“Green skills cercasi”: ecco la top 5 delle province con più offerta di lavoro insoddisfatta

Il divario tra domanda e offerta cresce per le microimprese e gli artigiani
13 Ottobre 2026
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Colloquio lavoro canva
(Canva)

1,6 milioni. È questo il numero di posti di lavoratori introvabili nell’ambito delle green skill. A lanciare l’allarme è un report di Confartigianato, presentato ieri 12 ottobre a Milano, nell’ambito dell’evento “Seize the Change. Futuri sostenibili”, in apertura della Settimana per l’Energia e la Sostenibilità che l’associazione che sostiene artigiani e piccole e medie imprese organizza in tutta Italia dal 19 al 24 ottobre.

“Un futuro sostenibile – spiega l’associazione – inizia dalle competenze capaci di costruirlo. Ma le green skill – ha aggiunto – sono ancora difficili da trovare. Lo scorso anno, le imprese italiane avevano necessità di 3,4 milioni di lavoratori in grado di gestire prodotti e tecnologie green, ma 1,6 milioni (pari al 48,7% del fabbisogno) sono risultati introvabili.

La mappa regionale del mismatch

L’analisi ha messo in evidenza quello che definiamo mismatch, ovvero la difficoltà delle aziende nel reperire personale con preparazione specifica nelle attività connesse a specifici lavori, in questo caso, attività legate alla transizione ecologica. Un problema di non poco conto, se si considera che la riduzione dell’impatto ambientale, oggi, è un imperativo imposto dalle leggi, oltre che fonte di competitività per le aziende del nostro Paese, in casa e nel Mondo.  Questo disallineamento tra domanda e offerta di lavoro vede la Regione Lombardia al primo posto per numero di profili green difficili da reperire. Lo scorso anno, “su 613.660 lavoratori richiesti dalle imprese lombarde per attività che necessitano di competenze nella gestione di prodotti e tecnologie sostenibili – scrive Confartigianato -, 303.160 sono risultati difficili da trovare: il 49,4% del fabbisogno”.

Una percentuale che non aumenta se paragonata, in proporzione, al fabbisogno del Veneto, che si colloca al secondo posto, con 297.610 lavoratori richiesti con green skills, di cui 162.350 non pervenuti (il 54,6% dell’offerta lavorativa).

Spostandoci verso il Centro Italia, segue il Lazio, “dove le imprese hanno programmato 355.560 ingressi e faticano a trovare 152.370 figure professionali, il 42,9% – spiega l’associazione di categoria –. In Emilia-Romagna, su 281.650 lavoratori ricercati, 147.650 risultano difficili da reperire, pari al 52,4%. Chiude la top five la Campania, con 132.800 profili introvabili su 299.630 entrate previste, il 44,3%”.

Le province in cerca di green skills

Spostandoci a livello provinciale, il rapporto Confartigianato evidenzia come Milano sia la capofila per numero assoluto di professionalità green introvabili: “Nel 2025, su 281.920 lavoratori richiesti dalle imprese milanesi, 124.040 sono risultati difficili da reperire, pari al 44% del fabbisogno”.

“Segue Roma – aggiunge –, dove su 285.430 ingressi programmati 117.600 figure sono difficili da reperire, il 41,2%. Al terzo posto Napoli, con 70.600 profili introvabili su 157.590 richiesti, pari al 44,8%. Quarta posizione per Torino: su 98.670 entrate previste, 49.340 sono difficili da reperire, il 50%. Completa la top five Brescia, dove le imprese cercano 75.540 professionalità con competenze green e faticano a reperirne 41.090, pari al 54,4%”.

Il ruolo delle nuove generazioni

Secondo Confartigianato, sarebbero proprio le nuove generazioni quelle che risultano più carenti nelle competenze green acquisite relative alla transizione ecologica. “Nel 2025 le imprese hanno programmato 955.180 assunzioni di under 30 per mansioni che richiedono capacità specifiche nella gestione di prodotti e tecnologie green, ma 478.760 giovani sono risultati difficili da reperire, con un’incidenza del 50,1%”.

Micro e piccole imprese in difficoltà

Se da un lato, però, le grandi aziende possono vantare un’attrattività maggiore per politiche e cultura sociale e aziendale acquisita negli anni, il divario tra domanda e offerta di green skill si fa ancora più evidente nelle micro e piccole imprese (Mpi), fino a 49 dipendenti.

“Nel 2025 queste aziende hanno programmato 2.239.350 entrate per le quali sono necessarie competenze specifiche nella gestione di prodotti e tecnologie sostenibili. Di queste – ha spiegato Confartigianato -, 1.179.400 sono risultate difficili da reperire, pari al 52,7% del fabbisogno di profili green. La quota supera di 4 punti percentuali la media nazionale del 48,7% ed è cresciuta di 0,3 punti rispetto al 2024. Le Mpi concentrano il 70,9% di tutte le entrate green difficili da reperire nel sistema delle imprese”.

La situazione più drammatica, però, la vive il settore dell’artigianato. Sono state 305.410 le entrate per profili con competenze green, pari al 62,1% delle 491.450 offerte lavorative previste. Ben 190.870 figure sono risultate difficili da reperire, con un’incidenza del 62,5%: 13,8 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale. La difficoltà è inoltre aumentata di 1,5 punti in un anno.

“La transizione ecologica – ha sottolineato il presidente di Confartigianato Marco Granelli – offre straordinarie opportunità di lavoro che però non siamo in grado di soddisfare con le competenze necessarie. Rischiamo di perdere un’occasione irripetibile. La sostenibilità non è un adempimento da affrontare, ma una leva strategica per il futuro del Paese. Occorre un grande patto nazionale tra scuola e sistema della formazione, politiche del lavoro e imprese per formare il capitale umano di cui abbiamo urgente bisogno per garantire una transizione green capace di generare occupazione, tutelare l’ambiente, potenziare la competitività delle imprese”.

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