World Vegan Day, come procede il veganismo in Italia e nel mondo? 

Secondo dati Eurispes, nel 2026 il 3,2% degli italiani si dichiara vegano e il 5,3% vegetariano
1 Novembre 2026
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Piatto vegano canva
Piatto vegano (Canva)

È opinione diffusa che il veganismo sia una tendenza nata negli ultimi anni, ma in realtà le radici sono molto più profonde. Era il 1994 quando Louise Wallis, allora presidente della Vegan Society, istituì per il 1° novembre il World Vegan Day (o Giornata mondiale del veganismo) per celebrare il cinquantesimo anniversario dell’associazione e consolidare l’impegno per un’alimentazione senza carne, pesce, né altri cibi di origine animale. Il principio si estende anche ad altri settori produttivi, come l’abbigliamento e i cosmetici.

Da allora il veganismo ha fatto importanti passi avanti, anche se gli allevamenti intensivi continuano ad essere una delle principali fonti di emissioni inquinanti e sfruttamento del suolo, finendo in alcuni casi per generare malattie nell’organismo umano.  

Che cosa celebra il 1° novembre

La Vegan Society è stata fondata a Londra nel novembre 1944 da Donald Watson, Elsie Shrigley e un piccolo gruppo di attivisti (tra cui George e Fay Henderson), fuoriusciti dalla Vegetarian Society britannica. Gli stessi fondatori, quell’anno, coniarono il termine “vegan” per indicare una filosofia che esclude, per quanto possibile, lo sfruttamento e la crudeltà verso gli animali. In quest’ottica, il veganismo non è una semplice dieta, ma una scelta etica che riguarda anche abbigliamento e cosmetici.

Quanti italiani sono vegani?

Prima di passare ai numeri, è importante distinguere chi sceglie il veganismo per ragioni etiche da chi acquista un latte di avena o un burger vegetale senza escludere altri prodotti di origine animale. In pratica, chi acquista beni vegani non è necessariamente vegano.

Secondo dati Eurispes, nel 2026 il 3,2% degli italiani si dichiara vegano e il 5,3% vegetariano, per un totale dell’8,5% che non mangiano né carne né pesce. Un altro 4,9% afferma di esserlo stato in passato, mentre l’86,6% è onnivoro. Nel 2025, in Italia, le alternative vegetali a carne e latticini hanno raggiunto un mercato al dettaglio di circa 669 milioni di euro, con quantità vendute in aumento del 5,8% sul 2024.

Per analizzare i dati del mercato utilizzeremo i dati di Gfi Europe, un think tank senza scopo di lucro che promuove le proteine alternative con dati che comprendono le vendite al dettaglio di cinque categorie: alternative a carne, latte e bevande, formaggio, yogurt e panna. Restano fuori la ristorazione e il tofu, tempeh e seitan, conteggiati a parte. Nel 2025 il valore di questi prodotti è cresciuto del 4,5% e i volumi del 5,8% sul 2024. Rispetto al 2023 il valore è salito del 12,5% e i volumi del 12,7%. Crescono dunque anche le quantità, non soltanto il fatturato.

Nello specifico, le bevande vegetali valgono 341,7 milioni di euro e rappresentano l’8,5% del latte venduto in volume, anche se costano in media il 45% in più al litro. Le alternative alla carne pesano 233,9 milioni e il loro volume è salito del 4,1% nel 2025, in rallentamento rispetto al 16,3% del 2024. Tofu, tempeh e seitan valgono 40,1 milioni, con volumi in crescita del 23,9%, ma gli italiani comprano 4,3 volte più sostituti della carne che questi tre alimenti.

Un confronto con l’Europa e il resto del Mondo

In Europa, il quadro non è uniforme. Nel 2025 i volumi crescono del 6,2% in Germania (dove in estate si è innescata la crisi del tofu nei supermercati), il mercato più grande con 1,71 miliardi di euro, e del 6,6% in Spagna, mentre calano dell’1,3% nei Paesi Bassi e del 2,5% nel Regno Unito. Gfi avverte che i perimetri nazionali non sono identici per categorie e catene monitorate, quindi i totali non sono confrontabili tra Paesi. Nel Regno Unito, per esempio, mancano i discount, e questo potrebbe sovrastimare il calo.

Anche dentro un mercato in flessione le categorie si muovono in direzioni diverse. Nei Paesi Bassi le alternative alla carne perdono il 10,7% in volume, mentre tofu, tempeh e seitan guadagnano il 27,1%. Il calo di alcuni prodotti imitativi non coincide con il calo di tutti gli alimenti vegetali.

Nel mondo, secondo stime Euromonitor riportate da Gfi, le vendite al dettaglio di alternative a carne, pesce, latte, yogurt, gelati e formaggi hanno toccato 28,9 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 3% sul 2024. Le sole alternative a carne e pesce sono stimate in un valore di 6,6 miliardi di dollari. Questi dati sono relative alla vendita di prodotti sostitutivi, non una misura dell’intera alimentazione vegetale (legumi e cereali non vi sono compresi).

Che cosa cambia per l’ambiente

Per gli effetti ambientali il riferimento è uno studio pubblicato su Nature Food nel 2023, che ha collegato le diete di oltre 55mila adulti britannici a dati di valutazione del ciclo di vita degli alimenti. Più alimenti animali ci sono nella dieta, maggiori sono gli impatti su emissioni, uso del suolo, consumo d’acqua, eutrofizzazione e biodiversità. Chi mangia meno di 50 grammi di carne al giorno genera un impatto di almeno il 30% inferiore su emissioni, consumo del suolo ed eutrofizzazione.

Questo succede perché i ruminanti producono metano, i pascoli e i mangimi occupano terreno agricolo, e coltivare vegetali per produrre mangime per animali comporta una perdita di efficienza rispetto al consumo diretto.

Salute: conta ciò che sostituisce gli alimenti animali

Secondo un documento aggiornato nel 2024 dalla Società tedesca di nutrizione (Dge), una dieta vegana può favorire la salute nella popolazione generale se è equilibrata e pianificata, se si integra la vitamina B12 e se si coprono i nutrienti potenzialmente critici. Per bambini, adolescenti, gravidanza, allattamento e anziani il documento non può esprimersi né a favore né contro, per la scarsità di dati, e raccomanda una consulenza qualificata. Nei dati esaminati la dieta vegana risulta associata anche a minore densità ossea e a più fratture. Al tempo stesso, non mangiare carne può generare dei benefici, se la dieta resta bilanciata e controllata.

Uno studio randomizzato su Jama Network Open ha confrontato per otto settimane 22 coppie di gemelli identici adulti, assegnati a una dieta vegana o a una onnivora, entrambe “salutari”. Il gruppo vegano ha registrato una riduzione del colesterolo Ldl maggiore di 13,9 mg/dL, oltre a un calo dell’insulina a digiuno e del peso. Gli autori sottolineano che i fattori di rischio sono stati misurati nel breve periodo, su un campione piccolo e sano.

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