Il giro del mondo a piedi di Karl Bushby: un viaggio attraverso gli ecosistemi e la crisi climatica

Era il 1° novembre 1998 quando il paracadutista ventinovenne Karl Bushby partiva da Punta Arenas, in Cile, con un’idea chiara: fare il giro del mondo a piedi, senza tornare a casa prima di riuscirci
3 Novembre 2026
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Karl bushby madre angela ipa ftg
Karl Bushby con sua madre Angela (Ipa/Ftg)

Era il 1° novembre 1998 quando il paracadutista ventinovenne Karl Bushby partiva da Punta Arenas, in Cile, con un’idea chiara: fare il giro del mondo a piedi, senza tornare a casa prima di riuscirci. Ieri, 2 novembre 2026, a distanza di 28 anni e un giorno ha portato a termine la sua missione ed è tornato a Hull, in Inghilterra, bussando alla porta di casa di sua madre, Angela.  

Il suo giro del mondo a piedi è stato anche un viaggio a nuoto (per superare il mar Caspio e la Manica ha dovuto lasciare le scarpe a riva) che ha sfruttato voli e imbarcazioni solo per scopi accessori. L’ex paracadutista è volato negli Stati Uniti per organizzare con il team il passaggio attraverso l’Iran, ma poi ha ripreso il viaggio da dove lo aveva lasciato. Durante la traversata a nuoto del Caspio, invece, una barca kazaka e una nave della guardia costiera azera accompagnavano la squadra per finalità di sicurezza e per dargli ristoro tra le varie fasi della traversata.

L’impronta ecologica della Goliath Expedition e le emissioni (quasi) zero

La Goliath Expedition, questo il nome emblematico scelto per la missione, non è stata una marcia ininterrotta lunga 28 anni. Alla Bbc Bushby ha spiegato di averne trascorsi circa 15 camminando: visti, difficoltà finanziarie, pandemia e ostacoli geopolitici hanno imposto lunghe soste, spesso in Messico. La regola aurea, in ogni caso, era quella di ripartire dal punto raggiunto, senza utilizzare un veicolo per accorciare la strada.

Anche il dato sulla distanza richiede attenzione. La Bbc ha corretto la precedente stima di 58mila chilometri in circa 50mila chilometri, dopo una revisione del team che teneva conto delle modifiche all’itinerario, compresa la traversata del Caspio. Il 5 ottobre Bushby è approdato vicino a Dover, dopo aver nuotato nella Manica per circa 20 ore distribuite su tre giorni quando restavano gli ultimi chilometri verso Hull.

Camminare non richiede un motore, ma il bilancio ambientale di una spedizione non coincide con il movimento delle gambe. Nel racconto ufficiale compaiono un volo verso gli Stati Uniti per organizzare il seguito dell’impresa e due imbarcazioni di supporto durante la traversata del Caspio. Non c’è quindi motivo di attribuire al viaggio un’impronta climatica nulla.

Questo non cancella il valore incredibile della missione e il ruolo della mobilità attiva. Sostituire spostamenti in auto con tragitti a piedi o in bicicletta riduce emissioni e congestione, generando benefici sia alla salute dell’aria che a quella umana.

Ecosistemi fragili: cosa ci dice il viaggio di Bushby sul ritiro del Caspio e i ghiacci di Bering

Il giro del mondo a piedi è stata anche l’occasione per entrare in contatto diretto con la natura e con i diversi ecosistemi del mondo. Il resoconto della spedizione descrive il vento della Patagonia, il deserto di Atacama, le Ande, foreste e paludi del Darién, la tundra e i ghiacci tra Alaska e Russia. In Alaska Bushby ha dovuto attendere l’inverno perché fiumi e terreni gelati consentissero di proseguire: erano le condizioni ambientali a stabilire tempi e passaggi (qui per leggere la sua testimonianza).

Lungo questi 28 anni, il team della missione ha dovuto fare i conti con le conseguenze del cambiamento climatico. La Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha documentato come la scarsità di ghiaccio nell’area di Bering nell’inverno 2017-2018 abbia ostacolato gli spostamenti, la caccia e la pesca delle comunità costiere. Nel Caspio, attraversato da Bushby nel 2024, il livello dell’acqua è sceso di circa due metri dagli anni Novanta, secondo l’Unep; il riscaldamento e la maggiore evaporazione contribuiscono al calo, con conseguenze per habitat, pesca e porti.

Mobilità attiva in Italia: la rete dei cammini CAI e la riconversione delle infrastrutture

La buona notizia è che non serve essere Karl Bushby né attraversare quattro continenti per vedere con i proprio occhi tanti ecosistemi diversi.

