A volte per essere sostenibili facciamo la scelta sbagliata: 10 convinzioni ecologiche da rivedere

Lavare i piatti a mano conviene davvero? E i programmi rapidi? Per la Giornata dell'Educazione ambientale, alcune abitudini domestiche da rivedere
14 Ottobre 2026
5 minuti di lettura
Mondo Verde Mano Canva
(Canva)

Lavare i piatti a mano per risparmiare energia, scegliere il programma più veloce della lavatrice, sostituire gli oggetti con alternative ecologiche o fare con attenzione la raccolta differenziata. Sono comportamenti che associamo alla sostenibilità, ma non sempre garantiscono il risultato atteso. In alcuni casi il beneficio dipende da come vengono utilizzati gli elettrodomestici; in altri, da quante volte riusciamo a riutilizzare un prodotto prima di sostituirlo.

Il 14 ottobre, Giornata mondiale dell’Educazione ambientale, è un’occasione per verificare quanto siano realmente sostenibili le nostre abitudini domestiche. La ricorrenza richiama la Conferenza intergovernativa sull’educazione ambientale organizzata da Unesco e Unep a Tbilisi nel 1977, che pose le basi per una maggiore consapevolezza degli effetti delle attività umane sull’ambiente.

Le indicazioni di Enea e della Commissione europea aiutano a distinguere le buone intenzioni dai comportamenti che possono effettivamente ridurre il consumo di energia, acqua e materiali. E mostrano che non sempre la soluzione più sostenibile richiede nuovi acquisti: spesso consiste nell’utilizzare meglio ciò che abbiamo già.

Sostenibilità in casa, 10 convinzioni da mettere in discussione

1. Lavare i piatti a mano è sempre più ecologico della lavastoviglie?

Non necessariamente. Secondo la Commissione europea, una lavastoviglie efficiente utilizza circa 9 litri d’acqua per lavare fino a 15 coperti, contro i circa 20 litri indicati per un lavaggio manuale equivalente.

Il confronto dipende dalle modalità d’uso, ma dimostra che rinunciare all’elettrodomestico non significa automaticamente risparmiare risorse. La Commissione raccomanda di avviare la lavastoviglie a pieno carico, senza sovraccaricarla, e di evitare di sciacquare preventivamente i piatti sotto l’acqua corrente.

2. Il programma rapido consuma meno perché dura meno?

È uno degli equivoci più comuni. La durata di un ciclo non corrisponde direttamente alla quantità di energia consumata. Il programma Eco della lavastoviglie può richiedere più tempo perché utilizza l’acqua e il calore in modo più efficiente.

Anche per le lavatrici esistono programmi progettati per ridurre i consumi. La normativa europea prevede il ciclo Eco 40-60, utilizzato come riferimento per misurare l’efficienza energetica degli apparecchi.

Prima di scegliere il programma più breve è quindi utile controllare i consumi dichiarati dal produttore. L’etichetta energetica europea riporta acqua ed energia utilizzate nei cicli di riferimento.

3. Fare lavaggi frequenti con pochi capi evita gli sprechi?

Avviare la lavatrice ogni volta che si accumulano pochi indumenti può aumentare il numero complessivo dei cicli e i consumi domestici. Enea raccomanda di utilizzare gli elettrodomestici a pieno carico, rispettando le indicazioni del produttore, e di scegliere temperature contenute quando compatibili con il bucato.

Anche il prelavaggio, quando non necessario, rappresenta un consumo aggiuntivo. Secondo Enea, eliminarlo può consentire un risparmio energetico fino al 15%.

Non significa, però, che tutti gli indumenti debbano essere lavati a basse temperature: occorre tenere conto del tessuto, dello sporco e delle eventuali esigenze igieniche.

4. Per riscaldare meglio una stanza basta alzare il termostato?

Aumentare la temperatura non risolve le dispersioni di calore dell’abitazione. E mantenere stanze eccessivamente calde fa crescere i consumi.

Nel decalogo Enea per il riscaldamento domestico si ricorda che 19 °C possono essere sufficienti per il comfort abitativo e che ogni grado in meno può consentire un risparmio fino al 10% sui consumi di combustibile. Il risultato effettivo varia in base all’edificio, all’impianto e alle condizioni climatiche.

La regolazione della temperatura è particolarmente importante nelle abitazioni meno efficienti, dove una parte del calore prodotto viene dispersa verso l’esterno.

5. Coprire i termosifoni aiuta a conservare il calore?

Tende pesanti davanti ai radiatori, mobili troppo vicini e coperture decorative possono ostacolare la diffusione del calore nella stanza.

Enea raccomanda di lasciare liberi i termosifoni e di utilizzare persiane, tapparelle o tende per limitare le dispersioni attraverso le finestre durante la notte.

