni, Chief Technology Innovation Officer di Fater, mostrano che ridurre l’impatto non significa necessariamente frenare la produzione. “Chiuderemo il 2026 con una riduzione totale delle emissioni del 26% rispetto al 2020”, ha dichiarato all’evento Adnkronos. Nella componente energetica la diminuzione raggiunge il 42%, mentre il 98% della plastica utilizzata è riciclabile e la quota proveniente dal riciclo, partita da zero, dovrebbe arrivare al 50% entro la fine dell’anno.
Il dato più significativo emerge mettendo insieme ambiente e bilancio. “Abbiamo ridotto le emissioni mentre aumentavamo i volumi di vendita del 15%. Le emissioni per singola unità venduta sono scese del 40%”, ha spiegato Sirianni. Le azioni di decarbonizzazione avrebbero inoltre ridotto dell’8,5% il costo per unità venduta: “Questo sfata un altro mito e dimostra che è possibile avere sostenibilità ambientale e sostenibilità finanziaria”.
Anche nella distribuzione il valore concreto passa dalla riduzione degli sprechi. Alessia Bonifazi, direttrice Corporate Affairs di Lidl Italia, ha ricordato il sacchetto antispreco da quattro chilogrammi di frutta e verdura ancora sicura, venduto a tre euro. Nel 2025 ne sono stati acquistati circa 1,1 milioni e, attraverso la collaborazione con Banco Alimentare, sono state recuperate oltre 9.200 tonnellate di eccedenze, equivalenti a circa 18,5 milioni di pasti.
“Partiamo dalla consapevolezza degli impatti generati lungo tutta la catena del valore, a monte e a valle”, ha spiegato Bonifazi. La convenienza per il consumatore e la tutela delle risorse, in questa prospettiva, funzionano sinergicamente dando nuova vita a un prodotto prossimo allo spreco, ma ancora sicuro per il consumatore.
Salute, mobilità e territori
Come più volte sottolineato su queste pagine digitali, “sostenibilità” non è una caratteristica ma una filosofia, un approccio alla produzione, al consumo e alla cura di sé stessi. Per questo, la sostenibilità tocca riguarda anche la sanità. “Per chi si occupa di salute, concretezza significa creare valore che dura nel tempo per le persone, per la società e per l’ambiente”, ha spiegato Isabella Roth, Associate Director External Communication & Sustainability di Novo Nordisk Italia. Nel caso del diabete, questo approccio mira a ridurre l’impatto ambientale della produzione farmaceutica e a prevenire complicanze, ricoveri e perdita di autonomia in una malattia cronica che in Italia coinvolge oltre quattro milioni di persone e genera circa 20 miliardi di euro di costi annui. Fondamentale in tal senso è la tecnologia e l’innovazione terapeutica: una cura più efficace e meno onerosa nella gestione quotidiana può alleggerire il carico sul sistema sanitario e, se riduce somministrazioni, dispositivi monouso o spostamenti, diminuire anche l’utilizzo di materiali e le emissioni.
Parlando di mobilità, Alessandro Floria, direttore Marketing e Comunicazione di Arval Italia, ricorda che la transizione non si esaurisce nella scelta di un’auto elettrica. “Il modo più sostenibile di fare mobilità è usare meno l’auto e usarla meglio”, ha osservato Floria. Per rimpiazzare i motori temici, però, servono infrastrutture di ricarica, analisi dei dati, flotte dimensionate sull’uso reale e servizi condivisi, quali auto aziendale, car sharing e biciclette. In generale, Floria sottolinea la necessità di soluzioni flessibili accessibili all’intera popolazione aziendale.
Il territorio è infine il luogo in cui gli effetti diventano visibili. “Noi imbottigliamo natura”, ha sintetizzato Fabiana Marchini, Head of Sustainability & Corporate Affairs di Sanpellegrino. “Il nostro non è un business delocalizzabile: abbiamo un legame fortissimo con i territori e una responsabilità nel modo in cui utilizziamo la risorsa e proteggiamo gli ecosistemi”. Negli ultimi cinque anni il gruppo ha investito circa 30 milioni di euro nella tutela degli ecosistemi, della biodiversità e della risorsa idrica. In questo ambito, il programma Fonte (Futuro, Origine, Natura, Territorio ed Ecosistemi) riunisce interventi di riforestazione, ricarica delle falde e sicurezza dell’approvvigionamento idrico. “Da soli possiamo fare molto, ma insieme ai territori e ai partner possiamo aumentare la portata delle iniziative”, ha concluso Marchini.