In Italia esistono reti percorribili a piedi, anche per singole tappe, gestite dalla rete Cai (Club alpino italiano). Il Sentiero Italia Cai collega tutte le regioni in circa 8mila chilometri e oltre 500 tappe, dalle Alpi agli Appennini e alle isole maggiori. Il sito permette di scegliere singoli tratti attraverso mappe, dislivelli, difficoltà e tracce Gpx, un formato di file digitale a licenza aperta che serve a memorizzare e scambiare dati geografici. Lungo la penisola si può trovare qualsiasi tipo di itinerario, da quello per esordienti a quello per escursionisti esporti.

Nel sud-ovest della Sardegna, il Cammino minerario di Santa Barbara segue antichi percorsi dei minatori tra costa, aree interne e siti industriali dismessi: circa 500 chilometri in 30 tappe, affrontabili anche in periodi separati.

La Ciclovia Alpe Adria, nel tratto italiano da Tarvisio a Grado, riutilizza in parte vecchi sedimi ferroviari e collega valli alpine, i fiumi Fella e Tagliamento, pianura e laguna. Un esempio concreto di come una vecchia infrastruttura possa dare vita a una nuova mobilità sostenibile.

EuroVelo su scala europea

Su scala europea, EuroVelo riunisce 17 itinerari ciclabili per oltre 90mila chilometri, anche se, come chiarito dalla European Cyclists’ Federation, non tutti sono completati né su piste separate dal traffico.

In ambito EuroVelo, la possibilità di percorrere lunghi tratti senza usare mezzi propri dipende dalla manutenzione delle strade, dalla disponibilità di informazioni sempre aggiornate e dai collegamenti con il trasporto pubblico. Laddove esistenti e funzionati, questi ultimi consentono di dare spazio alla intermodalità (per esempio caricando la bici su un treno per poi ripartire sulle due ruote), che spesso rappresenta il modo più efficiente per coprire grandi distanze.

Regolamentazione dei sentieri: il codice CAI per la tutela del suolo

Camminare nella natura favorisce la transizione verso una mobilità sostenibile, a patto di rispettare precisi codici di autoregolamentazione per ridurre l’antropizzazione degli habitat fragili. Il CAI (Club Alpino Italiano) indica 6 regole fondamentali per minimizzare l’impronta ecologica sui sentieri:

  • Rispetto del tracciato ed evitamento delle scorciatoie: camminare fuori pista distrugge il manto erboso e compatta il suolo. La pioggia, non potendo più essere assorbita, scava solchi che causano l’erosione del suolo e il cedimento del fondo del sentiero;
  • Integrità geologica e biologica: divieto assoluto di raccogliere minerali, fossili o specie botaniche protette;
  • Tutela della fauna selvatica: ridurre l’inquinamento acustico per non disturbare o allontanare gli animali dai loro micro-habitat;
  • Prevenzione incendi: divieto di accensione fuochi liberi lungo le rotte boschive;
  • Gestione dei rifiuti e dei residui: obbligo di riportare a valle qualsiasi scarto, inclusi i rifiuti organici e i mozziconi di sigaretta, che alterano il ph del terreno;
  • Rispetto delle riserve integrali: divieto di accesso nelle aree a massima protezione biologica.

La segnaletica nei sentieri

Il sentiero, poi, è un’infrastruttura. Sul Sentiero Italia Cai la segnaletica rosso-bianco-rosso (simile alla bandiera della Polonia) è mantenuta dalle sezioni del Club alpino e dai volontari locali. Le tappe hanno difficoltà diverse, dalle turistiche (T) a quelle per escursionisti esperti (EE), quindi bisogna leggere la scheda tecnica o i carelli prima di partire. Lo stesso vale per le ciclovie (la stessa EuroVelo avverte che le condizioni dei suoi itinerari restano molto diverse, anche tra sezioni dello stesso percorso).

Bushby è tornato a casa con le sue gambe, ma non da solo: voli per organizzare le soste, barche d’appoggio nel Caspio, una squadra che lo ha seguito per 28 anni sono stati indispensabili. Il suo viaggio mostra quanto contino la logistica, le infrastrutture e la consapevolezza delle scelte. Lo stesso vale per chi sceglie un cammino o una ciclovia: l’impatto si decide nel tragitto per raggiungerlo, nella stagione scelta, nello stato dei tracciati e nel rispetto di suolo e fauna. A piedi non significa senza regole: significa assumersi la responsabilità di come si attraversa un luogo.

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