Anche l’aerazione richiede attenzione: aprire le finestre è necessario per il ricambio d’aria, ma lasciarle spalancate troppo a lungo durante il periodo di riscaldamento aumenta le dispersioni. Il tempo opportuno dipende dalle condizioni esterne e dalle caratteristiche dell’ambiente.

6. Un detersivo naturale è sempre meno inquinante?

La provenienza naturale di un ingrediente non basta, da sola, a dimostrare che il prodotto abbia un impatto ambientale inferiore. Contano la formulazione, la quantità utilizzata, l’efficacia e le caratteristiche dell’intero ciclo di vita. Per scegliere prodotti con prestazioni ambientali verificate esiste il marchio Ecolabel Ue, assegnato in base a criteri specifici definiti dalla Commissione europea.

Anche il dosaggio è importante. Aggiungere più detersivo di quanto raccomandato non garantisce una pulizia migliore e comporta un maggiore consumo di prodotto. Le istruzioni devono essere rispettate tenendo conto anche della durezza dell’acqua e del grado di sporco.

7. Ridurre l’acqua significa soltanto chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti?

È un’abitudine utile, ma il risparmio idrico domestico riguarda anche docce, elettrodomestici e manutenzione degli impianti. Nei suoi dieci consigli per il risparmio idrico, Enea richiama l’importanza di controllare le perdite, scegliere apparecchi efficienti e utilizzare lavatrici e lavastoviglie in modo appropriato.

Un rubinetto che perde continuamente può disperdere acqua anche quando nessuno lo sta utilizzando. Allo stesso modo, acquistare un elettrodomestico efficiente non garantisce consumi contenuti se viene avviato inutilmente molte volte.

8. Sostituire un apparecchio funzionante con uno più efficiente è sempre la scelta migliore?

Gli elettrodomestici di nuova generazione possono consumare sensibilmente meno rispetto ai modelli più vecchi. Ma la sostituzione comporta anche l’impiego di materie prime ed energia per produrre e trasportare il nuovo dispositivo, oltre alla gestione di quello dismesso.

La valutazione dipende quindi dall’età dell’apparecchio, dalla sua efficienza, dalla frequenza d’uso e dai consumi che si potrebbero evitare.

Per frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie, l’etichetta energetica europea consente di confrontare le prestazioni dei modelli. Per conoscere i dati specifici è possibile consultare anche il registro europeo Eprel.

Un acquisto può essere conveniente dal punto di vista energetico senza esserlo necessariamente, nell’immediato, sotto ogni altro profilo ambientale. Per questo durata, riparabilità e manutenzione rimangono criteri importanti.

9. Fare correttamente la raccolta differenziata basta per ridurre i rifiuti?

La raccolta differenziata permette di recuperare materiali e diminuire il ricorso alle materie prime vergini, ma non elimina le risorse necessarie per produrre, trasportare e trattare gli oggetti che acquistiamo. Nella gerarchia europea dei rifiuti, la prevenzione viene prima del riutilizzo e del riciclo. Ridurre la produzione dei rifiuti, quindi, è un obiettivo diverso dal separarli correttamente una volta prodotti. In Italia, inoltre, le possibilità di riparare e riutilizzare gli oggetti prima che diventino rifiuti non sono ancora diffuse quanto i servizi di raccolta.

Lo stesso principio riguarda le borse riutilizzabili e le borracce. Acquistarne continuamente di nuove, anche se presentate come ecologiche, comporta comunque l’impiego di materiali e risorse. Il beneficio del riutilizzo cresce quando gli oggetti vengono utilizzati a lungo.

10. Comprare prodotti sostenibili compensa il cibo che finisce nella spazzatura?

Scegliere prodotti biologici, locali o con meno imballaggi può rispondere a obiettivi ambientali differenti. Ma quando un alimento viene buttato, si sprecano anche le risorse impiegate per produrlo, trasformarlo e conservarlo.

Nel 2026 il Rapporto Waste Watcher International ha stimato in circa 6,6 miliardi di euro il valore annuo dello spreco alimentare domestico in Italia. Tra le cause figurano gli acquisti eccessivi, la cattiva programmazione della spesa e gli alimenti dimenticati in frigorifero.

Un ruolo lo gioca anche la confusione sulle date di scadenza degli alimenti. La dicitura “da consumarsi entro” riguarda la sicurezza, mentre “da consumarsi preferibilmente entro” indica il termine minimo di conservazione: superata quella data, un prodotto correttamente conservato non è necessariamente da buttare.

Pianificare gli acquisti, conservare correttamente gli alimenti e utilizzare ciò che si ha già in casa possono quindi ridurre lo spreco prima ancora che diventi necessario gestirlo. La distinzione tra un comportamento apparentemente ecologico e uno realmente efficace attraversa tutti questi esempi. Per valutarne i benefici occorre considerare non soltanto il singolo gesto, ma anche quante risorse richiede e quali sprechi permette di evitare.

Persone | Altri articoli