Il 23 luglio del 2025 la Corte Internazionale di Giustizia, principale organo giuridico delle Nazioni Unite, ha espresso il suo primo parere consultivo sugli obblighi degli Stati in materia di cambiamento climatico, affermando il dovere giuridico di adottare tutte le misure necessaria per limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali. A meno di un anno di distanza, il 20 maggio 2026, l’Assemblea Generale dell’ONU ha dato seguito a quel pronunciamento, approvando una risoluzione che rafforza gli obblighi degli Stati nella lotta alla crisi climatica. Si tratta di una decisione destinata a segnare un passaggio storico, poiché consolida sul piano giuridico principi che finora erano stati principalmente oggetto di impegni politici e diplomatici. La risoluzione, presentata da Vanuatu, piccolo Stato insulare del Pacifico particolarmente esposto agli effetti del cambiamento climatico, richiama i paesi membri alla necessità di ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili e ad intensificare le azioni volte a contrastare il riscaldamento climatico.
Il contenuto della risoluzione
In sintesi, il testo approvato dall’Assemblea generale afferma che gli obblighi legati al cambiamento climatico non sono legati esclusivamente a trattati internazionali, quali l’Accordo di Parigi, ma trovano fondamento anche nei principi del diritto internazionale. Un riconoscimento che conferisce una più solida base giuridica alle responsabilità degli Stati, aprendo la strada alla possibilità di configurare violazioni del diritto internazionale in presenza di condotte che contribuiscano in maniera significativa ai danni climatici. Pur non introducendo norme formalmente vincolanti, la risoluzione rappresenta un importante punto di riferimento per l’armonizzazione delle politiche climatiche a livello globale e potrebbe influenzare significativamente le future decisioni giudiziarie in materia ambientale. Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: “Siamo di fronte ad un’importante affermazione del diritto internazionale, della giustizia climatica e della responsabilità degli Stati nei confronti delle persone e dell’ambiente”.
Chi ha votato a favore e chi contro
La risoluzione è stata approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite con 141 voti favorevoli, 28 astensioni e 8 voti contrari. Tra i Paesi che hanno sostenuto il provvedimento figura l’Italia, in linea con la posizione prevalente all’interno dell’Unione europea. Un voto che conferma la volontà del Governo di riconoscere il ruolo del diritto internazionale nella governance climatica, considerandola sempre più una materia soggetta alla responsabilità giuridica. Tra gli otto Paesi che si sono opposti alla risoluzione figurano Stati Uniti, Russia, Israele e Arabia Saudita. La posizione di Washington non sorprende: il Presidente Trump aveva già disposto il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi e da altri impegni internazionali sul clima, ribadendo a più riprese il proprio scetticismo nei confronti del cambiamento climatico e delle politiche finalizzate a contrastarlo. Tra gli Stati che hanno scelto l’astensione vi sono la Turchia, che ospiterà la COP31 in programma dal 9 al 20 novembre 2026, oltre a India, Qatar e Nigeria, Paesi che rivestono un ruolo rilevante nei mercati globali della produzione e della raffinazione del petrolio.
