Strade che chiudono e riaprono, treni che si fermano e ripartono, linee elettriche da ripristinare dopo un evento estremo. Lo studio “Adattiva – Scenari di rischio climatico e resilienza infrastrutturale” prospetta una “Italia intermittente” per i prossimi quindici anni.
Secondo le stime, lungo la penisola, il 67,6% dei tratti ad alta tensione della rete elettrica e il 69,2% di quelli a media e bassa tensione sarebbe messo fuori servizio se colpito dauna frana. Le alluvioni, invece, sono tra i rischi maggiori che possono colpire le infrastrutture dei trasporti (il 48% nel caso delle ferrovie, il 46,8% sulle autostrade, e il 73% sugli aeroporti), mentre nelle telecomunicazioni, alluvioni e frane contribuirebbero genererebbero rispettivamente il 36,9% e il 36,7% del danno previsto, seguite da vento e incendi.
Il rapporto è stato realizzato da Eoliann, startup italiana che usa l’intelligenza artificiale per prevedere gli effetti degli eventi climatici estremi sulle infrastrutture ed è stato presentato il 13 ottobre alla Camera dei deputati, nella Giornata internazionale per la riduzione del rischio di disastri naturali.

Che cosa ha misurato lo studio
La ricerca ha analizzato quasi 26mila chilometri di infrastrutture e quasi 52mila strutture tecniche gestiti da enti pubblici per un totale di diciotto categorie, tra energia, trasporti, telecomunicazioni e impianti industriali. I pericoli considerati sono di sei tipi: alluvione, incendio, pioggia violenta, siccità, frana e raffiche di vento.
Il confronto è tra il 2026 e il 2050, con lo scenario climatico intermedio (indicato tecnicamente con la sigla SSP2-4.5). In questo scenario non ci sono svolte radicali verso modalità altamente sostenibili sul piano socio-economico e produttivo.
I numeri principali
Secondo i calcoli della startup, fino al 2050 la pressione climatica crescerà costantemente: 80 delle 108 combinazioni tra infrastrutture ed eventi estremi registrano un aumento di tratti nella fascia di rischio più elevata. In pratica, nei prossimi quindici anni il 74% delle infrastrutture è esposto a un rischio grave a causa degli eventi estremi.
Le regioni più esposte
La regione più esposta in assoluto è la Liguria: entro il 2050 l’89,3% delle sue infrastrutture sarebbe esposto a livelli elevati di rischio per almeno due eventi climatici estremi. Seguono Calabria e Valle d’Aosta.
In particolare, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia sarebbero le più colpite dalle future alluvioni (per capire se la tua casa è in una zona particolarmente rischiosa, leggi qui); Basilicata, Sardegna, Marche e Molise dagli incendi; Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Calabria, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto e Toscana sarebbero invece le regioni più esposte alle piogge estreme. Quelle più esposte al rischio frana, invece, sarebbero Liguria, Trentino-Alto Adige, Calabria e Valle d’Aosta; quest’ultima rientra anche nel novero delle regioni più minacciate dalle raffiche di vento insieme a Umbria, Molise, Calabria e Sardegna.
Tutte le regioni saranno interessate da una siccità elevata.
Mappa del rischio e strategie di adattamento
La ricerca distingue due livelli: essere esposti a un pericolo non significa subire sicuramente un danno. Il danno, a sua volta, non comporta automaticamente il blocco di un servizio, perché occorre considerare percorsi alternativi e tempi di ripristino. Per questo occorre intervenire strategicamente e preparare piani di resilienza infrastrutturale ed energetica.
A tal fine, Eoliann sviluppa strumenti di analisi per valutare danni diretti e indiretti su diversi scenari temporali, a supporto delle decisioni su interventi e priorità. Una mappa del rischio serve a decidere dove investire per rendere le reti più resilienti: proteggere i tratti più esposti, creare percorsi alternativi, accorciare i tempi di ripristino.
“L’obiettivo è sensibilizzare i gestori, far capire quanto riusciamo a essere precisi nelle analisi e mostrare le potenzialità di uno studio del genere”, commenta Roberto Carnicelli, amministratore delegato e cofondatore, insieme a Giovanni Luddeni, Emidio Granito e Chiara Mugnai, di Eoliann che dal 2024 è supportata dall’Agenzia Spaziale Europea ed è anche Società Benefit.
“Con la presentazione di questo report – aggiunge Carnicelli – lanciamo anche il primo laboratorio di resilienza climatica adattiva permanente, un canale di confronto in cui anche operatori che si occupano di ambiti diversi possano confrontarsi e aiutarsi tra loro, perché il cambiamento climatico è complesso e richiede operazioni multidisciplinari per avere una risposta efficace”.
