Polignano a mare, le acque cristalline di Lama Monachile diventano marroni in pochi minuti per le piogge torrenziali: video

Nel pomeriggio di sabato 19 settembre un violentissimo nubifragio si è scagliato sulla celebre spiaggia
21 Settembre 2026
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Lama monachile polignano marrone detriti fi ig gdm
Screenshot del video pubblicato dal profilo Instagram: Gazzetta del Mezzogiorno

Fino a pochi giorni fa, Lama Monachile accoglieva turisti e residenti di Polignano a Mare in uno dei luoghi più iconici della città davanti al mare cristallino, abbracciato dalle rocce. In pochi minuti, lo stesso specchio d’acqua è diventato marrone per le piogge torrenziali che hanno travolto la Puglia lo scorso weekend.

Nel pomeriggio di sabato 19 settembre un violentissimo nubifragio ha trasformato la celebre spiaggia in un fiume in piena di acqua, fango e detriti. Sono bastati pochi minuti per cambiare completamente volto allo scenario di Lama Monachile: per molti è la prova che i fenomeni estremi sono diventati sempre più incontrollabili, per altri la dimostrazione che il sistema delle lame, molto utilizzato in Puglia, funziona bene.

Alcuni turisti presenti sull’arenile al momento del nubifragio sono rimasti bloccati per qualche decina di minuti a causa dell’improvviso innalzamento dell’acqua, ma sono riusciti a mettersi in salvo autonomamente e non si sono registrati feriti.

Il sistema delle lame pugliesi

Le lame svolgono una funzione fondamentale per la tutela del territorio, ma di cosa si tratta? Dal punto di vista geologico, le lame, come quella che forma la gemma polignanese, sono solchi erosivi poco profondi e a fondo piatto che solcano il tavolato calcareo pugliese.

Le lame si sono formate nel corso di millenni attraverso la combinazione di processi carsici e l’azione erosiva delle acque meteoriche provenienti dai rilievi montuosi dell’entroterra.

Il funzionamento di questo sistema è strettamente legato alla natura permeabile del terreno. A causa della porosità delle rocce calcaree, la maggior parte dell’acqua piovana penetra normalmente nel sottosuolo, alimentando le falde acquifere profonde. Di conseguenza, le lame si presentano come letti fluviali fossili ed effimeri, che restano completamente asciutti per la maggior parte dell’anno e vengono stabilmente utilizzati per l’agricoltura o la vegetazione spontanea. Tuttavia, la loro funzione primaria si riattiva immediatamente in concomitanza di eventi meteorologici di eccezionale intensità.

Le lame costituiscono una fitta rete diffusa principalmente nella Puglia centrale, connettendo l’altopiano delle Murge al Mar Adriatico, con percorsi che in alcuni casi superano i 40 chilometri di lunghezza. Soltanto all’interno dell’area urbana e della costa della città di Bari si concentrano storicamente le foci di ben nove lame principali, identificate dalle mappature del Comune di Bari e dagli studi scientifici territoriali come Lama Balice, Lama Lamasinata, Lama Villa Lamberti, Lama Picone, Lama Fitta, Lama Valenzano, Lama San Marco, Lama San Giorgio e Lama Giotta.

Perché raccolgono così tanta acqua

L’improvviso e imponente accumulo di acqua all’interno delle lame durante i nubifragi risponde a precise dinamiche fisiche e idrogeologiche. In pratica, le lame funzionano come un imbuto naturale per i rispettivi bacini idrografici. Quando si verifica una “bomba d’acqua”, il terreno calcareo e argilloso circostante si satura rapidamente o non riesce ad assorbire l’enorme volume di pioggia caduto in un lasso di tempo troppo breve.

Tutta l’acqua caduta su un’area vasta decine di chilometri quadrati nell’entroterra si riversa per gravità verso queste depressioni, che fungono da unici canali di sfogo disponibili. La forma allungata e la pendenza dolce ma costante verso il mare fanno sì che le lame incanalino i flussi provenienti da più comuni limitrofi, concentrando impressionanti masse di acqua in un solo punto di chiusura, come avviene storicamente alla foce di Lama Monachile a Polignano a Mare. Questo spiega perché sulla costa si possa assistere a una repentina e violenta onda di piena fangaia anche se in quella specifica località marina ha piovuto relativamente poco.

Quanta acqua è caduta

In base ai dati ufficiali e alle rilevazioni delle stazioni meteo della rete regionale, il 19 settembre sono caduti sulla città di Polignano a Mare sono caduti oltre 30 mm di pioggia in poche ore.

Anche se 30 mm rappresentano un forte rovescio, la spettacolare ondata di piena che ha travolto la lama è dovuta al fatto che l’infrastruttura geologica raccoglie e incanala le precipitazioni, ben più ingenti, cadute contemporaneamente nei comuni dell’entroterra barese. In diverse zone limitrofe (come Gioia del Colle, Turi e Cassano) si sono registrate vere e proprie bombe d’acqua con accumuli molto più alti.

Siccità o nubifragi: l’estremizzazione dei fenomeni in Puglia

Negli ultimi dieci anni (2016-2026), gli eventi estremi in Puglia sono diventati molto più frequenti. Più in generale, la tropicalizzazione dei fenomeni interessa tutto il Paese e il clima globale, ma nelle regioni più calde come quelle del Sud Italia, l’alternanza tra siccità e nubifragi tiene elevato il livello di stress territoriale.

I dati ufficiali elaborati dagli enti di ricerca scientifica e ambientale, tra cui l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr, Arpa Puglia e i report dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente, evidenziano che la variazione principale non risiede nella quantità totale di pioggia che cade in un anno, bensì nella frequenza e nell’intensità. Il report Città Clima di Legambiente evidenzia come la Puglia sia la seconda regione in Italia per frequenza di eventi estremi (allagamenti da piogge intense, trombe d’aria e mareggiate). Dal 2010 al 2026 sono stati registrati ben 136 eventi meteorologici critici, con una netta accelerazione (oltre l’85% dei casi) concentrata nell’ultimo decennio.

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